Marc Raabe.
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Chiave 17.
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Parte 2.
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Titolo originale: Schlssel 17.
Traduzione di: Angela Ricci.
2018. Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 20.
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Berlino, quartiere di Mitte, Luned 4 settembre 2017, Ore 23,31.
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La Mercedes di Tom attraversa la Sprea diretta a ovest. Sita ha preso un taxi. Accanto a Tom c' Nadja, che si tiene il pancione e osserva in silenzio il duomo di Berlino, con l'imponente cupola e le quattro torri.
Tu non sei della Chiesa evangelica, vero?, chiede lei.
Non sono di nessuna Chiesa, dice Tom. Non  del tutto vero. Sua madre era cattolica e l'ha fatto battezzare, anche se pi tardi del normale. Era gi un ragazzino, ricorda il vestito, l'acqua benedetta, lo Spirito Santo e tutto il resto. Poi per ha lasciato perdere. A volte invidia le persone che credono in Dio. Lui non ci riesce, e non solo perch lavora come investigatore della omicidi, ma anche perch non vuole credere a un Dio che ha lasciato sparire cos la sua sorellina.
Tom controlla lo specchietto retrovisore, ma le luci dei fari rendono troppo difficile capire se qualcuno li sta seguendo. Ha agganciato di nuovo la fondina,  strano tenerci dentro la Makarov, cos maneggevole.
Davanti al portone del duomo il nastro della polizia sventola agganciato a dei paletti provvisori. Gli agenti con la pettorina gialla mandano via i curiosi.
L'hai vista?, chiede Nadja a bassa voce. La madre di Karin, l dentro?
Hmm, brontola Tom. Le immagini del corpo martoriato di Brigitte Riss gli tornano alla mente. Si sposta sulla corsia di sinistra, superando un autobus turistico a due piani che offre un tour notturno di Berlino. All'interno balenano i flash degli smartphone. Dopo una leggera curva a destra, passando sullo Schlossbrcke attraversano l'ex viale di rappresentanza della ddr, Unter den Linden, e proseguono sul lato est della Porta di Brandeburgo. Non riesce a togliersi dalla testa le parole di Sita.
Ci sono delle vite in gioco. Non si tratta solo di Nadja, c' anche Karin. E chiss chi altro.
Compone per la terza volta il numero di Josh, ma di nuovo gli risponde la segreteria.
Ciao Josh, sono io, Tom. Visto che non mi rispondi e non mi richiami ti lascio un messaggio: fammi un favore e sparisci per un paio di giorni, finch le acque qui non si calmano o finch non scopriamo chi c' dietro. Fammi sapere se hai ricevuto il messaggio e se  tutto okay.
Tom riattacca e chiama di nuovo Anne sul cellulare.
Che c'?, dice lei.
Sei ancora a casa?
S, dove dovresti essere anche tu. Anche solo per seguire le raccomandazioni del medico.
Anne, adesso....
Lascia perdere, non voglio neanche sentirti. Sei da solo?
No.
C' quella con la giacca di pelle verde e le gambe lunghe?
La mia collega, s.
Finora pensavo di doverti dividere soltanto con qualche orrendo criminale.
Tom nota che Anne biascica un po', come se avesse bevuto, cosa che di norma non fa mai da sola.
Ti ho chiamata in un brutto momento?, chiede.
No, no.  gi incredibile il solo fatto che tu mi abbia chiamata. E due volte nella stessa serata....
Sei arrabbiata, lo so, sospira Tom.
Cosa vuoi allora?
Guarda di nuovo nella cassetta delle lettere, vedi se c' qualcosa.
Di nuovo? Ma chi verrebbe adesso a....
Fallo e basta, okay? Devo sapere. Resto in linea.
Anne sbuffa. Dio mio, ma cos' questa storia della cassetta delle lettere?.
I suoi passi suonano un po' incerti, di solito cammina pi spedita. Sembra proprio che abbia bevuto... o che abbia preso qualcosa? La sente aprire la porta dell'appartamento e uscire nel corridoio, i suoi passi adesso sono un'eco leggera. Tutto a un tratto si rende conto che c' un rumore che non ha sentito: il chiavistello della porta che si apre. La sera lo chiudono sempre, a meno che non abbiano visite.
Adesso sente la cassetta della posta che si apre.
Oh, dice Anne.
Oh cosa?
Aspetta. Si sente un fruscio. C' una busta.
No! Ti prego no! Il cuore di Tom comincia a martellare. Guarda cosa c' dentro.
S, s, lo sto facendo. Rumore di carta che viene strappata, poi di nuovo un fruscio.  una... oh mio Dio....
Anne! Che cos'?
Una festa in giardino!, esclama. La tua matrigna ci ha invitati a una festa in giardino.
Tom ha quasi le vertigini per il sollievo. Non  mai stato cos felice di ricevere posta da Gertrud.
Dio mio, mormora Anne. Ma quando  venuta a lasciarla? Dev'essere passata stasera... meno male che non l'ho incontrata. Per un attimo cala il silenzio. Dimmi un po', chiede Anne, finalmente rilassata, mi hai chiamata a mezzanotte meno un quarto per questo?
No, in realt, sospira Tom. Senti, devi lavorare nei prossimi giorni?
Ah, Tom, te l'ho gi detto. Hanno annullato la sessione di montaggio, devono posticipare l'intervista perci non c' il materiale a disposizione.
Ah! Bene, dice Tom. Senti, vorrei che partissi per un paio di giorni, magari fuori da Berlino.
Cosa? Dici sul serio?. Tutto a un tratto la sua voce si  fatta speranzosa. Vuoi portarmi da qualche parte?.
Tom si morde il labbro. No. Scusami, dovresti partire da sola. Via da Berlino,  la cosa pi importante.
Silenzio.
Dallo specchietto retrovisore Tom vede lampeggiare degli abbaglianti, cinque volte di seguito.
Tom?. Anne sembra tornata di colpo sobria. Che succede?
 solo per precauzione, niente di grave. Ha a che fare con il caso a cui sto lavorando. Non voglio assolutamente che tu sia coinvolta.
Anne tace per un momento. Tom sente i suoi passi, poi la porta dell'appartamento che si chiude. Niente chiavistello. Non  da sola. Anne?
Sei sicuro che sia necessario?
S.
E quando?
Il prima possibile.
La sente inspirare a fondo. Devo preoccuparmi per te?
No, ti prego.  che non voglio correre rischi, okay?
Tom,  una cosa da pazzi, io....
Fallo e basta. Per favore.
Anne emette un gemito. Vivere con te ....  tornata dentro adesso, forse  in salotto. Tom la immagina seduta accanto a un altro uomo e riflette su cosa accadr quando lui chiuder la telefonata. Chieder a lui se pu ospitarla? Vorrebbe chiederle se  da sola, ma non vuole sentire la sua risposta, che sia un s oppure un no, perch anche se fosse s non ci crederebbe.
Cosa preferirei, si chiede. Che lei rimanesse a casa e potenzialmente in pericolo, o che sparisse con lo sconosciuto che le disegna cuoricini sulle lettere, ma fosse al sicuro. Meglio al sicuro, anche se lo fa sentire come se quella freccia scarabocchiata sulla carta gli avesse perforato il cuore.
Tom?
C' un motivo se ti chiedo questo.
Lo so, dice Anne. Ma non rende le cose migliori. Ti mando un messaggio. Stai attento, okay?
Promesso, dice Tom. Sembra che lo ami ancora... ma lo sta tradendo? Ha la gola serrata, lo stomaco contratto. Cosa c' da stupirsi? Se l' andata a cercare. Il poliziotto che cerca la ragazzina. Ogni volta che ha un momento libero.
Buonanotte, dice Anne. Suona come un addio. Sta' attento quando guidi.
Anche tu, dice lui, poi riattacca.
Con il cuore pesante, stacca il cellulare, in modo che non sia possibile individuare la sua posizione. Quando lo schermo si spegne  come aver tagliato l'ultimo ponte con la terraferma.
Nadja si sforza di guardare dritta davanti a s. Tua moglie?, chiede.
Anne. Viviamo insieme.
Hai paura che arrivi una chiave anche a lei?
Immagino che ne arriver una a me e non voglio metterla in pericolo a causa mia.
Quindi secondo te tutti quelli che erano l allora ne riceveranno una?
Forse. Per cosa c'entra la madre di Karin? Credo che lei abbia avuto un ruolo importante, solo che non so ancora quale.
Finora sono soltanto le donne ad aver ricevuto la chiave, giusto?
Hmm, brontola Tom. Gli manca Sita, la sua intelligenza pronta, e si rende conto che nelle ultime ore non hanno quasi mai ragionato da poliziotti, con tesi e controtesi, sospetti e accuse. Guarda nervoso lo specchietto retrovisore ma non vede niente di strano, o almeno niente che sembri strano all'apparenza.
Si avvicinano al Sony Center di Potsdamer Platz, una specie di fortezza architettonica di vetro e acciaio, dentro la quale soffia sempre il vento. Tom parcheggia la macchina in una stradina secondaria e i due proseguono a piedi verso Marlene-Dietrich-Platz. Dal club che occupa il piano sotterraneo dell'ex teatro arriva una sorta di ronzio, sulla facciata di vetro campeggia il nome odessa, scritto in gigantesche lettere rosse luminose. Il pulsare sordo dei bassi si sente persino da fuori.
Dobbiamo andare l?, chiede Nadja.
Per tutta risposta Tom le apre la porta e lei sorride. Sei sempre stato un gentiluomo. La tua Anne - si chiama cos, giusto? -  molto fortunata.
Un tappeto rosso li guida fino alla scala che conduce al piano inferiore, qui svoltano a sinistra, superando la lunga fila di gente in attesa, accompagnati da sguardi curiosi e sopracciglia inarcate. Vedere una donna incinta qui  come trovare un pesce nel Sahara. Sopra le loro teste c' una rete a maglie larghe, oltre la quale si apre il foyer alto pi di trenta metri e le scale che portano alle sale del teatro.
Dall'ingresso del club emerge una luce violetta; accanto alla porta, vestiti di tutto punto, ci sono due buttafuori. Un terzo sta accompagnando all'uscita un tizio con la barba che protesta a gran voce. Uno degli addetti alla sicurezza ha adocchiato Tom e Nadja fin da quando hanno sceso i primi gradini e adesso gli si para davanti.
Tom deve praticamente gridare per sovrastare il rumore. Abbiamo appuntamento con Czech.
Il tizio aggrotta la fronte e dice qualcosa nella sua radiolina. Poco dopo compare Victor, l'uomo che ha portato la Makarov a Tom.
Rivolge loro un rapido cenno del capo e li squadra per un secondo con i suoi occhi penetranti. Si sofferma soprattutto su Nadja, poi indica la fondina di Tom, nascosta sotto la giacca, e senza dire una parola gli fa capire che vuole la pistola.
Tom scuote la testa.
I due uomini si fanno scuri in volto. Victor alza gli occhi al cielo, fa una breve telefonata e poi fa cenno a Tom di seguirlo. Dopo pochi passi la musica si fa assordante, i bassi pulsano nello stomaco. Nadja si porta istintivamente una mano al pancione, Tom le afferra l'altra e la trascina dietro di s.
Il club  enorme e pieno di gente. Lungo le pareti anticate corrono ringhiere bianche in stile Guggenheim, il soffitto alto quasi dieci metri ha una cornice di stucco ed  decorato con dipinti di angeli e nuvole bianche. C' anche una strobosfera che riflette la luce violetta sulla folla. Sotto un enorme schermo c' un dj che indossa un guanto speciale: da ciascun dito parte un laser blu cobalto che fende la pista immersa nei fumogeni.
Il gruppetto si sposta nel backstage, che  un caos di scale, corridoi e porte. L'aria  viziata, i vetri delle lampade sudici. Ancora una scaletta, poi una porta d'acciaio con uno spioncino. Victor bussa. La porta si apre e lui fa cenno a Nadja e a Tom di farsi avanti.
La stanza in cui entrano  qualcosa a met tra un ufficio e uno showroom. Alle pareti c' una tappezzeria barocca color rosso scuro, dal soffitto pendono due lampadari Jugendstil, e tra le lampade a parete sono appesi dei dipinti a olio che denotano una certa mancanza di gusto. All'estremit opposta della stanza c' un'imponente scrivania e una poltrona di velluto rosso.
Bene Schallenberg, che adesso si fa chiamare Benedikt Czech -  il cognome da ragazza di sua nonna - se ne sta appoggiato alla scrivania, a gambe incrociate. Ha la barba folta e i capelli biondo-rossicci legati in una coda. Sotto la giacca verde e lucida, che ha tutta l'aria di essere di seta, porta una maglietta nera. Ha il collo ricoperto di tatuaggi.
Non appena li vede spalanca le braccia: Coolio! Quanto ti ci  voluto, eh?
Se non mi avessi tormentato con le tue offerte di lavoro, magari sarei passato prima a trovarti, risponde Tom.
Bene si scosta dalla scrivania, le due croci d'argento appese alla catenella che porta al collo gli dondolano sul petto. La sua stretta di mano  salda e robusta. Avrei anche potuto prendermela per i tuoi continui rifiuti.
Ma come? Tu che sei cos cattolico? Il perdono  parte integrante del pacchetto.
Bene alza le spalle. Non si scherza con Dio. Solo la faccenda della confessione  una bella scocciatura. Sogghigna. Soprattutto per i preti. Poi guarda Nadja. E tu... wow! Sei sempre stata una bomba, ma adesso... cazzo!. I suoi occhi si posano sul pancione tondo.
Una volta guardavi altro di me. Nadja inarca con fare eloquente un sopracciglio e per un breve istante tutti e tre tornano a essere adolescenti, ciascuno con il suo ruolo. Ciao Bene.
Le donne incinte sono pazzesche, vero Tom?. Bene gli d una pacca sulla spalla. Che ve ne pare del mio club?
Questo posto  tuo?, chiede Nadja.
Questo e altri tre, ma non nello stesso quartiere. Tom non ti ha detto niente?
Avevo altre cose a cui penare, risponde lui brusco.
Bene annuisce e fa una smorfia. Ai margini della barba si intravedono tante piccole cicatrici, ricordi dell'acne adolescenziale. Victor? Lasciaci soli.
Certo.
Non appena la porta si chiude, il viso di Bene si incupisce. Allora, sedetevi e non preoccupatevi. Qui siete al sicuro. Che cazzo sta succedendo l fuori? Ha qualcosa a che fare con il nostro cadavere? Quello nel canale, dico. Quello con la chiave.
Hai controllato la posta oggi?
Dovrei?
Solo per essere sicuro.
Bene socchiude gli occhi e guarda Tom, poi va alla scrivania e prende una radiolina.
Victor? Controlla se c' qualcosa nella cassetta delle lettere. Mentre aspetta si appoggia di nuovo alla scrivania e torna a fissare Tom. Okay. Mi vuoi dire cosa potrei trovarci?
Solo se tieni il becco chiuso. Sono informazioni confidenziali.
Bene inclina il capo. Ti sembro un chiacchierone?
Quella trovata sul corpo di Brigitte Riss non  l'unica chiave con il numero diciassette che  spuntata fuori. Anche Karin ne aveva una e adesso  sparita.
Karin ne aveva una? Uguale a...?
Esattamente uguale. S.
Cazzo, quindi ne esiste pi di una?
A quanto pare.
Bene rimugina tra s e s. E poi l'assassino ha preso Karin, hai detto?
Ho detto solo che  sparita.
Be',  la stessa cosa no? A meno che l'assassino non sia proprio lei. Ma non ce la vedo una donna a fare una cosa del genere. Nemmeno Karin.
Tom annuisce. Ha la sensazione di non aver detto a Bene niente che non sapesse gi, soprattutto riguardo la scomparsa di Karin, su cui lui pare essersi gi fatto una sua idea. Per non sapeva che Karin avesse una di quelle chiavi, o almeno cos gli  sembrato. Tom ripensa al fallimento del silenzio stampa. Quante talpe ci sono nell'lka?
E come mai adesso sei qui con Nadja?, chiede Bene.
Anche lei ha trovato una chiave nella cassetta della posta.
Bene spalanca gli occhi, non riesce a mantenere la sua espressione impassibile. Questa  un'informazione che di sicuro non aveva. Cazzo, ringhia. Cazzo. Cazzo. Cazzo!. I suoi occhi si spostano frenetici da Nadja a Tom, e viceversa.
E tu e Josh?
Niente, per ora.
La radiolina si riaccende e la voce di Victor emerge dall'altoparlante. Nella posta non c' niente, capo. Di che si tratta?
Manda qualcuno a controllarle tutte. Anche a casa mia... chiedi a mia moglie. E negli altri club. Tutte le cassette delle lettere che ho. E se trovi qualcosa fammelo sapere. Poi sbatte la radiolina sulla scrivania.
Certo mi stupirebbe se chiunque ci sia dietro tutto questo osasse mettersi contro di me, ringhia. E si terr lontano anche da te. Bene indica Nadja. Te lo garantisco. Qui sei al sicuro, tesorino. Almeno quanto si pu esserlo a Berlino.
Grazie. Ci contavo, dice Tom.
Bene gli rivolge un sorrisetto e nei suoi occhi si insinua uno sguardo sornione. Immagino che tu abbia delle buone ragioni per essere venuto da me e non dai tuoi colleghi.
Tom gli restituisce il sorriso e dice quello che Bene vuole sentirsi dire. Quando le cose si fanno serie, so di chi posso fidarmi.
Hmm, mormora Bene.
Stanno pensando entrambi la stessa cosa. Le stesse immagini in due menti diverse, solo che ognuno le interpreta in maniera diversa.
C' altro che posso fare per aiutarti a prendere quello stronzo?.
Tom scuote la testa. Hai gi fatto abbastanza. Solo non far sapere a nessuno che siamo qui.
E quel Krger di cui mi avevi chiesto? C'entra qualcosa?
 un vicolo cieco. Dopo quello che  successo la pista degli estremisti di destra  chiusa. Tom esita un istante. Per Krger sapeva di Vi. Tu sai come mai?.
Bene alza gli occhi al cielo. Mezza citt lo sa, Tom. Non fai altro che correre in giro a fare domande.
Per nessuno sa dov' lei.
Hai fatto a botte con Krger?
Perch?.
Bene indica la tempia e la mascella di Tom. Mi sembrano recenti.
No, intendevo perch vuoi saperlo.
Bene fa spallucce.
Non ti azzardare a intervenire, dice Tom.  una faccenda che riguarda me.
Come vuoi.
Ah, un'altra cosa. Per caso avresti una sim card prepagata da prestarmi?
Una?. Bene sogghigna e apre un cassetto della scrivania. Mi stai prendendo per il culo?.

Capitolo 21.

Berlino, quartiere di Gropiusstadt, Marted 5 settembre 2017, Ore 1,19.

Sita Johanns rabbrividisce e si stringe la giacca intorno alle spalle. La tensione degli ultimi due giorni si  trasformata in una stanchezza di piombo. Vorrebbe quasi tornare nel taxi iper-riscaldato, guidato da un taciturno autista iracheno, da cui  appena scesa.
Il vento freddo soffia tutto intorno all'Ideal-Hochhaus di Gropius, il grattacielo di Neuklln alto quasi cento metri. All'inizio, negli anni Sessanta, l'edificio era stato progettato per essere di soli cinque piani, ma a causa dei confini angusti, lo spazio per i cantieri a Berlino ovest si era ristretto, e quindi dagli anni Settanta l'edificio si levava nel cielo di Berlino come una sorta di risposta orgogliosa al muro, una fortezza in stile Bauhaus fatta di pannelli prefabbricati bianco sporco. Il citofono invece  color argento scintillante ed  pi grosso della porta d'ingresso.
Ci mette un po' di tempo a trovare il nome Joshua Bhm. Vive al ventunesimo piano.
Spera di sbrigarsela in fretta. Suonare, buttare gi dal letto il signor Bhm, comprensibilmente di malumore, e spiegargli che potrebbe essere in pericolo. Poi un'occhiata alla cassetta delle lettere e il consiglio di partire per un paio di giorni.
Ma nessuno risponde al citofono.  un brutto segno? O magari semplicemente Bhm non  in casa. Le torna in mente il biglietto da visita che ha dato a Tom. Sistema creditizio. Le banche aprono presto, quante possibilit ci sono che sia ancora fuori dopo mezzanotte, in un giorno feriale?
Prova a illuminare la cassetta delle lettere con lo smartphone, ma la fessura  curva e non si vede niente. Bhm non risponde al cellulare, n alla mail che lei gli ha scritto all'indirizzo della banca svizzera.
E il cellulare di Tom  irraggiungibile.
In pi lei ha bisogno urgente di un bagno e non se ne parla di accovacciarsi tra i cespugli. Queste sono le occasioni in cui le piacerebbe essere un uomo.
Sita si allontana di un paio di passi e osserva inquieta il parallelepipedo scuro. Come poco prima, nell'appartamento di Nadja Engels, riflette se sia il caso di chiamare Bruckmann. Probabilmente  l'unico che le darebbe retta senza fare troppe storie, e al contrario di Tom lei crede che un paio di agenti siano perfettamente in grado di proteggere Bhm. Ma informare Bruckmann vorrebbe dire contravvenire all'accordo che ha stretto con Tom. Silenzio fino a domattina. Ormai stamattina.
Guarda l'orologio. Quanto ancora deve aspettare prima di preoccuparsi?
Scorre i nomi sul citofono e al piano terra trova un K. Weiher, portiere. Senza rifletterci troppo, suona il campanello. Tre volte. A lungo. Tre minuti dopo la luce nell'atrio si accende e al di l del vetro compare il viso rosso di un uomo in accappatoio. Ma  pazza o cosa?, le grida senza aprire la porta. Ha visto che ore sono?
Mi scusi, lei  il signor Weiher?. Sita preme sul vetro il suo tesserino provvisorio dell'lka.  un'emergenza.
Il portiere si avvicina e socchiude gli occhi per leggere cosa c' scritto sul tesserino. Sotto i baffi e il labbro superiore scopre una fila di denti gialli. Che emergenza?
Sto cercando di contattare Joshua Bhm, sta al ventunesimo piano. Devo assicurarmi che stia bene.
Allora suoni a questo Bhm, non a me.
Non mi apre. Ha per caso una chiave universale?.
Weiher sbuffa. Questo potrebbe chiedermelo chiunque. Ha un mandato di perquisizione?
Non voglio perquisire casa sua. Il signor Bhm non  sospettato di nulla. Voglio solo assicurarmi che sia ancora vivo.
Weiher aggrotta la fronte. Che significa?
La prego. Devo solo dare un'occhiata nell'appartamento.
Non voglio far arrabbiare nessuno.
Se per caso l'hanno ammazzato, direi che qualcuno si arrabbier eccome.
Weiher apre il portone con aria rassegnata. Aspetti, vado a prendere la chiave.
Quando escono dall'ascensore al ventunesimo piano, le luci del corridoio si accendono. Una sfarfalla un po'.
Bhm.  al quindici, mormora Weiher precedendo Sita. Ai piedi ha delle malconce infradito da bagno, le dita dei piedi sporgono oltre l'orlo.
Ma che succede con questo Bhm...?
Non posso dirglielo.
S, vabb.... Weiher continua a camminare davanti a lei e si ferma di fronte alla porta di un appartamento con sopra il numero quindici.
Pu aprire?
E che succede se  tutto a posto? Se lo troviamo l dentro vivo e vegeto e se la prende con me?.
Sita si sforza di sorridere con tutto il suo fascino. Io giurer che la porta era socchiusa. Nessuno sapr che  stato lei ad aprirla.
E dice che qualcuno ci creder?. Weiher ha l'aria di uno alle prese con un brutto mal di denti. Mi faccia rivedere il suo tesserino.
Sita glielo porge di nuovo.
 autentico, s?.
Lei inarca un sopracciglio.
Chiedevo soltanto. Non toccher niente e non si porter via niente, giusto?
Le do la mia parola.
Weiher armeggia con la chiave intorno alla serratura e socchiude di nuovo gli occhi. Evidentemente ha dimenticato gli occhiali sul comodino. Il meccanismo si sblocca e la porta si apre di scatto. Weiher estrae la chiave, annuisce a Sita e torna di corsa all'ascensore.
Sita tira fuori un paio di guanti di lattice dalla tasca della giacca e se li infila. Nell'appartamento  buio pesto. Alle sue spalle, nel corridoio, sente il campanello dell'ascensore, poi il rumore delle porte che si aprono e si richiudono. Adesso  sola. La luce del corridoio illumina soltanto i primi metri dell'appartamento, uno stretto ingresso. Il resto  immerso nel buio.
C' nessuno? Signor Bhm?.
Silenzio.
Sente il cuore saltare un battito.
Signor Bhm?  in casa?.
Sita entra con passo esitante.
La sua corazza interna in questo momento le farebbe molto comodo. Volevi stare sul campo. Basta teoria, passiamo all'azione.
Si sente un leggero clic, e la luce nel corridoio si spegne. Di colpo  tutto buio, come se qualcuno le avesse infilato la testa in un sacco. Il cuore comincia a galoppare, i polmoni respirano contro la stoffa grezza, che in realt non c', ma che lei sente come se fosse reale, esattamente come allora. Il sacco. Il panico. Prende il cellulare con mani tremanti. La luce dello schermo pu essere una soluzione, per quanto minima. Attiva la funzione torcia e la lampadina al led proietta un cerchio di fredda luce fioca sul pavimento. Sulla parete di destra vede degli interruttori, ma non osa accendere la luce.
Signor Bhm?.
Che ci faccio qui? Magari ha solo fatto tardi.
Richiude piano la porta dell'appartamento - in caso passi qualcuno - e si guarda intorno nel minuscolo ingresso. A destra c' una porta. La apre e illumina con la torcia una vasca da bagno con la tendina per la doccia, un lavandino e un gabinetto.
La porta successiva  quella della cucina, una stanza quadrata, grande all'incirca come il bagno e senza finestre. A destra, sul soffitto, c' una presa d'aria dai bordi impolverati. Su un ripiano una fila di bottiglie di birra, una bottiglia vuota di vodka e un fondo di cachaa, un rum bianco di canna da zucchero.
Alla fine del corridoio c' la stanza da letto, che  anche uno studio, ed  l'unica con la finestra. Le persiane per sono abbassate. Il letto  vuoto e rifatto alla bell'e meglio. L'appartamento in generale lascia un'impressione molto fredda. Un televisore. Niente quadri. Niente vita. E soprattutto: niente Joshua Bhm.
Perch mai un dipendente di una grossa banca svizzera vive in un buco come questo? Divorzio costoso? Problemi finanziari? E che ci fa ancora in giro a quest'ora della notte?
Sulla scrivania c' un computer da due soldi, accanto dei giornali macchiati di caff. Sita apre il primo cassetto. Matite. Poi quello sotto: una perforatrice, un raccoglitore e una pistola.
Incredula, rimane a fissare l'arma.  una Sig Sauer p6. Non che lei sia un'esperta di armi da fuoco, ma questo modello lo conosce perch  quello standard in dotazione alla polizia. Anche Drexler ne aveva una cos. Il primo impulso di Sita  prendere la pistola, ma questo complicherebbe il lavoro ai colleghi della scientifica. Meglio tornare con dei testimoni e un mandato di perquisizione.
Fa comunque una foto all'arma nel cassetto, poi un paio di foto della stanza. Infine chiude il cassetto e sta per tornare alla porta, ma in quel momento la luce del cellulare si spegne.
La batteria.
Per favore, no!
Rimane immobile e respira profondamente nel buio, cercando di visualizzare il percorso per tornare in corridoio e la posizione degli interruttori. Devono essere vicino alla porta. Gli interruttori sono sempre in fondo ai corridoi, in corrispondenza delle porte. Con tre passi prudenti  sulla soglia della stanza, li trova e li accende. La luce del lampadario sul soffitto  particolarmente vivida e Sita riprende a respirare. La vescica si fa di nuovo sentire e lei riflette se usare il bagno, ma  un'idea che non le piace. Meglio filarsela. Si avvia verso l'uscita, ma prima chiude la porta del bagno, in modo da lasciare tutto come l'ha trovato. In quel momento sente dei passi nel corridoio e il tintinnio di un mazzo di chiavi.
Bhm.
Si precipita sugli interruttori accanto alla porta, ce ne sono tre. La luce nella stanza da letto si spegne, ma quelle del corridoio e del bagno si accendono. Prova freneticamente a premerli tutti. Acceso. Spento. Acceso. Finalmente tutto spento.
Sente le chiavi che vengono inserite nella serratura e scivola nel bagno nello stesso istante in cui la porta dell'appartamento si apre. Ha il cuore al galoppo. Intorno a lei  buio. Nero. Sente dei passi nel corridoio, qualcuno che si schiarisce la gola. Le chiavi che vengono infilate di nuovo nella serratura, questa volta dall'interno, e girate.
Dio! Fa' che almeno le lasci l!
Le luci si accendono, da sotto la porta filtra una lama di luce. E se Bhm deve andare al bagno? Volta le spalle alla porta e prova a distinguere le sagome: a destra il gabinetto, accanto il lavandino, di fronte a lei la vasca con la tenda della doccia. Riflette se nascondersi l dietro, ma si ricorda che la tenda  appesa ad anelli metallici. Se la tirasse, il tintinnio potrebbe tradirla, soprattutto in un appartamento come quello, in cui si sente tutto.
Dalla cucina, per l'appunto, arriva un tintinnio di vetro contro vetro. Forse delle bottiglie di birra prese dal frigorifero. L'acqua che scorre nel lavandino, Bhm che tossisce, sputa e chiude il rubinetto.
Passi. La sedia davanti alla scrivania che viene spostata. Un sospiro profondo.  come se riuscisse a vederlo, seduto al tavolo, con una bottiglia di birra in mano. La pistola nel cassetto, a portata di mano.
E lei  in trappola.
Il cellulare con la batteria scarica, la vescica che le sta per esplodere e il terrore per l'oscurit che la circonda.
Respira, Sita, respira.
Contro la paura. Contro l'oscurit. Contro l'unica cosa che vedi dentro quel sacco. Il ferro arroventato che ti ferisce la pelle.
Nelle narici ha sempre quell'odore.

Capitolo 22.

Berlino, club Odessa, Marted 5 settembre 2017, Ore 01,18.

Tom e Nadja seguono Victor. La musica del club risuona attutita nei corridoi. Alle pareti sono appesi dei cartelli con delle frecce rosse o con su scritto magazzino, backstage o anche palco. Un vero e proprio labirinto. L'incontro con Bene riecheggia ancora nei pensieri di Tom. Non riesce a togliersi dalla testa l'idea che il suo amico d'infanzia abbia anche altri agganci nel corpo di polizia. Ma non ha paura che Bene possa rivelare il loro nascondiglio, non dopo quello che hanno passato insieme.
Victor apre la porta di un montacarichi che li porta diversi piani pi in basso. Davanti alla porta che d su un corridoio trovano un uomo che indossa un completo. Sotto la giacca si intravede la fondina di una pistola.
La vostra stanza  l'ultima in fondo, dice Victor. Per qualsiasi cosa, in camera c' un telefono. Per parlare con me digitate cinque e poi zero. Victor porge a Tom la chiave di un stanza, agganciata a un portachiavi a forma di piccola palla da biliardo viola, con sopra il numero ventidue.
Il corridoio al di l della porta procede dritto, costellato da porte che danno l'idea di una specie di pollaio. Dall'interno delle stanze provengono suoni attutiti, e da una delle ultime porte a un certo punto emerge una donna con indosso solo le mutande e una vestaglia aperta. Dai lineamenti sembra dell'est e in mano ha una stampella a cui  appeso un abito marrone. Quando vede Tom fa ondeggiare appena un po' di pi i fianchi e quando gli passa accanto lascia dietro di s una scia di nicotina. Lui la segue con lo sguardo, che in verit  fisso sulla stoffa marrone dell'abito. In qualche modo gli sembra familiare. Quando passa davanti alla stanza da cui  uscita la donna rallenta, e passando spinge lievemente la porta. Per una frazione di secondo ha cos modo di guardare all'interno: un lettuccio con le lenzuola a righe, due gambe nude e l'accenno di un pene, una testa seminascosta da un asciugamano. L'uomo all'interno si sta asciugando i capelli, si ferma e guarda la porta.
Ma Tom e Nadja sono gi passati. Chiunque fosse per, quell'uomo ha guardato Tom con l'aria di uno che  stato sorpreso a fare qualcosa che nessuno deve sapere. Ma in fondo  cos per tutti i frequentatori di quel posto.
Ta-daaa, eccoci qua, dice Nadja. Se per caso  a disagio, riesce a nasconderlo benissimo. Quando accende la luce della stanza scoppia a ridere, perplessa. Le finestre sono decorate con stucchi veneziani e in mezzo c' un letto rotondo con una maestosa testiera, un affare pi grande di qualsiasi altro letto Tom abbia mai visto in vita sua. Sul soffitto  appeso uno specchio tondo, delle stesse dimensioni del materasso. C' anche una tenda bianca che si pu tirare tutto intorno al letto.
 cos sbilenca che non mi azzardo a toccarla, ride Nadja scuotendo la testa. Noi due qui? Sei sicuro di voler restare?
Solo se ci danno anche delle manette, risponde Tom.
Sarebbero per me?, chiede Nadja. Cos sarai al sicuro dalla pericolosissima donna incinta?. Mostra i denti e ringhia.
Guarda un po',  tornata la vecchia Naddi, sorride Tom.
Nadja si siede sull'orlo del letto e sospira. Gi, nel bel mezzo di una gravidanza e di questa follia delle chiavi. Si toglie le scarpe e si massaggia i piedi. Il materasso sotto di lei gorgoglia e lei lo tasta qua e l.
Santo cielo, ci mancava solo questa, ridacchia.  un materasso ad acqua.
Tom  contento di quel piccolo momento di assurdit, che  in realt un brandello di normalit in mezzo a quelle circostanze eccezionali. Sente la stanchezza abbattersi su di lui, il letto  morbido e tentatore.
Non succeder niente, dice indicando il materasso.
Nadja aggrotta la fronte. Con chi stai parlando?.
Proprio la vecchia Nadja, pensa Tom. Scusa, non farci caso.
Se pu confortarti:  ovvio che non succeder niente.
Un quarto d'ora pi tardi sono seduti l'uno accanto all'altra sul letto a mangiare dei panini e a dividersi una lattina di birra, tutto portato da Victor. Quando si sdraiano per dormire, rimangono ciascuno nella propria met. Tom ha la pistola a portata di mano, accanto c' il cellulare con il nuovo numero. La porta del bagno rimane aperta e lascia filtrare un filo di luce nella stanza altrimenti totalmente buia.
Tom  sdraiato sulla schiena e fissa lo specchio sul soffitto. Sente il fruscio di una presa d'aria. Il riscaldamento  acceso e a quanto pare non viene regolato di notte. Perch mai, del resto? Nadja si  allontanata da lui, dorme con solo la biancheria intima addosso, perch il suo vestito verde le tiene troppo caldo. Lui non riesce a dormire,  ancora sotto l'effetto delle pillole. Gli ultimi due giorni sono stati un delirio che l'ha prima scosso, poi divorato e infine risputato.
Guarda l'orologio. Ancora sei ore.
Domani alle otto far esplodere la bomba e a quel punto non potr pi tornare indietro. Ma tanto non poteva comunque farlo. Ha commesso troppi errori, si  preso troppe libert.
La coperta di Nadja scivola leggermente su di lei e le scopre il pancione. Tom non riesce a evitare di guardare. Pensa ad Anne, che vorrebbe anche lei essere incinta da un bel pezzo e d la colpa a lui se non succede, perch tutta la sua vita ruota intorno al lavoro. Il poliziotto che cerca la ragazzina. Avrebbe voglia di posare la mano sul pancione di Nadja, gli sembra che non ci sia niente di pi bello, o di pi giusto. Cosa sarebbe successo se non avessero mai trovato quel cadavere nel fiume, se quella chiave non fosse mai esistita? Se lui e Nadja fossero rimasti insieme, se quel bambino fosse stato il suo?
Nadja fa un respiro profondo e si volta sulla schiena.
Non riesci a dormire, vero?
Neanche tu?
Qui si muove tutto.
Anche Anne si lamenta sempre per lo stesso motivo.
Per un attimo cala il silenzio. Tom?
Hmm?
Grazie.
I loro sguardi si incrociano nello specchio appeso al soffitto. Continua a tornarmi in mente quell'orribile foto che ho visto su internet, quella del duomo.
Anche a me, pi o meno, dice Tom.
Ho una paura folle, sussurra Nadja.
Poi si fa pi vicina. Il letto si muove tutto mentre lei si infila sotto la sua coperta. Tom l'abbraccia.
Ma non succeder nulla, le ricorda Tom sottovoce.
Nulla, dice lei.
Ma le sue dita vagano sotto la maglietta di lui, gli sfiorano il torace. Tutta la giornata appena trascorsa sparisce e Tom ha la pelle d'oca. Nadja gli sfiora il collo con le labbra, nel suo respiro sente l'ombra della birra e del panino di poco prima, le sue ciglia gli solleticano la guancia.  sbagliato,  tutto sbagliato, proprio come allora, quando non sono andati subito alla polizia. Sbagliato come dare la chiave a Vi, l'ennesimo errore in una lunga serie di decisioni sbagliate...
Tom ferma la mano di Nadja. E tuo...?
Non chiedere.
 questo ci che voleva sentire? Non rende quello che stanno facendo pi giusto, ma abbatte le ultime barriere.
 di nuovo con lei nella foresta, il sole risplende tra le foglie, la mano di Nadja scivola sotto l'elastico delle sue mutande, ai suoi piedi c' la chiave. La sente di nuovo sussurrare: Toccami. E ricorda ancora bene cosa ha provato, quanto bruciava dentro.
Lei si  fatta pi morbida, i suoi baci pi pieni, la sua forza di attrazione pi potente.  cos piena di futuro, cos viva, cos diversa da tutti i morti che lo accompagnano costantemente.
Perch non ha mai provato niente del genere con Anne?
Non  giusto. E tuttavia lui  qui e desidera quel che desidera.
Domani  un altro giorno, vorrebbe dire.
E invece dice: Dormiamo, Nadja.

Capitolo 23.

Berlino, quartiere di Gropiusstadt, Marted 5 settembre 2017, Ore 3,30.

Nelle orecchie di Joshua Bhm risuonano le campane del Big Ben. Sbatte le palpebre e riemerge da un sonno profondo. Cerca a tentoni lo smartphone sul comodino.  buio pesto, ha lasciato le persiane completamente abbassate. Anche se abita a un piano cos alto, sente il bisogno di non essere visto da nulla e da nessuno.
Finalmente riesce a prendere il cellulare e preme il pulsante che silenzia il Big Ben. Le tre e mezza? Oh no, no! Ma che  successo? Posa il telefono di nuovo sul comodino e si strofina gli occhi. La testa gli pulsa, in bocca ha ancora il sapore di vodka e birra. Fa caldo, si toglie la maglietta e la lancia verso una sedia.
Ma non aveva messo la sveglia alle nove e mezza?
Maledizione. Si  preso qualche giorno di ferie per smaltire lo stress, e non riesce nemmeno a puntare la sveglia all'ora giusta.
Fa ricadere la testa sul cuscino, prova a richiudere gli occhi. Pensa a Karin e sente una fitta dolorosa nel petto. Gli viene in mente anche Tom, e cerca di reprimere il pi possibile quel pensiero. Reprimere  una cosa che gli riesce bene. Nella sua mente spunta fuori anche quella Johanns. Meglio. Molto meglio. Sita. Che fisico, che sguardo duro. E allo stesso tempo cos esile e vulnerabile. Con una mano si tocca il membro, eccitato dal ricordo della poliziotta. Tipico di Tom accompagnarsi a donne incredibili senza neanche averle cercate. Joshua lo odia per questo. E anche perch quella volta l'ha ripescato dal canale, davanti agli occhi di Nadja.
Investigatore.
Non c' da stupirsi, in realt, dopo quello che  successo a Viola.
La cosa pi importante per  che non si  accorto di niente. Se c' una cosa che proprio non gli serve,  Tom che ficca il naso nella sua vita. O sentirsi dire frasi come: Non devi parlarne a nessuno.
Certo che non parler con nessuno. Meno che mai con Tom. Se sapesse cosa c' nel suo cassetto sarebbe tutta un'altra musica.
Cassetto.
Reprimere.
Reprimere.
Reprimere.
Sbadiglia. Le tre e mezza. Ma come ha fatto? Sta perdendo il controllo?  colpa dell'alcol? Ma se riesce persino a guidare anche da ubriaco fradicio. Magari ha solo letto male l'ora.
Si volta di nuovo su un fianco brontolando e riprende il cellulare. Lo schermo si illumina. Le tre e mezza circa. Non si era sbagliato.
Forse qualcuno gli ha fatto uno scherzo.
Cerca di non pensarci.
Cos come cerca di non pensare a ieri o a oggi. Adesso  in un limbo, un frattempo, e gli va bene cos. Sarebbe bello essere altrove, non importa dove, ma visto che ormai  sveglio deve pur pensare a qualcosa, perci si concede di pensare alla Johanns. A quello che farebbe con lei.
Si lascia sfuggire un gemito e infila la mano sotto il materasso.
Si mette una graffetta sulla lingua e altre due sui capezzoli. Un dolore infernale. Punizione e premio insieme.
Scende dal letto, brucia di desiderio. Le graffette dondolano mentre cammina verso il bagno. Lascia la luce spenta. Uno stimolo in meno. E gli altri che aumentano d'intensit. Tra poco vorr di nuovo sua moglie, ma in questo frattempo sarebbe felice se lei non tornasse mai pi. In questo frattempo la odia. In questo frattempo c' solo rabbia.
Chiude la porta del bagno.
Sente un fruscio provenire dalla tenda verde della vasca, quella che gli si appiccica sempre alle ginocchia. Dev'essere la corrente della presa d'aria.
Solo la corrente.
Ondeggia leggermente sui piedi nudi.
E va incontro al fuoco.

Capitolo 24.

Sede dell'lka1, Berlino, quartiere del Tiergarten, Marted 5 settembre 2017, Ore 7,53.

 dalle sette e mezza che Sita Johanns  seduta sulla sua sedia nella sala riunioni, il cantiere, e aspetta i colleghi, soprattutto Tom. Nel frattempo fissa la parete di vetro, il suo riflesso trasparente le restituisce lo sguardo. I capelli lunghi e scuri nascondono la cicatrice. La dottoressa Johanns  tornata. Non come ieri sera.
Aveva davvero pensato di averla superata. Di aver superato quello che le  successo quando aveva sedici anni. Di aver superato da un pezzo la condizione di vittima. Ma nell'istante in cui Bhm ha chiuso dall'interno la porta dell'appartamento  ritornato tutto quanto. Vent'anni cancellati in un secondo. Non vuole neanche ripensare a come ha fatto a sopportare la notte dentro quel bagno, a come finalmente  riuscita a scappare da quell'appartamento.
Il tempo che ha trascorso l le  sembrato un'eternit. Avrebbe potuto giurare che ci fosse anche qualcun altro insieme a lei, appostato nel buio, ma erano solo i fantasmi nella sua testa.
Quanto tempo  passato, un'ora? Due? A un certo punto le  parso di sentire Bhm russare. Ha aperto prima la porta del bagno, poi quella dell'appartamento. Che sollievo quando ha sentito la forma delle chiavi sotto le dita.
Grazie al cielo le ha lasciate nella toppa.
I ricordi di cui  certa ricominciano dal momento in cui si  ritrovata a contare i piani in ascensore. Piano terra. Sollievo. E poi fuori, finalmente. La pioggia ha avuto lo stesso effetto dell'acqua fredda che ci si spruzza in faccia la mattina presto per lavare via la notte. Non ha chiamato un taxi, prima doveva riprendersi. Una donna sola, di notte, a Gropiusstadt. Per strada ha incontrato due tizi, ma entrambi l'hanno evitata. Doveva avere un aspetto che incuteva timore.
Adesso  seduta qui, al sicuro all'lka1, mentre i membri della squadra speciale che segue il caso del duomo arrivano alla spicciolata. La plastica ammucchiata non c' pi, l'odore di nuovo invece  rimasto, cos come il suo ruolo di esterna. Gli ex colleghi evitano le sedie vicino alla sua, ma la salutano pi o meno cordialmente. Almeno questo.
Peer Grauwein, Brne e Beier, Lutz Frohloff della scientifica, Berti Pfeiffer, il dandy dell'mk4. Sono tutti evidentemente sotto pressione. La conferenza stampa di domenica scorsa  stata ritrasmessa dozzine di volte in tutti i telegiornali e diversi programmi televisivi hanno dedicato una puntata speciale al caso. L'accenno di Morten agli ambienti di estrema destra ha scatenato la caccia al possibile movente, quella sera  in programma una manifestazione davanti al duomo: Luci contro l'estremismo, per la quale sono attese cinquemila persone.  di certo una congiuntura favorevole per gli esperti dei partiti e dei gruppi terroristici di destra, che hanno cominciato a fare congetture anche sul numero inciso sulla chiave. Il diciassette  stato interpretato principalmente come numero portasfortuna italiano, con il significato di sei morto, ed  stato messo in relazione con l'impegno di Brigitte Riss in favore dei rifugiati e quindi con la crisi dei migranti nel Mediterraneo. La stampa scandalistica ha tirato fuori di nuovo la storia dell'amante e la foto del cadavere di Brigitte Riss continua a imperversare su tutte le piattaforme internet. Il tentativo di cancellarla  clamorosamente fallito.
Ieri il ministro dell'Interno non ha perso occasione per parlare davanti alle telecamere e annunciare che si sta lavorando con ogni mezzo per assicurare alla giustizia il colpevole, o i colpevoli, il che ha reso la pressione dei giornalisti sul procuratore Dudikov e su Bruckmann ancora pi insostenibile. Ci manca solo che venga direttamente il ministro a far loro domande scomode.
Sita guarda la porta. Tra un paio di minuti comincer la riunione e lei aveva sperato di potersi accordare con Tom prima. Ma accordarsi con Tom  una contraddizione in termini. Per il momento non  arrivato e il suo cellulare risulta ancora irraggiungibile.
 strano perch in realt Tom  una di quelle persone che inducono naturalmente a fidarsi, quasi senza bisogno di parlare, come per istinto. Per questo anche lei finora non ha voluto tirare troppo la corda, nonostante tutti i suoi intrighi e i suoi segreti. Ma appena si  ritrovata sola, la notte scorsa, ha cominciato a chiedersi se davvero lui avrebbe mantenuto la sua promessa. Basterebbe una parola sbagliata da parte sua ai colleghi, e anche lei finirebbe nei guai. Nel frattempo lei non sa pi con chi prendersela veramente, se con Tom o con se stessa.
Buongiorno. Tutto okay?.
Sita alza lo sguardo. Accanto a lei c' Nicole Weihertal, con le guance tutte rosse. Probabilmente  arrivata come il giorno prima in bicicletta. Nicole si toglie la giacca e sorride, anche se trasuda incertezza da tutti i pori. Non c' da stupirsi. Morten di certo non le rende la vita facile.  libera, vero?.
Sita annuisce. Buongiorno. S certo. Una risposta che vale per entrambe le domande, e quindi  anche la prima bugia di quella giornata.
Nicole si siede accanto a Sita, sulla sedia pi lontana dal posto di Morten. Sotto gli occhi marroni ha delle ombre scure. Ieri  andata in giro con Berti Pfeiffer a interrogare i vicini di Brigitte Riss, poi di nuovo la famiglia dell'organista e infine la moglie del tipo con cui la Riss ha avuto una relazione.
Joseph Morten, con indosso il suo inconfondibile abito marrone, e Tom Babylon, arrivano insieme. Si sono gi parlati per caso? Tom evita il suo sguardo, ma si siede sulla sedia rimasta libera accanto a lei. Non ha pi il cerotto sulla tempia, solo una crosta fresca con un ematoma intorno. Le sue occhiaie sono pi scure di quelle di Nicole Weihertal e persino delle sue, il che le pare impossibile dopo la nottata che ha passato. Sembra comunque molto concentrato, ma probabilmente questo  da imputare alle pillole che sta continuando a prendere.
Cominciamo, dice Morten battendo le nocche sul tavolo.
Il collega Babylon, continua indicando Tom con un'espressione irritata, mi ha appena detto che si ritira dall'indagine per ragioni personali.
Intorno al tavolo si diffonde un mormorio.
Grauwein guarda Tom sorpreso, quasi spaventato.
Sita fissa Morten con aria perplessa. Pensava che sarebbe stato contento di togliersi Tom dai piedi, invece sembra esattamente il contrario.
Tom, vuoi aggiungere qualcosa?.
Tom si schiarisce la gola e guarda tutti i presenti. A dir la verit, lo faccio a malincuore. Prima di tutto perch mi sembra di piantarvi in asso, poi perch ho un interesse personale in questo caso. Ed  proprio questo il motivo per cui non posso continuare le indagini, non riesco pi a essere obiettivo. Come forse alcuni di voi sapranno, conoscevo la prima vittima, Brigitte Riss, anche se non molto bene. Ma ancora pi grave  il fatto che per anni sono stato molto amico di Karin Riss, che come tutti sappiamo  scomparsa. Facevamo entrambi parte di un gruppo, insieme ad altre tre persone: Nadja Engels, Joshua Bhm e Benedikt Schallenberg.
Nella sala riunioni  calato il silenzio.
All'epoca eravamo ancora piccoli, degli adolescenti. Nell'estate del 1998, il 10 luglio, trovammo per caso un cadavere nel canale di Teltow, con accanto una chiave con il numero diciassette, proprio come quella rinvenuta al collo di Brigitte Riss. La notte tra il 10 e l'11 luglio mia sorella minore Viola spar con quella chiave. Un paio di settimane dopo la ritrovarono morta, nel canale di Teltow. Senza la chiave. Dissero che era annegata. Aveva... dieci anni.
Tom si interrompe, tiene le mani davanti a s, sul tavolo, una sopra all'altra come per sostenersi. Peer Grauwein lo sta fissando a bocca aperta, tra le dita ha una bustina di Fisherman's Friend che stava per aprire. Perch non ci hai detto niente?
Perch non volevo essere escluso dalle indagini. Speravo di riuscire finalmente a sapere cosa era successo a mia sorella.
Che idea di merda, mormora Pfeiffer nel silenzio generale. Lutz Frohloff gli d una gomitata nel fianco. Nessuno dice niente, tutti sembrano pensare la stessa cosa.
Hai ragione, dice Tom mortificato.
E che ne  stato del cadavere che avevate trovato?, chiede Frohloff. Il caso  stato risolto?
La polizia non  riuscita a ritrovarlo.
Certo, sar stato portato via dalla corrente. Ma avranno cercato anche pi gi lungo il canale?
S. Il corpo per era avvolto in una rete per conigli e appesantito con delle pietre.  impossibile che la corrente l'abbia trascinato via, ed era in acqua gi da un bel po'. Qualcuno deve averlo rimosso.
All'epoca chi sapeva della scoperta?, chiede Grauwein.
Solo noi cinque, dice Tom. E mia sorella Viola.
Hai raccontato a tua sorella minore che avevate trovato un cadavere nel canale?, chiede Brne incredulo.
Pensavo che non avrebbe capito, risponde Tom a bassa voce.
Evidentemente qualcuno di voi deve averne parlato ad altri prima che decideste di informare la polizia, conclude Frohloff.
Nessuno ha detto nulla, afferma Tom.
Morten inarca le sopracciglia, ma non dice niente.
Credetemi, mi ci sono spaccato la testa, ho tempestato di domande tutte le persone coinvolte. Nessuno ha detto nulla. Forse qualcuno ci ha visti. O forse  stata Viola a raccontarlo a qualcuno.
E le indagini successive cosa hanno appurato?, insiste Frohloff.
Morten si schiarisce la gola. Non ci sono state altre indagini. Pensarono prima a una ragazzata, e poi, dopo la scomparsa di Viola Babylon, a una bugia dettata dai rimorsi di coscienza. L'accesso al ponte dove i ragazzi andavano a giocare in realt era vietato. Inoltre andavano l a sparare di nascosto con un fucile ad aria compressa. Si ipotizz che Viola fosse semplicemente caduta dal ponte e annegata. Alza le mani. Ma sto correndo troppo. I verbali di allora sono disponibili, li faccio scannerizzare e ve li mando. A mezzogiorno saranno pronti.
Da non credere, brontola Brne.
C' dell'altro, dice Morten, posando un contenitore di plastica sul tavolo e spingendolo in mezzo con un dito. Sita guarda stupita la chiave all'interno.
 quella del duomo?, chiede Grauwein.
No, risponde Morten. L'abbiamo trovata a casa di Karin Riss.
Brne inarca un sopracciglio.
L'abbiamo chi?, chiede Frohloff.
Noi, dice Morten a denti stretti. Per ora vi basti questo. Poi tira fuori un'altra bustina trasparente e posa anche quella sul tavolo. Quest'altra chiave invece  stata spedita a Nadja Engels. Anche lei all'epoca faceva parte del gruppo di Tom. L'ha trovata nella cassetta delle lettere. Anche lei  scomparsa.
Cala un silenzio di tomba.
Sita non riesce a capire come mai proprio Jo Morten stia coprendo Tom. Che sta succedendo?
 un seriale, dice Pfeiffer a bassa voce.
S, forse, conferma Morten. Anche se per il momento nessuna delle due donne  stata ritrovata morta. Nel caso di Nadja Engels poi  possibile che si sia spaventata quando ha ricevuto la chiave e si sia nascosta.
Non mi stupirebbe, concorda Nicole Weihertal.
All'improvviso tutti cominciano a parlarsi sopra. Morten sbatte le nocche sul tavolo. Da adesso in poi abbiamo una nuova ipotesi: una possibile serie di omicidi legata al ritrovamento di un cadavere nel canale di Teltow nel 1998. I membri del vecchio gruppo di amici di Tom sono tutti potenziali obiettivi....
Ma perch Brigitte Riss?, chiede Pfeiffer.
Ottima domanda, risponde Morten senza proseguire il discorso. Lutz, tu e la tua squadra vi occuperete delle persone coinvolte. Tom ti dar una lista. Scopri prima gli indirizzi e poi tutto quello che c' da sapere su di loro. Non appena sappiamo dove si trovano li andiamo a prendere per sentirli qui da noi. A tutto il resto, compreso ci che riguarda la loro protezione, penseremo poi.
Bene, Frohloff annuisce guardando Tom.
La lista te l'ho appena mandata, dice lui. Frohloff comincia a digitare sul cellulare.
Tom, ripete Morten. Da questo momento in poi sei fuori, sei soltanto un testimone. Aspettaci di l, dobbiamo farti qualche altra domanda.
Tom sembra voler dire qualcos'altro, poi per ci riflette meglio e saluta gli altri con un cenno del capo.
Ehm... fuori significa fuori dal caso o fuori in generale?, chiede Frohloff.
Non sono sospeso. Ma ho chiesto dei giorni di ferie, dice Tom. Per la faccenda della collega uccisa. Vanessa.
Ferie?, pensa Sita. Impossibile.  ammirata da come Tom  riuscito a sistemare le cose. Ufficialmente  fuori dal caso, ma di fatto pu continuare a indagare se lo ritiene necessario. Quello che non capisce  cosa abbia promesso a Morten in cambio.
A proposito, l'altro collega?, chiede Tom.
Non ci sono novit, dice Morten bruscamente. Drexler  ancora in coma.
Ancora, pensa Sita. La ferita che il collega ha riportato alla testa risale ormai a un giorno e mezzo fa. Il tono brusco con cui Morten ha risposto alla domanda di Tom le  parso un po' strano. In fondo  stato lui a trovare Drexler e ad assistere alla morte della collega.
Non  il caso di predisporre una scorta per Tom?, chiede Grauwein.
So badare a me stesso.
Anche senza pistola?.
Touch, pensa Sita.
Ora ci pensiamo, taglia corto Morten indicando la porta. Tom? Puoi accomodarti?.
Tom si richiude la porta alle spalle e per un momento cala il silenzio.  come se tutti dovessero riprendere fiato prima di rimettersi al lavoro.
Sita si schiarisce la gola. Anche io ho delle novit.
Gli occhi di tutti si fissano su di lei.
So da fonte attendibile che Joshua Bhm ha una pistola nel cassetto della scrivania. Una Sig Sauer p6.
Di nuovo silenzio.  come se ci fosse solo lei nella stanza.
Morten le lancia un'occhiata penetrante. Che vuol dire fonte attendibile? Chi sarebbe?
Non posso dirvelo.
Come sarebbe a dire? Non sei una giornalista, n un prete che ha ricevuto una confessione.
No, ma il motivo  molto simile. Sono una psicologa e se un cliente mi rivela qualcosa sono vincolata al segreto professionale, spiega Sita, sperando di cavarsela cos.
Ma sei anche parte di una squadra investigativa, maledizione, sbotta Morten.
Per questo vi ho riferito l'informazione. Solo che non posso rivelarvi da chi l'ho avuta.
Morten le lancia uno sguardo ostile e si volta verso Frohloff. Controlla se questo Bhm ha il porto d'armi e se per caso ha una p6 registrata a suo nome. E manda due colleghi a sondare il terreno... senza fare niente per! E chiama anche qualcuno dei reparti speciali. Poi torna a guardare Sita. Prega che non sia un buco nell'acqua e che la tua fonte attendibile non ci abbia rifilato un bidone.
Sita reprime la rabbia che le ha suscitato l'atteggiamento aggressivo di Morten. Niente buchi nell'acqua. E niente bidone, almeno non da me.
Lo vedremo, brontola Morten. Continuiamo, adesso. Peer?.
Peer Grauwein annuisce e accende il proiettore. Dunque... Partiamo dalla ricostruzione dei fatti. L'omicidio di Brigitte Riss. Abbiamo fatto qualche passo avanti rispetto a ieri e direi che per il momento  meglio concentrarci su di lei. Poi passeremo anche a Bernhard Winkler, ma adesso  meno utile dal punto di vista delle informazioni. Continuiamo a ritenere probabile che si sia semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il laser rosso disegna un cerchio al centro di un'immagine che mostra l'interno del duomo, fotografato dall'alto. Brigitte Riss era appesa qui sopra, come dimostrano le secrezioni di liquidi e di sangue. Siamo abbastanza sicuri che l'omicidio non sia avvenuto qui. Anche solo il modo in cui  stata uccisa lo rende piuttosto improbabile. Infilare un.... Si schiarisce la gola, mette le mani in tasca e tira fuori una confezione sgualcita di caramelle. Scusate. Per infilare un bastone o un palo cos a fondo nel corpo di una persona c' bisogno di qualcosa che sostenga la schiena o la pancia mentre la vittima ha le gambe piegate ad angolo retto. Avrebbe potuto usare l'altare, ma non ci sono tracce a sostegno di questa ipotesi. Inoltre abbiamo trovato sul corpo dei micro-residui di plastica azzurra, probabilmente un telo. E le tracce rinvenute sul pavimento lo confermano. L'assassino deve aver trascinato Brigitte Riss qui, sopra o all'interno del telo. Grauwein mostra l'immagine successiva, una pianta del duomo con una traccia grigia che lui segue con la penna laser.
Era ancora viva?, chiede Morten.
 possibile, risponde Grauwein. Il medico legale colloca la morte intorno alle sei e dieci, con un'approssimazione di dieci minuti circa. Se seguiamo le tracce del trascinamento arriviamo qui.
La cripta degli Hohenzollern?, chiede Sita perplessa.
Chapeau madame, difficile riconoscerla dalla pianta, commenta Grauwein. All'interno ci sono quasi cento tombe, racchiuse in un'enorme volta proprio sotto al duomo. Il nostro assassino  andato a cercare quella pi vicino all'ingresso, il numero tre nell'immagine. Un sarcofago di pietra pesantissimo, quadrato, con il coperchio piatto. xvi secolo, dentro c' il principe elettore Johann Georg del Brandeburgo. Sul ventre e sul petto della vittima abbiamo trovato dei frammenti di pietra, che per tipo e composizione coincidono con il materiale di questa tomba. Non ci sono invece finora tracce riconducibili all'assassino.
Perch  andato l sotto?, chiede Berti Pfeiffer. Non ha senso. Poi ha dovuto riportare il corpo di sopra.
Non l'ha portato, precisa Grauwein, l'ha trascinato a piedi in avanti, probabilmente dentro il telo. Questo spiegherebbe anche gli ematomi sulla schiena della vittima, che secondo il rapporto del medico legale indicano che in quel momento era ancora viva.
Nella sala riunioni cala un silenzio angosciato. Hanno tutti in mente la stessa immagine e sanno che li perseguiter per giorni, se non per settimane.
S, ma comunque non capisco, insiste Pfeiffer. Perch  andato fin l sotto?
Il fatto che abbia scelto il sarcofago pi vicino all'ingresso ci dice che non gli interessava quello in particolare, ragiona Sita. Era solo un mezzo per un fine. Io credo che volesse rimanere solo, veramente solo con la vittima. Come se fosse....
Parliamo sempre di un lui, si inserisce Frohloff. Partiamo da questo presupposto?
S, conferma Morten.
Soprattutto, dice Pfeiffer, se questo Joshua Bhm ha davvero l'arma di Drexler nel cassetto della scrivania.
Non saltiamo a conclusioni affrettate, lo redarguisce Morten. Solo perch faceva parte del gruppo che ha trovato la chiave, e tiene un'arma in casa, non dobbiamo presupporre che abbia necessariamente a che fare con l'omicidio. Magari ha davvero il porto d'armi, e la p6  un'arma che pu procurarsi chiunque.
 comunque strano, commenta Frohloff.
Atteniamoci ai fatti, ribadisce Morten.
Tornando al perch l'assassino  andato nella cripta, prosegue Sita, io credo che tutto a un tratto abbia percepito il duomo come troppo grande.
Grauwein aggrotta la fronte. Troppo grande? Ma se l'ha scelto per questo? Se ha messo su una messinscena del genere voleva un posto cos grande, per attirare la maggiore attenzione possibile.
S,  vero, dice Sita. Ma l'omicidio in s, il palo, gli occhi,  un atto molto intimo. Per questo voleva essere da solo con lei. In un ambiente che fosse gestibile. Cercava sicurezza, familiarit.
Quindi secondo te, chiede Nicole Weihertal, nella cripta si sentiva pi a suo agio?
Non esattamente a suo agio, ma pi sicuro, in una situazione pi familiare.
Come fa una cripta a essere una situazione familiare?, chiede Morten scettico.
E il palo, aggiunge Pfeiffer. Indica una motivazione sessuale?
Non per forza. Probabilmente la spinta principale non  stata dar sfogo a perverse fantasie violente, n stimolare l'eccitazione sessuale. Credo che si sia trattato di un'estrema fantasia di vendetta, e il palo  un'indicazione del motivo.
Abusi sessuali?, propone a bassa voce Nicole Weihertal.
Legati agli ambienti ecclesiastici, conclude Pfeiffer.
Possibile, riassume Morten, ma cosa c'entra questo con la chiave e la storia del gruppo di Tom?
Questa  una bella domanda, risponde Sita. Di solito sono gli uomini a rendersi colpevoli di questo genere di abusi. Ma solo le donne hanno ricevuto una chiave.
A proposito della chiave, dice Morten, hai novit Peer?
S, conferma Grauwein. Non molto, ma comunque qualcosa in pi di quello che abbiamo ricavato dagli altri indizi. Per ora non abbiamo nulla sulla corda, n sulle tracce lasciate dal martello, e nemmeno dai paranchi della Schrken. Della chiave invece sappiamo che  un vecchio modello fabbricato in Germania est, dall'azienda del popolo Gera. La cosa interessante  che dopo la caduta del muro chiavi di questo tipo non sono state pi prodotte.
Questo suggerisce che potremmo avere a che fare con qualcosa che risale ai tempi della ddr?.
Grauwein alza le spalle. Le interpretazioni le lascio a voi. Io mi occupo dei fatti.
E cosa significa quel diciassette?, chiede Frohloff.
Non guardi la televisione?, dice Pfeiffer.
No Berti, risponde ghignando Frohloff. Io lavoro.
In rete e in televisione non si parla d'altro, spiega Nicole Weihertal. In Italia il diciassette  un numero che porta sfortuna, scritto in numeri romani e anagrammato d come risultato vixi, che in latino significa ho vissuto.
Oppure: sono morto, conclude Grauwein.
Lutz Frohloff fischia: Accidenti che roba.
Per, riflette Morten, finora il caso non presenta legami con l'Italia. Forse l'assassino era interessato solo alla simbologia.
Tutta la rete ne sta discutendo, dice Pfeiffer. E alle sette e mezza di stamattina il numero complessivo di telefonate ricevute che riguardano il numero diciassette  di cinquecentoquarantasei.
E ne  emerso qualcosa di interessante?, chiede Morten.
Quasi solo pazzi o sbruffoni, o gente che si annoia. La pi divertente  stata una ragazza che chiamava da un reparto di psichiatria. Una delle sue pazienti ha riempito il muro di calendari in cui manca sempre la cifra diciassette, in tutti i mesi.
Brne alza gli occhi al cielo e Morten tamburella le dita sul tavolo.
Quando ha chiamato?, chiede Sita.
La tipa di psichiatria? Credo stamattina presto, dovrei chiedere conferma al collega del servizio telefonico. Perch?
Ti ha raccontato di altre segnalazioni?.
Berti Pfeiffer lancia un'occhiata irritata a Sita. No, perch?
 solo una sensazione, ma se su oltre cinquecento telefonate un collega ti parla solo di una, dev'esserci un motivo. Hai idea di quale potrebbe essere? La ragazza  stata particolarmente sgarbata, ha insistito pi degli altri o magari piangeva? O  stato qualcos'altro ad attirare l'attenzione del collega?
Non lo so, me l'ha raccontato solo perch era una faccenda strana. La paziente di cui parlava la ragazza a quanto pare borbotta tutto il tempo tra s e s cose come Lui  tornato, e poi va nella cappella della clinica e si spoglia davanti al crocifisso. Psichiatria, insomma. Non ci sta molto con la testa.
Possiamo lasciar perdere?, li interrompe Morten, irritato.  un argomento che non ci porta da nessuna parte.
A dir la verit, dice Sita, vorrei parlarne con il collega del servizio telefonico....
Cazzo, non  possibile!, esclama Frohloff di colpo, guardando il cellulare. Poi alza lo sguardo: I colleghi sono nell'appartamento di Joshua Bhm, a Gropiusstadt.
Di gi?, chiede Nicole Weihertal.
Maledizione. Avevo detto di non fare niente!  cos difficile da capire?, sbotta Morten.
C'erano due agenti a disposizione nelle vicinanze, spiega Frohloff. Hanno scritto che la porta era aperta. Mentre parla digita un numero di telefono. Sita sente un brivido freddo correre lungo la schiena.
Pronto? S, Frohloff. Com' la situazione?.
Tutti pendono dalle sue labbra.
Ho capito. Un momento, Frohloff allontana il cellulare dalla bocca. Nel bagno ci sono segni di lotta. La tenda della doccia  stata strappata e sul pavimento ci sono lo spazzolino da denti, il sapone e altri oggetti sparpagliati. Inoltre la luce non funziona. Nel cassetto della scrivania c' una Sig Sauer p6. Di Joshua Bhm non c' traccia. E non ha il porto d'armi.
Sita rimane seduta immobile, stordita, e cerca di restare calma. Non sa cosa le fa pi orrore, la notte trascorsa nel bagno di Bhm insieme ai suoi fantasmi, o la possibilit che quei fantasmi fossero reali.

PARTE TERZA.

Capitolo 1.

Stahnsdorf, 16 ottobre 1998, Ore 11,45.

Il cuore di Tom batteva forte, come se volesse saltare fuori dal petto. Guard Bene, in mutande come lui, che metteva un piede in acqua.
Cazzo,  fredda.
 ottobre, disse Tom. Era gi in acqua con entrambi i piedi e stava cercando di restare calmo. Erano passati tre mesi da quando avevano trovato il cadavere e Vi era scomparsa senza lasciare tracce. I tre mesi pi brutti e pi lunghi della sua vita. Guard su verso il ponte, poi a destra e a sinistra. Non c'era nessuno. Bene cos.
Dovevamo deciderci prima, disse Bene di malumore, quando non era ancora cos fredda, cazzo.
Dici sul serio? Ti saresti tuffato qui dentro ad agosto?
A luglio l'abbiamo fatto, rispose lui ostinato.
Certo, ma ancora non sapevamo cosa c'era qui sotto.
Bene fece spallucce e immerse anche l'altro piede in acqua. Ormai... I sub hanno cercato ovunque. Non c' traccia di cadaveri.
Non hai neanche un po' di paura?.
Sul viso pieno di brufoli di Bene comparve una smorfia a met tra l'imbarazzo e la sfida. Mi sto cacando sotto. Ma facciamolo, chiudiamola noi questa vicenda, altrimenti tutto lo sbattimento non sar valso la pena.
Tom sorrise. Era questo che gli piaceva di Bene. Quando le cose si facevano serie, lui c'era sempre. Non come quello pseudo-tuffatore della Davidoff, che si era tirato indietro gi da un bel pezzo.
Tom si mise la maschera, il boccaglio penzolava davanti alla sua bocca. Mi dai la macchina fotografica?.
Bene si avvicin di mezzo passo e gli porse la Pentax, poi si infil le pinne. Tom controll ancora una volta il nastro isolante che aveva sistemato intorno all'obiettivo della vecchia Reflex di suo padre. Aveva messo l'apparecchio in una bustina per alimenti, solo l'obiettivo sporgeva fuori, per evitare che le foto venissero sfocate per via della plastica. Poi aveva fatto qualche prova nella vasca da bagno e lo stratagemma funzionava. Meno male! Se avesse bagnato la macchina fotografica di suo padre sarebbe stato un bel casino.
Pronto?, chiese Bene. Anche lui si era messo la maschera e cercava di assomigliare il pi possibile a Coolio, il suo rapper preferito, anche se con la sua chioma rossa sembrava pi il personaggio di qualche cartone animato.
Tom annu, prepar la macchina fotografica e infil il boccaglio tra i denti. Sia lui che Bene si bagnarono braccia e petto con l'acqua fredda, e infine si tuffarono e nuotarono fino al centro del canale, nel punto sopra cui pendeva una pietra appesa a una corda assicurata al ponte. Era stata un'idea di Bene, per individuare pi facilmente il punto in cui Tom era saltato in acqua.
Se solo non avesse sentito quella costante paura nello stomaco, la paura di sentire una mano putrida che lo afferrava e lo trascinava sul fondo. Si volt a guardare Bene, che nuotava accanto a lui. Alz i pollici e indic la macchina fotografica.
Poi entrambi presero un respiro profondo dal boccaglio, bloccarono l'apertura con la lingua e si immersero. I raggi del sole penetravano sotto il pelo dell'acqua, terriccio e alghe galleggiavano davanti ai loro occhi. Grazie alle pinne raggiunsero in fretta il fondo del canale, costellato di pietre, buche, bottiglie di vetro, persino una bicicletta arrugginita, ma nessun cadavere. Tom alz la macchina fotografica settata sul grandangolo e scatt una foto dopo l'altra, con il perenne timore di strappare la plastica protettiva ogni volta che azionava la leva per far scorrere la pellicola.
Esaurite le trentasei foto del rullino, fece cenno a Bene di tornare in superficie. Muovevano le pinne pi in fretta che potevano per cercare di scaldarsi, ma quando uscirono dall'acqua tremavano.
Avvolti negli asciugamani si sedettero sotto il sole d'autunno, che aveva ancora forza sufficiente a scaldare un po' la pelle. Era anche per questo motivo che avevano scelto quel giorno e quell'ora.
La busta di plastica scricchiol mentre Tom la rimuoveva dalla macchina fotografica.
Allora?, chiese Bene in tensione.
 asciutta, constat Tom con un certo sollievo.
Per non abbiamo trovato niente. I sub della polizia avevano ragione. Non c' pi nulla laggi.
Aspettiamo a dirlo. Faccio sviluppare le foto e vediamo.
Secondo te si vedr qualcosa? Era buio l sotto.
Mio padre ha un mucchio di pellicola supersensibile come questa e il tizio del laboratorio mi ha detto che con quella non c' problema, bisogna solo evitare la modalit automatica e si pu stressare la pellicola in fase di sviluppo.
Stressare? In che senso?, chiese Bene.
In pratica pu far uscire meglio la foto in laboratorio.
Coolio. Come fai a sapere tutte queste cose?.
Lo sguardo di Tom fu una risposta sufficiente a far ammutolire Bene. Certo, bisognava pure trovarsi qualcosa da fare per evitare di impazzire per il dolore e il senso di colpa, se tua sorella minore spariva senza lasciare traccia, con una chiave trovata accanto a un cadavere. Per Tom era come se sua madre fosse morta un'altra volta, perch Vi le assomigliava tantissimo, aveva il suo stesso odore e a volte parlava con la sua stessa voce. Suo padre lo ignorava e a volte pareva che volesse picchiarlo, in preda a rabbia e preoccupazione, ma non lo faceva, perch lui era tutto ci che gli era rimasto. E c'era anche la sua matrigna, che lo odiava perch l'uomo che aveva sposato era cambiato da quando la sua adorata figlia era sparita.
Tre giorni, disse Tom a bassa voce. Ci vogliono tre giorni per sviluppare il rullino. E poi giuro che controller ogni millimetro di queste foto con una lente d'ingrandimento. Senza bisogno di tornare l sotto. Gliela far vedere io a quegli idioti della polizia.

Capitolo 2.

Ospedale Charit, Berlino, quartiere di Mitte, Marted 5 settembre 2017, Ore 9,33.

Dopo aver lasciato la sala riunioni dell'lka su richiesta di Morten, Tom ha creduto di sentirsi sollevato. Ma in realt era tutto il contrario.
Si  sentito tagliato fuori e impotente, proprio come allora, quando Viola era scomparsa.
In realt avrebbe dovuto fermarsi l in Keithstrae, ma i colleghi hanno il suo numero e da quando ha reinserito la vecchia sim card nel cellulare  tornato perfettamente raggiungibile.
Odia starsene seduto con le mani in mano, perci  andato al Charit, dove  ricoverato Drexler. Morten ha liquidato cos bruscamente la sua domanda sul collega ferito da lasciare Tom sorpreso. Soprattutto dopo la loro conversazione privata nel suo ufficio, prima della riunione. Non appena  arrivato e ha visto l'abito marrone di Morten, qualcosa nella sua mente  scattato. Era lo stesso abito che aveva visto all'Odessa. L'uomo che lo aveva guardato con aria cos sorpresa dalla fessura della porta era Morten. E sapeva che Tom sapeva. Due poliziotti. Nessuno dei due ha avuto bisogno di parlare e il silenzio da parte di entrambi  diventato la comune linea d'azione.
Perci la dura reazione di Morten alla domanda di Tom sulle condizioni di Drexler lo ha lasciato ancora pi perplesso. Per quanto il commissario sia di norma piuttosto scortese, tacere sulla salute di un collega gravemente ferito non  da lui. A meno che non ci sia sotto qualche motivo serio.
Drexler  in una stanza singola di terapia intensiva nel reparto di neurochirurgia, davanti alla porta c' un poliziotto in divisa, con la barba folta e il viso scarno. Tom mostra le sue credenziali, dice di essere il collega che ha trovato Drexler. Arriva una dottoressa giovane e bionda che si presenta come la dottoressa Jacobi. Porta degli occhiali con la montatura in nichel un po' troppo grandi per lei, ed  evidentemente sfinita.
Posso aiutarla?
Vorrei fare visita al mio collega, Christian Drexler.
 arrivato troppo presto, risponde lei con aria di disapprovazione. Avevo detto alle sedici.
Alle sedici?
Per interrogarlo.
Interrogarlo? Pensavo fosse in coma artificiale. Vuol dire che si  svegliato?.
La dottoressa guarda Tom come se fosse tardo di comprendonio.
Be', altrimenti non avrebbe avuto senso interrogarlo, no? Anche se a dir la verit non so se oggi ne caverete qualcosa.
Tom lancia un'occhiata oltre il vetro accanto alla porta. Drexler ha gli occhi chiusi. Quindi adesso sta solo dormendo.
Dormire forse non  il verbo adatto. Diciamo che gli riduciamo gradualmente le medicine. Lo sguardo della dottoressa Jacobi si fa pi dolce. Ma si  messo d'accordo con il suo dipartimento prima di venire?.
Evidentemente no, pensa Tom. Come sta quindi?
Non bene, ma meglio di quanto ci aspettassimo. A quanto pare il suo collega ha un cranio d'acciaio. L'ho detto anche al suo commissario, Moren.
Morten, mormora Tom.
Quello che . In ogni caso, devo chiederle di fare molta attenzione alle condizioni del suo collega. Le sedici sono gi un orario molto ottimistico, prima non se ne parla. E comunque non credo che riuscir a sapere niente di affidabile da lui oggi. Stiamo riducendo i medicinali, ma  ancora in una sorta di dormiveglia, una condizione in cui il cervello spesso produce strane immagini fittizie.
Non si preoccupi, la tranquillizza Tom. Non sono qui per interrogarlo, e sono gi molto sollevato. Sono stato io a trovarlo ieri. C' stato anche uno scontro a fuoco e la sua collega  morta tra le mie braccia, come si usa dire.
Ah, quindi  lei?, dice la dottoressa Jacobi, colpita.
Lo sapeva gi?
Siamo a Berlino, mica ad Aleppo. Non abbiamo tutti questi casi di ferite d'arma da fuoco. Ce ne hanno parlato gli ufficiali sanitari e notizie come questa si diffondono rapidamente. Si toglie gli occhiali e si massaggia la radice del naso. Mi dispiace per la sua collega.
Tom annuisce e cerca di concentrarsi sul fatto che almeno Drexler sta meglio. Allo stesso tempo sente la coscienza agitarsi. Vanessa Reichert ormai  solo un fantasma, semplicemente una dei sedicimila poliziotti di Berlino. Tutto quello che sa di lei  racchiuso nel breve momento che hanno condiviso.
Entri pure, mormora la dottoressa. Cinque minuti. Ma non lo disturbi e si ricordi di disinfettare le mani prima di entrare.
Davanti alle finestre della stanza sono appese delle tendine giallo canarino, tutto il resto dell'arredamento invece  quello tipico di una clinica: mobili con gli angoli arrotondati e le rotelle. Il letto di Drexler ha testata e pediera metalliche e delle barriere ai lati. I medici forse temono che il paziente all'improvviso possa muoversi in maniera incontrollata. L'agente giace pallido e immobile sotto le lenzuola bianche, ma quando Tom si avvicina nota che le pupille si muovono sotto le palpebre.
Perch Morten ha voluto far credere a tutti che Drexler fosse ancora in coma? E perch vuole interrogarlo da solo? Sembra quasi che voglia toglierlo dalla prima linea, come se Drexler fosse in pericolo. Tom ripensa alla chiave che  sparita nel duomo. Forse Morten non si fida di loro. Ma non si fida cos tanto da pensare che qualcuno potrebbe fare del male a Drexler per evitare che parli?
Tom lancia un'occhiata allo schermo con le funzioni vitali del poliziotto. Il battito cardiaco sembra regolare, sessantanove pulsazioni al minuto, e anche la pressione pare a posto, almeno per quel che pu giudicare lui. Si guarda rapidamente alle spalle e dal vetro vede la nuca del collega di guardia.  concentrato su quello che avviene nel corridoio, non nella stanza. Della dottoressa Jacobi non c' traccia, cos come di nessun altro membro del personale.
Tom si sposta tra il letto e la finestra, adesso  impossibile vedere il volto di Drexler dal corridoio.
Drexler?, sussurra. Ehi,  sveglio per caso?.
Il petto del paziente si alza e si abbassa, le pupille continuano a muoversi sotto le palpebre.
Drexler?.
Niente.
Tom gli sfiora il braccio. Mi sente?.
Drexler ha un sussulto. Tom si volta di nuovo a guardare dietro di s. La dottoressa Jacobi gli ha concesso cinque minuti. Tocca Drexler una seconda volta e gli appoggia la mano sul braccio.
 sveglio?.
Le palpebre di Drexler si muovono leggermente.
Signor Drexler? Sono il collega che l'ha trovata e l'ha portata in ospedale. Mi sente?.
Drexler solleva faticosamente le palpebre, poi le richiude. Il battito  salito a ottantatr e Tom si chiede se sia gi abbastanza per far intervenire un'infermiera.
Mi sente?.
Drexler sbatte le palpebre.
Era un s?, chiede Tom.
Le palpebre si sollevano di nuovo. Le labbra di Drexler si muovono a formare quello che sembra un muto s. Le onde dell'elettroencefalogramma si susseguono ravvicinate una dopo l'altra, le pulsazioni salgono a ottantotto.
Io e gli altri colleghi abbiamo bisogno del suo aiuto. Ha visto qualcosa?.
Ancora le palpebre che si agitano. La bocca di Drexler forma una parola, si apre e si chiude per tre, quattro volte.  una parola cos lunga?
Che cosa ha visto?.
Le pulsazioni sono arrivate a novantuno. La mano destra di Drexler trema. No, non sta tremando, ondeggia. Hi-hee, sibila.
Novantasei.
Non capisco.... Tom si china sul poliziotto.
Le labbra di Drexler tremano per lo sforzo. Hi-ca-tri-he.
Hi-ca-tri-he?, chiede Tom. Cicatrice. Aveva una cicatrice?.
Drexler sbatte le palpebre e agita il piede destro sotto le lenzuola, come se gli facesse male.
Va tutto bene? Chiamo la dottoressa?
Hi-ca-tri-he, ede.
Sul piede, vuole dire? La persona che l'ha colpita aveva una cicatrice sul piede?.
Le palpebre di Drexler si alzano e si abbassano.
Ma come ha fatto a vederlo, si chiede Tom. La ferita alla testa indica che Drexler  stato colpito alle spalle. Si sta immaginando tutto, come ha detto la dottoressa Jacobi? Tom torna con la mente nell'appartamento di Karin e vede Drexler sul pavimento a pancia in gi. La testa  voltata verso destra e la persona che l'ha abbattuto deve essersi spostata su quel lato per prendergli la pistola dalla fondina. Oppure Drexler aveva gi l'arma in pugno? Ma anche in questo caso sarebbe stata sul lato destro. La gamba del pantalone che si solleva quando l'aggressore si  chinato... doveva portare dei calzini corti...
Dov'era esattamente la cicatrice?, chiede Tom. Le tocco il piede, lei sbatta le palpebre quando arrivo nel punto giusto, okay?.
Tom scosta le coperte e preme con delicatezza un punto poco sopra la caviglia, sull'interno della gamba sinistra.
Nessuna reazione.
Tocca il lato esterno.
Ancora niente.
Poi il lato esterno della gamba destra...
Le palpebre di Drexler si muovono.
Ricorda altro? I pantaloni? O le scarpe? Aveva delle scarpe grosse? Da uomo?
Hahesa, sussurra Drexler faticosamente.
Sul monitor adesso ci sono tre cifre, pulsazioni a centootto.
Mi dispiace, non capisco..., dice Tom.
Vahessa.
Dio santo. Vanessa. Vuole sapere come sta la sua collega.
Il battito cardiaco aumenta. Tom rimette a posto la coperta sopra la gamba di Drexler e gli posa delicatamente una mano sul braccio. Non si preoccupi, la sua collega sta bene.
Centoventotto. Meglio chiuderla qua. Tom tende la mano verso il piccolo apparecchio di plastica con un bottone rosso che serve a chiamare l'infermiera, ma prima ancora che possa premerlo, la porta alle sue spalle si spalanca e la dottoressa Jacobi entra nella stanza. Che sta facendo? Le avevo detto di lasciarlo tranquillo.
Tom si allontana dal letto. Un'infermiera arriva di corsa e affianca la dottoressa, che controlla attentamente i monitor. Esca, per favore, dice a Tom senza degnarlo di uno sguardo.
Mi scusi, mormora Tom.
Si scusi con il suo collega, non con me.
Non volevo....
Adesso non se ne stia l come un cane bastonato, dice la giovane dottoressa. Non  niente di grave, ma se ne deve andare, se non vuole che faccia rapporto ai suoi superiori.
Tom annuisce, mentre chiude la porta si guadagna un ultimo sguardo irritato da parte dell'infermiera e si allontana a passo svelto dal reparto.
Una cicatrice poco sopra la caviglia, sull'esterno della gamba destra. Non  il massimo. Di certo  un indizio molto utile per identificare qualcuno, ma non al primo sguardo.
Sale in macchina e getta il capo all'indietro. Il soffitto della Benz  chiaro e sgombro come una lavagna vuota. Gli gira la testa, la ferita sulla tempia ha ricominciato a pulsare. Ha bisogno di un posto dove poter riflettere con calma e riordinare i pensieri.
Lo sai qual  il posto perfetto, dice Vi a bassa voce.  seduta accanto a lui e lo guarda speranzosa.
Tom sospira. S lo so, ma non ci voglio tornare.
Perch, che ti ha fatto il garage adesso?  per Anne?
Anche, ma soprattutto per te.
Vuoi liberarti di me?
Ma non mi vedi, non vedi quello che faccio? Liberarmi di te  l'ultima cosa che voglio.
E allora vai l.
Ho le immagini tutte in testa.
Non  la stessa cosa.
Vi, io non vivo pi. Ho passato pi tempo in quel garage che con Anne.
E te ne accorgi solo ora? Adesso che hai trovato la prima vera traccia dopo diciannove anni?
Tom rimane in silenzio. Cosa pu dire? Vi ha ragione.
E poi dove altro vorresti andare?
Tom sospira. Gi, dove? Sa che dovrebbe telefonare a Sita e chiederle di cosa hanno parlato alla riunione. Il loro accordo era questo. Se vuoto il sacco e ti tengo fuori, tu in cambio mi tieni aggiornato. Ma in questo momento non vuole sapere niente, ha l'impressione che la testa gli scoppi.
Allora, chiede Vi, ti sei deciso?
Tom avvia il motore e parte. Poi accende la radio. Sono passate da poco le dieci, ha perso le ultime notizie sul caso del duomo, lo speaker  gi passato a quelle locali.
Neuklln. Questa mattina presto Martin Krger, coordinatore locale dell'ndp,  stato aggredito davanti casa sua e ferito gravemente. Krger, a cui fa capo anche il club di motociclisti noto come Brigata 99, potrebbe essere l'ultima vittima della recente faida tra gang rivali per il controllo di Neuklln. Secondo le ultime informazioni tuttavia, sarebbe anche tra i sospettati per l'omicidio dell'ex vescovo Brigitte Riss....
Tom svolta a destra e compone il numero di Bene.
Sei preoccupato?, risponde Bene, con la voce ancora impastata di sonno. Non ce n' motivo.  tutto tranquillo.
Che cazzo, sei stato tu vero?, dice Tom furioso.
Ehi, vacci piano. Perch ti agiti? Vieni e ne parliamo. Di cosa poi?
Di Krger, maledetto bugiardo. Ti avevo detto di lasciarlo stare.
Ehi, va bene. Ho solo pensato che una leggera ripassata non....
Non mi prendere per il culo, okay? Ho capito come stanno le cose. Krger e la sua Brigata ti pestano i piedi, vero?  per questo che l'hai tirato in mezzo alla mia indagine, perch ti fa comodo.  questo il motivo per cui mi hai fatto il suo nome quando ti ho telefonato?
Una mano lava l'altra, dice Bene tranquillo.
Lo sai cosa potrebbe sembrare questa storia se dovesse uscire fuori? Ho gi abbastanza problemi cos, perci lavati le mani da solo la prossima volta. E prenditi cura di Nadja. Questo me lo devi. Capito?.
Tom riattacca senza aspettare la risposta di Bene, lancia il cellulare sul sedile del passeggero e colpisce il volante con il pugno fino a farsi male.

Capitolo 3.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 11,31.

Mentre guida lungo il muro di mattoni gialli dell'ex convento, Sita Johanns cerca di non pensare a Joshua Bhm. Non ci sono cartelli all'ingresso, solo una colonnina di pietra con il campanello. Sporge il braccio dal finestrino e preme il pulsante. Il cancello ronza e si apre come spinto da una mano spettrale.
La tenuta in cui si trova la clinica  pi ampia di quanto si aspettasse; a sinistra, vicino al muro che la circonda, c' una cappella bianca, con un piccolo campanile che spunta tra le chiome degli alberi, dritte come candele. L'edificio principale sembra quasi ritagliato dal complesso sanitario di Beelitz e trapiantato qui. Due piani, il tetto rosso, a sinistra e a destra delle ali leggermente sporgenti e un ingresso coperto con un frontone vecchio stile. Le finestre sono incastonate tra i mattoncini rossi e quelle del primo piano hanno una sorta di grata. In cima al tetto spunta un malandato comignolo verde.
Sita si ferma davanti all'edificio, ci sono dei cartelli bianchi che indicano i parcheggi per i visitatori, separati da quelli per i medici. Stando a quel che c' scritto, il posto pi vicino all'ingresso  del professor Wittenberg. Sul sedile del passeggero della sua lucida bmw c' una coperta con dei disegni ricamati a forma di osso per cani e sul rivestimento di pelle beige c' una macchia scura. Accanto all'entrata, in caratteri piccoli e neri, c' scritto: clinica psichiatrica privata hbecke. La struttura in cui lavora Friderike Meisen a quanto pare ci tiene alla discrezione.
Dopo la riunione, Sita ha chiesto a Morten di approfondire la pista della clinica psichiatrica e lui, controvoglia, le ha dato il permesso. La sua nuova priorit  Joshua Bhm ed  ancora furioso perch Sita si rifiuta di rivelargli la sua fonte. Lei  felice di non dover tornare a Gropiusstadt. Qualunque cosa trovino i colleghi su Bhm e sull'arma che ha nella scrivania, non vuole essere presente. Anche perch teme di essere riconosciuta dal portiere.
Ovviamente la situazione  gi abbastanza critica da questo punto di vista, perch Weiher probabilmente racconter della poliziotta che quella notte  voluta entrare nell'appartamento di Bhm. Ma descriver una donna con i capelli rasati e una cicatrice sulla faccia, mentre i colleghi dell'lka l'hanno sempre vista con i capelli lunghi. Sita dubita che Weiher abbia notato il nome sul tesserino, comunque per il momento non ci vuole pensare.
Dopo aver ricevuto una brusca autorizzazione da Morten,  andata da Chris Buback, del servizio telefonico, che si ricordava benissimo della telefonata della ragazza, soprattutto perch aveva trovato assurdi alcuni dettagli. E poi anche perch la sua voce le piaceva, gli era parsa simpatica, anche se un po' agitata e insicura. Sita ha richiamato personalmente Friderike Meisen. La ragazza l per l  rimasta sbalordita e all'inizio le  parsa molto abbottonata. Ma non era sola, e solo dopo aver scambiato qualche parola scortese con qualcuno dei presenti, ha potuto proseguire la telefonata pi liberamente. E ci che le ha raccontato, ha suscitato l'interesse di Sita.
Adesso  entrata nell'atrio della clinica, la porta d'ingresso  imponente con delle finestre eleganti, rinforzate da una grata finemente lavorata. Dalla parte opposta c' un'altra porta, oltre la quale si intravedono delle pi prosaiche scale, restaurate senza troppa cura. Sita va subito all'accettazione e posa sul bancone il suo tesserino provvisorio. Una donna dall'aria decisa annuisce, fa una telefonata, e dopo quindici minuti buoni dalle scale arriva un uomo di mezza et con indosso un camice.
Buongiorno dottoressa Johanns, sono il professor Wittenberg. Le porge una mano grossa e nodosa.  una collega, se non sbaglio.
Sita gli sorride. Be', dipende.
Wittenberg aggrotta la fronte, un gesto abituale, a giudicare dalla profondit delle sue rughe. Sita lo colloca sulla cinquantina abbondante, ha la pelle secca e gli occhi di ghiaccio.
Cercavo Friderike Meisen.
S, me l'hanno detto, afferma Wittenberg. Purtroppo per la signora Meisen si  ammalata. Ma magari posso esserle d'aiuto io.
Ammalata?, chiede Sita sorpresa. Ma se ci ho parlato poco fa. Mi sembrava stesse bene.
Lei.... Wittenberg si schiarisce la gola. Lei , come dire, sensibile. E soffre da tempo di un... disturbo, ecco. Una collega l'ha accompagnata dal medico.
Che disturbo ha quella povera ragazza?
I tirocinanti di oggi non hanno le stesse capacit di resistenza di una volta, sospira Wittenberg. Abbiamo gi avuto un caso del genere, un ragazzo che abbiamo dovuto mandare via ancora prima che terminasse il periodo di prova. Ma che ci si pu fare, conclude assumendo un'espressione grave. Lei  psicologa, sa di cosa parlo, no? Quasi nessuno vuole pi venire a lavorare in clinica e noi siamo costretti a prenderci i pochi che ci sono. Wittenberg sorride sconsolato, come se quel desolante stato di cose ricadesse tutto sulle sue spalle. Come posso aiutarla, mi dica?.
Sita ha un momento di esitazione.  irritante e un po' strano che Wittenberg protegga in quel modo Friderike Meisen. Ma se vuole arrivare alla paziente di cui lei le ha parlato, deve inevitabilmente passare dal suo medico.
Lei  il direttore della clinica?
Della clinica privata, s, risponde Wittenberg.
Sto seguendo un'indagine che mi ha portata a interessarmi a una sua paziente. Klara Winter.
Ah!. Il dottore inarca le sopracciglia.
Cosa c'? Anche la signora Winter si  ammalata?, chiede Sita con aria innocente.
Wittenberg si sforza di rivolgerle un sorriso amichevole. Non esattamente, ma ha diversi problemi. Siamo felici di vederla cos stabile ultimamente.
Se  stabile allora non avr niente in contrario a farmici parlare.
Non credo che oggi sia una buona giornata. Il nostro desiderio  che rimanga stabile.
Sita fa un respiro profondo e guarda Wittenberg dritto negli occhi. Caro collega, siamo nel bel mezzo di un'indagine per omicidio e....
...e neanche questo purtroppo le d il diritto di destabilizzare una delle mie pazienti con le sue domande. Conosco piuttosto bene il procuratore Schirling, possiamo chiamarlo insieme per conferma.
Grazie, ma non  necessario, la questione  in mano direttamente al procuratore generale.
Ah. Wittenberg le rivolge un sorriso gelido. Questo non cambia le cose. A meno che la signora Winter non sia sospettata.
Senta, dice Sita tentando il tutto per tutto, trovo lodevole il fatto che lei tuteli il bene dei suoi pazienti, e al suo posto farei lo stesso. Ma si tratta solo di un paio di dettagli, qualche semplice domanda, niente di pi. Voglio solo parlare qualche minuto con la signora Winter, poi me ne andr.
Wittenberg sospira con finto rammarico. Con tutta la buona volont, non posso darle il permesso. Ma che ne pensa se ci facciamo una passeggiata qui fuori e fa a me le sue domande?.
Sita lancia un'occhiata alla scala alle spalle di Wittenberg, dietro la porta a vetri. I pazienti probabilmente sono al primo piano, ma lui non ha nessuna intenzione di farle vedere quelle stanze. Comincia a chiedersi sempre pi insistentemente perch.
Va bene, acconsente infine.
Il professor Wittenberg le indica la porta con un cenno cortese. Dietro una delle finestre del primo piano sente abbaiare un cane e le torna in mente la coperta e la macchia sul sedile dell'auto di Wittenberg.
 una bella tenuta. Chi finanzia tutto questo?
Come si intuisce dal nome, siamo una clinica privata, quindi sono i pazienti a pagare. Alcuni tramite l'assicurazione medica o qualche sussidio, oppure direttamente. Inoltre qui abbiamo molto a cuore il bene dei pazienti e i parenti lo apprezzano, perci riceviamo anche delle consistenti donazioni.
Apprezzano davvero, pensa Sita. Probabilmente qualcuno  pi che felice di aver sbattuto qui dentro qualche parente problematico. Quindi anche Klara Winter viene da una famiglia benestante.
A dir la verit non lo sappiamo, dice Wittenberg, imboccando il sentiero che conduce alla cappella. La signora Winter, o Klrchen, come la chiamiamo tutti,  un caso curioso. L'hanno trovata per strada in stato confusionale. La polizia non  riuscita a risalire a un nome n a un indirizzo e a tutt'oggi non sappiamo quanti anni abbia esattamente. Da lei  stato impossibile sapere qualcosa, mi sembra che soffra di un'amnesia pressoch totale.
Ricorda quando  stata trovata e da chi?
La polizia ce la port nell'estate del 1998.
Esattamente quando?.
Wittenberg sorride. Nel nostro campo di certo aiuta avere una buona memoria. Ma la mia non lo  cos tanto.
Potrebbe controllare tra i documenti della paziente?
Certo. Alla prima occasione.
Pi o meno che et aveva all'epoca?
Era molto giovane.
Ma quanto, pi o meno?
Era giovane, ripete Wittenberg, un po' irritato.  evidente che le sta nascondendo qualcosa. Forse Klara era ancora minorenne quando  arrivata alla clinica, e lui non avrebbe dovuto tenerla l.
Ma chi l'ha portata da voi?
Qualcuno dell'ufficio persone scomparse, dice lui con un sospiro. Adesso lei vorr di sicuro sapere il nome, ma anche per questo devo consultare le carte.
E voi l'avete accolta qui cos, in una clinica privata come la vostra? Il sussidio del servizio sociale coprir a malapena le spese.
No, nemmeno, ammette Wittenberg. Ma il suo mi sembrava davvero un caso straordinario.
Quindi  ricorso alle donazioni per mantenerla, conclude Sita. Se ho capito bene non ha parenti.
Mi sono lasciato coinvolgere, risponde Wittenberg.
Certo, pensa Sita, ma perch avevi a cuore la tua carriera e sapevi che un caso di amnesia del genere ti avrebbe fruttato belle pubblicazioni.  bastato non far sapere troppo in giro per cosa usavi i soldi delle donazioni. Con il tempo l'amnesia  migliorata? Almeno ha ricordato il suo nome.
Wittenberg si schiarisce la gola. Non esattamente. Noi... be', nella sala comune abbiamo un televisore e di pomeriggio mettiamo dei dvd per i pazienti. Ovviamente prima usavamo le videocassette. Sono sempre film o serie innocue. Un paio di mesi dopo essere arrivata qui, lei e un paio di altre pazienti hanno guardato insieme Heidi.
Heidi?
Heidi, Heidi. Wittenberg canticchia la sigla. Il tuo nido  sui monti... eccetera eccetera.  la serie animata, la conoscer anche lei. Klrchen era seduta nella sala comune e a un certo punto sullo schermo  comparsa la ragazzina di Francoforte.
Klara, dice Sita a bassa voce. Le  venuta la pelle d'oca. Ma certo! L'amica di Heidi, quella sulla sedia a rotelle, si chiama Klara.
Continuava a ripetere il suo nome e le infermiere allora l'hanno ribattezzata Klrchen. E dopo un po' abbiamo ufficializzato la cosa.
Perch Klara Winter?
Perch alza sempre il riscaldamento al massimo, come se avesse sempre freddo.
Sita guarda davanti a s, sono quasi arrivati alla cappella. Accanto all'entrata c' una piccola insegna che dice st. servatius.
Avete mai capito cosa le  successo? Aveva qualche ferita?.
Wittenberg abbassa gli occhi sul pavimento e scuote la testa. Ferite? No, che io sappia no. A dir la verit, ancora oggi non ho idea di cosa abbia causato la sua condizione.
E che mi dice del calendario che Klara scrive sul muro? In ciascun mese manca il giorno diciassette. Per caso sa perch?.
Wittenberg alza le spalle con aria perplessa. Vorrei tanto saperlo.
E negli ultimi tempi a quanto pare parla molto spesso di Ges. Lo ha gi fatto prima?
Ha una Bibbia in camera sua e la legge spesso. Ma non saprei dirle se adesso parli pi spesso di Ges rispetto a prima, dice Wittenberg. Nel frattempo sono arrivati alla cappella e lui si ferma.
Ha finito con le domande?. Lancia un'occhiata all'edificio da cui sono venuti. Dovrei rimettermi al lavoro.
Sita annuisce. Capisco. S, grazie. Per il momento  tutto.
Sulla via del ritorno scambiano ancora qualche frase di circostanza, poi Wittenberg le porge la mano per salutarla e Sita dice: Mi scusi, posso usare un momento il bagno?.
Wittenberg ha un istante di esitazione, poi si liscia il camice e mormora: Certo. L'accompagno. Guida Sita oltre l'ingresso e la porta, fino alle scale, poi le mostra un corridoio sulla sinistra. Terza porta a sinistra.
Grazie, dice Sita. Si avvia a passo svelto, supera la terza porta ed entra nella quinta, sperando di aver contato bene le finestre dall'esterno.
Eh? No, non..., sente esclamare a Wittenberg alle sue spalle. Lo ignora ed entra in un ampio studio, con una costosa scrivania e dei mobili di design. Intorno alla gamba di un tavolo  legato un guinzaglio rosa. Un piccolo terrier bianco a macchie nere inclina la testa e la guarda, poi comincia ad abbaiare. In tre passi Sita raggiunge la scrivania, sperando che il cane non morda. L'animale continua ad abbaiare, ma si ritrae. Sita solleva la gamba del tavolo, il guinzaglio scivola sul pavimento e il cane si libera. Sfreccia via all'istante, infila la porta e svolta l'angolo.
Santo cielo, fermo!, esclama Sita.
Dal corridoio sente un grido di sorpresa. Rocco!.
Sita corre fuori e vede il cane scartare davanti a Wittenberg, passargli accanto e imboccare il corridoio che porta verso l'uscita. Il guinzaglio rosa svolazza dietro di lui mentre corre.
Rocco, qui!, grida Wittenberg. Qui!!!.
Ma il cane ha gi oltrepassato la porta da un pezzo.
Oh mio Dio, balbetta Sita. Mi scusi, non volevo.
Ma  cieca, santo cielo! Le ho detto la terza porta a sinistra. C' anche scritto sopra wc!.
Mi dispiace, davvero. Non l'ho vista, prima mi sono tolta le lenti a contatto... quegli affari bruciano da morire.
Wittenberg la guarda paonazzo.
 il suo cane, vero?
 di mia moglie, risponde furioso Wittenberg.
Oh santo cielo. Sita sorride comprensiva. Dice che riuscir a riprenderlo?  cos piccolo. Forse passa addirittura tra le sbarre del cancello.
Wittenberg rimane a bocca aperta e per un istante Sita ha quasi paura che possa saltarle addosso. Poi invece si volta e corre dietro al terrier. Rocco! Quiii! Signora Schaeben, cosa fa l impalata. Mi aiuti a riprendere il cane. Forza!.
Sita rimane immobile nel corridoio finch i passi e le urla non si perdono chiss dove nella tenuta.
 possibile che Wittenberg voglia solo proteggere Klara Winter da un interrogatorio non necessario, ma il modo in cui ha voluto deliberatamente tenerla all'oscuro sia di quel che riguarda Friderike, sia della sua paziente,  davvero molto strano. E poi c' un'altra cosa su cui ha sicuramente mentito: Klara Winter aveva delle ferite, ha la schiena piena di cicatrici. Friderike Meisen gliele ha descritte molto bene. E Sita  determinata a scoprire perch Wittenberg glielo ha taciuto.

Capitolo 4.

Stahnsdorf, 19 ottobre 1998, Ore 14,10.

In realt Tom non sopportava il proprietario del vecchio negozio di fotografia di Potsdamer Allee. Grasser aveva i capelli unti, gli occhi acquosi e la pelle biancastra che lo faceva sembrare perennemente ammalato. Ma non c'era da stupirsi per uno che passava tutto il suo tempo in laboratorio, a immergere le foto altrui in vasche piene di composti chimici. Certo nessuno lo obbligava a farsi piacere quel tipo cos eccentrico, per Tom aveva bisogno di lui, perch lui era l'unico in tutta Stahnsdorf capace di stressare la pellicola.
E quindi era nel suo negozio con Bene, ad aspettare che Grasser riemergesse dalla stanzetta sul retro. Bene era appoggiato alla vetrina, in una posa a met tra un rapper e Al Capone; Tom invece osservava le macchine fotografiche.
Ma perch ci mette cos tanto?, chiese Bene. Mica deve dipingerle a mano le foto.
Tom allung il collo e si chin sopra il bancone, cercando di sbirciare dalla porta semiaperta, ma dietro c'era una tenda che gli ostruiva la visuale.
A quanto pare  attaccato al telefono.
Tipico di quelli dell'est. Nessuno gli ha mai detto che il cliente va trattato come un re?, borbott Bene.
Che c'entra che  dell'est? Pure tu lo sei.
Lo stai difendendo.
No, disse Tom. Ma tutte queste chiacchiere su quelli dell'est mi danno ai nervi.
Il suo sguardo torn a posarsi sulle costose macchine fotografiche in vetrina. Aveva la Pentax di suo padre appesa al collo. Gli era sempre piaciuto fare foto, ma da quando Viola era scomparsa fotografava tutto quello che gli passava sotto gli occhi, ogni oggetto che gli ricordava Vi, ogni posto in cui erano stati insieme. Bene avrebbe avuto tutte le ragioni per considerarlo strano, ma non lo faceva. E teneva la bocca chiusa perch sapeva come se la stava passando Tom. Erano cose che facevano solo i veri amici, pens lui.
Passarono altri dieci minuti e Grasser non accennava a emergere dal laboratorio.
Alle loro spalle la porta si apr e qualcuno entr nel negozio, un uomo che Tom non aveva mai visto prima. Dall'aspetto sembrava un tipo sportivo, spalle ampie, mento volitivo. Aveva delle macchie di sudore sotto le ascelle e i primi due bottoni della camicia aperti che lasciavano intravedere una folta peluria. I suoi occhi erano neri e lucidi come biglie.
Buongiorno, disse a denti stretti.
'giorno, rispose Bene.
Tom rimase in silenzio. L'uomo si volt e con un movimento fluido gir il cartello appeso alla porta da aperto a chiuso. Nello stesso istante la porta della stanza posteriore si richiuse con un leggero clic.
Tutto a un tratto Tom fu scosso da un brivido e diede di gomito a Bene. Filiamocela. Bene segu il suo sguardo allarmato e cap subito. Infil la mano nella tasca dei pantaloni, ma l'uomo fu pi veloce. Tom non riusc a capacitarsi di come avesse fatto a balzare dalla porta alla vetrina cos velocemente. Colp Bene al petto, lasciandolo boccheggiante, poi l'afferr per un braccio, gli tolse di mano il coltellino e con un ghigno derisorio glielo rimise nella tasca dei pantaloni. Poi gli diede un buffetto sulla guancia e un istante dopo lo sbatt a pancia in gi sul bancone. Dopo avergli voltato le braccia dietro la schiena gli leg le mani con una fascetta di plastica. Infine lo fece scendere dal bancone e lo spinse davanti a s in direzione della stanza posteriore.
Ehi!, disse l'uomo a Tom. Vieni con me, se non vuoi che spezzi le braccia al tuo amico, cacasotto.
Tom sent le gambe farsi molli. Di scappare per non se ne parlava. Perci annu.
L'uomo apr la porta e scost la tenda. Nella stanza era buio pesto. Entra, cacasotto.
Bene aveva smesso di ansimare e adesso sibilava tra i denti. Le braccia erano piegate in un angolo innaturale dietro la schiena.
Accendi la luce, cacasotto.
La smetta di chiamarmi cos, sibil Tom.
Mi sa che il cacasotto vuole che ti rompa un braccio, disse l'uomo a Bene sogghignando.
Tom deglut e cerc un interruttore. Una luce rossa illumin il laboratorio.
La luce normale, idiota.
Qui c' solo un interruttore, si difese Tom.
E allora va bene cos. L'uomo trascin Tom e Bene nel laboratorio e chiuse la porta. Tom si guard freneticamente intorno, aveva sperato che ci fosse ancora Grasser, invece intorno a lui vide solo strumenti di lavoro e la sagoma di un'altra porta, probabilmente l'uscita posteriore. Grasser il codardo se l'era data a gambe. Oppure... Tom si ricord improvvisamente di aver sentito il fotografo al telefono con qualcuno.
Tu! Cacasotto. Prendi quella latta laggi e riempi quell'affare. L'uomo stava indicando una delle vaschette di plastica appese alla parete. I suoi occhi neri sotto quella luce rossa lo facevano assomigliare a un demonio.
Cosa... cosa vuole da noi?
Chiudi il becco e versa quella roba dentro. L'uomo tir su le braccia di Bene finch il ragazzo non gemette di dolore.
S, subito. Tom apr il coperchio della latta e vers il contenuto in una vaschetta rossa quadrata. Una volta svuotata la latta, la pos.
Lo sai che roba  questa?, chiese l'uomo.
Tom scosse il capo.
 liquido di sviluppo. Composti chimici. Sogghign, scoprendo i denti che scintillarono rossi sul suo viso dello stesso colore.  roba con cui bisogna stare attenti, perch pu procurare danni seri. Per esempio agli occhi. Spinse Bene davanti alla vaschetta e gli sollev le braccia cos in alto da farlo gridare e chinare sopra il liquido. Sulla latta c' scritto che ingerire il contenuto produce danni irreversibili. E si parla anche di cancro, nel caso si sopravviva nell'immediato. Ah e ovviamente anche le capacit riproduttive vengono seriamente danneggiate.
L'uomo alz ancora un altro po' le braccia di Bene, che ringhi, socchiuse gli occhi e arriv a sfiorare la superficie del liquido con il naso.
La prego, basta!, grid Tom. Che cosa vuole da noi?
Voglio che la smettiate di ficcare il naso ovunque e fare fotografie.
Va bene. La smettiamo. Promesso.
E voglio sapere dov' la piccola con la chiave.
Co... cosa?, balbett Tom.
Sei sordo o cosa?, grid l'uomo. La piccola con la chiave. Dov'?
Io... intende Viola? Non ne ho idea nemmeno io.
Non ti azzardare a mentirmi, sibil lo sconosciuto. Poi afferr con la mano sinistra i capelli di Bene, che sotto quella luce parevano in fiamme, e gli tuff il viso nel liquido, che schizz in tutte le direzioni. Quando Bene riemerse cominci a gridare e tent di divincolarsi.
Davvero, gemette Tom, non so dove sia mia sorella. La sto cercando anche io.
Non dire balle, l'ho vista gironzolare qui intorno.  qui da qualche parte. Quindi vuoi dirmi la verit?
Io... lei l'ha vista?, chiese Tom sbalordito. E dove?
Ti avverto, cacasotto, non fare il finto tonto o la prossima volta lascio il tuo amico l dentro per un minuto intero, hai capito?  la tua ultima possibilit....
Noooo, url Bene.
Non lo so, veramente!, grid Tom disperato.
Bene chiuse gli occhi e strizz le palpebre. Il liquido sviluppatore gli gocciolava dal naso e dai capelli. Tom sper che non l'avesse ingoiato. Poi tutto a un tratto Bene si accasci, affondando di nuovo il viso nel liquido. Croll di lato, trascinando con s anche la vaschetta di plastica. Per un attimo l'uomo perse il controllo. Tom si strapp la Pentax dal collo e gli sbatt in faccia l'obiettivo. Lo sconosciuto grid e si accasci per il dolore.
Tom tir Bene a s. Tieni gli occhi chiusi, ringhi.
L'uomo si alz e si avvent su di loro, tenendo una mano sull'occhio destro. Tom gli moll un calcio e lui barcoll all'indietro, sbattendo contro il tavolo dell'ingranditore. Tom spalanc la porta del laboratorio, trascinando Bene dietro di s, e si precipit fuori dal negozio insieme a lui. Arrivato su Potsdamer Allee si volt a guardarsi alle spalle e si stup che l'uomo non li stesse inseguendo. Un paio di passanti lanciarono loro qualche occhiata perplessa, ma nessuno pens che avessero bisogno di aiuto.
Tieni gli occhi chiusi, tienili chiusi!, sussurr Tom.
Bene ansimava e avanzava barcollando alla cieca. Tom svolt nel primo vicolo che incontr, fece appoggiare Bene al muro dietro una fila di cassonetti e si assicur di nuovo che nessuno li stesse seguendo.
Ehi, toglimi questo affare dalle braccia!.
Shh!, sibil Tom.
Nella tasca sinistra dei miei pantaloni c' il coltello, sussurr Bene senza fiato. Tom recuper il coltellino e tagli la fascetta di plastica. Bene si massaggi i polsi gemendo. Merda, gli occhi. Non voglio diventare cieco.
Non lo diventerai, disse Tom. Vieni. Uscirono fuori dal nascondiglio, Tom trascin Bene verso il primo portone che trovarono e si mise a bussare.
Nessuno venne ad aprire e lui stava quasi per provare pi avanti quando infine la porta si spalanc e una vecchia signora li guard sconcertata. Evidentemente lo spettacolo non le piacque, perci fece per richiudere la porta, ma all'ultimo momento Tom la blocc con un piede.
 un'emergenza, ansim lui. Ha toccato del liquido tossico. Ci serve dell'acqua. La prego, dov' il bagno?.
Per un terribile istante la signora esit. Tom riflett se fosse il caso di spingerla via e passare, ma alla fine lei ebbe piet e li lasci entrare. Tom spinse Bene nella vasca da bagno, apr la doccia al massimo e gli spruzz l'acqua in pieno viso.
Adesso puoi aprire gli occhi. Hai anche bevuto quella roba?.
Bene scosse la testa e tenne gli occhi chiusi.
Aprili, forza.
Non ci riesco, piagnucol Bene.
S che ci riesci. Avanti, aprili!.
Bene si port le dita tremanti alle palpebre e cerc di sollevarle il pi possibile sotto il getto potente dell'acqua, sperando che bastasse a lavare via anche gli ultimi residui del liquido tossico dalle sue pupille.

Capitolo 5.

Berlino, quartiere di Tempelhof, Marted 5 settembre 2017, Ore 11,31.

Jo Morten sente il peso di quella notte nelle ossa. Veruca l'ha letteralmente prosciugato, proprio come lui sta prosciugando la sigaretta che stringe tra le labbra esangui.
Quando torna a casa dopo nottate come quelle, il suo appartamento a Tempelhof gli sembra sempre un rifugio di pace. Terzo piano a sinistra, Friedrich-Wilhelm-Strae. Gli interni non reggono il confronto con la facciata principesca, ma la casa  pulita, l'appartamento abbastanza grande, e a lui piacciono l'acciottolato, gli alberi lungo la strada e la chiesa del Sacro Cuore. Ma soprattutto gli piace il silenzio quando entra in casa. Sono tutti l, ma nessuno viene a disturbarlo.
Erano passate da poco le tre del mattino quando si  tolto le scarpe all'ingresso ed  sgattaiolato nella stanza delle ragazze. L, con le stesse labbra che adesso stringono cos avidamente la sigaretta, si  baciato indice e medio e con la stessa mano ha sfiorato delicatamente la fronte di Verena e di Maja. Non voleva svegliarle, anche se sperava che aprissero gli occhi e gli regalassero uno dei loro sorrisi per pap.
Poi ha appeso il vestito nell'armadio della stanza da letto, come se tutto il male che rappresenta potesse restarsene appeso l dentro, almeno per una notte.
Finalmente a letto, accanto a sua moglie, ha potuto riposare per un paio d'ore.
Dopo la tumultuosa riunione mattutina in Keithstrae ha assegnato i vari compiti e si  preso un'ora libera.
Joshua Bhm. Dopo Krger,  il primo sospettato a carico del quale ci sono delle prove concrete, anche se riconducibili soltanto all'omicidio della giovane collega. Morten non  affatto sicuro che l'aggressione a casa di Karin Riss e l'omicidio di sua madre siano opera della stessa persona. Il modus operandi non coincide. E poi se Bhm aveva la pistola, chi  che l'ha aggredito? O ha inscenato tutto solo per sviare i sospetti? Quel maledetto caso  pura follia.
Ora Morten  seduto nella sala posteriore del negozio di specialit turche di Yussuf, in mezzo a cesti pieni di verdure, e sta fumando affacciato alla finestra aperta.
Qualcuno bussa, lui lancia il mozzicone nel cortile e chiude la finestra. Yussuf entra senza dire una parola, insieme a lui c' un uomo con i capelli grigi e radi. Ha un cappello in mano e sotto le sopracciglia quasi glabre i suoi occhi, anch'essi grigi, sono due abissi profondi.
Buongiorno, lo saluta Morten.
Buongiorno, risponde l'uomo, facendogli eco con un accento russo.
Yussuf, lasciaci soli, dice Morten. Yussuf annuisce.  un armadio d'uomo, con dei baffoni che gli penzolano tristi ai lati del viso. Morten nota le sue narici dilatate e la fronte aggrottata e capisce che ha fiutato l'odore di fumo. A Yussuf non piace che si fumi vicino alle sue verdure, ma a Morten non dice mai niente. Quattro anni fa la figlia quindicenne di Yussuf  stata uccisa e Morten non si  dato pace finch non ha trovato l'assassino. Yussuf  convinto che non tutti i commissari avrebbero fatto lo stesso per una ragazza araba e suo padre.
Curioso luogo per un appuntamento, dice l'uomo. Si avvicina con circospezione a una cassetta di legno, si siede accanto a Morten e pesca un peperone da una scatola di cartone.
 da solo?, chiede Morten. Mi avevano parlato di un circolo ristretto.
Un circolo ristretto, annuisce l'uomo. Composto da me.
Lei  dell'hsge? Non la conosco.
L'uomo inarca le sopracciglia glabre. L'hsge ha pi di dodicimila membri, credo.
E a quale gruppo appartiene lei?
Non  una garanzia sufficiente che a chiamarla sia stato il suo solito contatto?
Quando fornisco informazioni, ci tengo a sapere con chi ho a che fare.
Mi chiamo Yuri. Ma sono solo un intermediario.
Un intermediario, pensa Morten. Per non lo sembri affatto. Se non fosse per l'accento russo saresti il ritratto perfetto di un ex funzionario della Stasi. Riflette se sia il caso di alzarsi e andarsene, ma se lo facesse, nel giro di poco riceverebbe un'altra telefonata. E poi cosa potranno mai volere? Nonostante le velate minacce e la segretezza, la hsge non  un'organizzazione criminale, ma un'associazione assolutamente legale. Bene, Yuri. Cominciamo allora. Prima me ne vado di qui, meglio . Il mio contatto mi ha detto che sta cercando informazioni in merito alla nostra indagine sulla chiave con il numero diciassette.
Yuri rimane impassibile. Della chiave non mi interessa, dice lucidando il peperone con un lembo della giacca. Lei  a capo della squadra investigativa per il caso del duomo, giusto?.
Morten rimane in silenzio e aspetta. Da come Yuri ha reagito non pare affatto che la chiave gli sia indifferente.
Vorrei, dice Yuri, che lei facesse qualche pressione rispetto ai risultati dell'indagine.
Non se ne parla, sbotta Morten. Chi si crede di essere?
Io personalmente nessuno, risponde Yuri imperturbabile.
E soprattutto, con chi pensate di avere a che fare?, chiede Morten. Sfruttate i vostri ottimi agganci, se li avete davvero, e rivolgetevi direttamente a Bruckmann o al procuratore generale Dudikov. Da loro magari potrete ottenere qualcosa.
Yuri osserva con grande interesse il peperone che ha tra le mani, con un dito pratica un buco nella polpa rossa, tira fuori un pezzetto, se lo infila in bocca e mastica lentamente. Mi ha frainteso. Non sto parlando del genere di pressioni che ha in mente lei, ma di qualcos'altro. Qualcosa che lei pu certamente fare. Si china leggermente in avanti e parla a voce cos bassa che Morten deve accostare l'orecchio alla sua bocca per capirlo. E quello che sente lo fa impallidire.
Yuri si allontana accennando un sorriso, tira fuori un altro pezzetto di peperone e lo offre a Morten. Ne vuole?.
Non si sputa nel piatto in cui si mangia, pensa Morten.
No, grazie. Ma in ogni caso, ormai  troppo tardi.

Capitolo 6.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 12,19.

Pronto, Friderike?
S, chi parla?
Sono Sita Johanns, dell'lka. Ci siamo gi sentite qualche ora fa.
S, buongiorno. Ecco... non  un buon momento adesso, mormora Friderike.
Ti hanno fatto problemi perch ci hai chiamati?.
Silenzio. Sita la sente tirare su con il naso. Gi.
Mi dispiace.
Non fa niente, risponde Friderike, orgogliosa.
Il professor Wittenberg, vero?
Hmm.
Senti, puoi dirmi qual  il numero della stanza di Klara e pi o meno dov'?
Vuole andare da Klara? Lui non glielo permetter mai!.
Non ti preoccupare, non pu ostacolare un'indagine di polizia. Ci penso io.
Friderike rimane in silenzio per un istante, poi comincia a ridacchiare. Quel pensiero la diverte. Wittenberg impotente di fronte alla polizia. Deve salire al primo piano, poi il corridoio a destra. Arriva in fondo e gira di nuovo a destra. Stanza 128.
Grazie Friderike.
Dottoressa Johanns? Potrebbe richiamarmi dopo se... ecco....
Friderike, so che vuoi sapere cos'ha la signora Winter, ma pu darsi che non mi sia permesso dirtelo.
All'altro capo della linea Sita sente un silenzio deluso. Capisco, dice infine Friderike.
Ma se c' qualcosa che posso raccontarti, ti telefono, okay?.
Friderike ringrazia educatamente e riattacca.
Sita fa un respiro profondo. Pi ossigeno, meno stanchezza. La scala che porta al piano di sopra  piuttosto ampia, il corrimano  nero ed elegante. Di sicuro una volta il soffitto era tutto stuccato, adesso i suoi passi riecheggiano sulla volta coperta solo da semplice intonaco. Arrivata al primo piano lancia un'occhiata dalla finestra. Wittenberg  una macchia bianca che si aggira frenetica tra i cespugli vicino alla cappella. Sita spera che il piccolo terrier non si faccia acchiappare tanto presto.
Nel corridoio risuona il rumore di stoviglie,  ora di pranzo. Ai pazienti viene servito un piatto di minestra calda. Sita vede tre donne venirle incontro, una di loro batte ritmicamente un cucchiaio sul palmo della mano e fischietta a labbra strette mentre si dirige verso la scala insieme alle altre. Questa  l'ala femminile, da qualche parte al piano terra dev'esserci la sala comune. Nella stanza delle infermiere qualcuna alza brevemente lo sguardo quando Sita passa davanti alla porta, ma nessuno le dice niente. Alla fine del corridoio lei svolta a destra.
Mi scusi! Chi  lei?.
Maledizione! Sita si ferma, si stampa sulla faccia il suo sorriso migliore e si volta, andando incontro all'infermiera che le  corsa dietro. Sulla targhetta appesa al camice c' scritto meret,  una donna robusta e dall'aria determinata.
Buongiorno, sono la dottoressa Johanns, dell'lka di Berlino, si presenta Sita. Io e il professor Wittenberg stavamo andando a visitare la signora Winter. Lui mi ha detto di precederlo, sta arrivando. Fa un sorrisetto imbarazzato. Aveva un po' da fare.
S, non  la prima volta, dice l'infermiera Meret con un vago tono di rimprovero. Poi squadra Sita con i suoi occhi azzurro acciaio e una certa diffidenza.
Lei  un'agente di polizia, quindi?
Sono una psicologa, in forza al corpo di polizia.
Ah. E cosa vuole da Klrchen?
Solo conoscerla. Non si preoccupi, ne ho gi parlato con il professor Wittenberg. Se vuole pu chiedere conferma all'accettazione.
L'infermiera Meret prende un telefono cordless dal taschino del camice e compone un numero. Sita prega che non stia chiamando direttamente Wittenberg.
Hmm, brontola l'infermiera Meret. Tipico di Schaben. Se avessi un centesimo per tutte le volte che lei se ne va quando le pare, sarei milionaria. Riattacca il telefono e guarda un'ultima volta Sita. Sa il numero della stanza?
128.
Bene, sospira l'infermiera Meret. Ma non faccia agitare la mia principessina di Francoforte.
Principessina di Francoforte?
Il professor Wittenberg non gliel'ha raccontato?
Ah gi!. Sita si batte una mano sulla fronte. Heidi, certo. La ragazzina sulla sedia a rotelle, la figlia di quella ricca famiglia di Francoforte. Come si chiamava di cognome? Sesemann forse? Klara Sesemann. Nella serie, intendo.
S, ricorda bene.
Un'ultima domanda, azzarda Sita. Per caso ricorda quanti anni aveva Klara quando  arrivata qui?.
L'infermiera Meret alza le spalle. Anche volendo non saprei,  successo almeno una decina di anni prima che fossi assunta.
Capisco, grazie.
Come ho gi detto, stia attenta per favore. L'infermiera Meret la saluta con un breve cenno del capo e Sita si incammina di nuovo verso la sua destinazione. La stanza di Klara Winter  la penultima del corridoio. Prima di entrare, chiude gli occhi per un attimo. Inspira. Espira. Per Sita esistono solo due modi di avere a che fare con persone che vivono nel loro mondo privato. Concentrandosi al massimo e sperando di trovare una connessione con loro attraverso l'analisi, oppure calandosi in una dimensione di incertezza, come se entrasse in una stanza priva di aria e dovesse lasciarsi andare all'istinto, per immergersi completamente nel loro mondo. Non sa cosa trover dietro quella porta, sa solo che vuole sapere qualcosa da Klara. Perci non  Klara che deve aprirsi a lei, ma lei che deve aprirsi a Klara.
Riapre gli occhi, la porta della stanza  color crema e a cassettoni, in linea con l'arredamento, e sembra massiccia quanto la porta di un appartamento. Sita tira fuori il cellulare dalla tasca, toglie la suoneria e avvia l'app degli appunti vocali. Poi rimette il telefono nella tasca posteriore dei pantaloni, stando attenta a non coprire il microfono.
Infine bussa due volte alla porta ed entra.
Klara  seduta sull'orlo del letto, rigida come una statua di cera. Solo la sua mano fa un piccolo scatto, come se avesse appena scoperto qualcosa. Ha le guance leggermente arrossate, su un volto altrimenti pallido ed emaciato, i capelli sono legati in uno chignon severo. Curiosamente non si volta verso la porta quando Sita entra, ma il suo sguardo rimane fisso sulla parete di fronte. Una reazione innaturale, come condizionata, anche se lei non sembra un soggetto apatico. Qualcuno deve averglielo insegnato, pensa Sita. Qualcuno che ha imposto su di lei la sua autorit e l'ha ridotta all'obbedienza. In quell'istante si rende conto di essere in modalit analisi. Ma  quella sbagliata. Deve sciogliersi, essere pi libera.
Ciao, dice a bassa voce. Mi chiamo Sita.
Le pupille di Klara Winter si spostano per un attimo su di lei, come se volesse guardarla, ma allo stesso tempo cercasse di impedirselo. Sita aspetta un momento e guarda il muro pieno di cifre in colonna. La successione dei mesi  maniacale, le cifre sembrano quasi incise nel muro, come se lei avesse premuto forte con la penna sull'intonaco e poi avesse ripassato le linee con l'inchiostro. Sembra il calendario di un carcerato, pensa Sita. Poi si stupisce dello spirito di osservazione di Friderike. A un primo sguardo  difficile notare che nel calendario manca sempre il numero diciassette, perch Klara non ha lasciato un buco, semplicemente ha scritto il numero diciotto e alla fine di ogni mese ha aggiunto un trentadue o un trentatr.
Sei nuova?, chiede Klara.
Ghiaccio sottile. S, risponde Sita, senza sapere cosa intenda veramente.
L'altra non  durata molto. Tu sembri pi grande. Perch non sei vestita di bianco?
Perch non sono un medico. E neanche un'infermiera.
No?
No. Non ho nessun potere qui.
Bugia.
Perch lo dici?, chiede Sita.
Se non sei una di loro, allora devi essere una di noi.
 cos, dice Sita.
Non  vero, sussurra Klara. Sembra quasi che abbia paura che possa davvero essere cos.
Per qualche istante guardano insieme il calendario. Klara rimane seduta, Sita in piedi.
Sei... una di noi?, chiede Klara, lanciando un'occhiata angosciata alla porta.
S.
Non  vero!, sbotta Klara.
Invece s.
E perch sei qui?
Perch?. La risposta sale istintivamente e dal profondo alle labbra di Sita. Per Ges.
Nella stanza cala il silenzio.
Sita sente ticchettare nella testa una lancetta immaginaria che misura il tempo che scorre in attesa di una risposta. In attesa di sapere se la conversazione andr avanti o se ha osato troppo.
Lui ha salvato anche te?, sussurra Klara.
Oh, s, sospira Sita, sollevata.
Non me lo porterai via, capito?, l'aggredisce Klara, cos all'improvviso da farla sussultare.
Non lo far.
Fammi vedere il seno, le ordina Klara.
Certo che no,  il primo pensiero di Sita. E poi: Ma che c'entra con tutto questo? Ma se si rifiutasse di farlo, sa che finirebbe l. La finestrella che ha aperto verrebbe subito sbarrata di nuovo. Deve darle qualcosa, lasciarsi andare, per poter guardare pi a fondo nel mondo di Klara. Si sfila la camicia dai pantaloni, la solleva e sposta il reggiseno. Adesso  seminuda davanti a Klara. Lei la squadra, osserva la cicatrice della bruciatura sul fianco e il tatuaggio che c' sopra. Non sono abbastanza piatte, dice infine. E neanche grosse come quelle di Maria. Non sei una rivale, commenta infine soddisfatta.
Sita infila di nuovo la camicia nei pantaloni. Klara  una donna come lei, ma in qualche modo ha la sensazione di essersi spogliata di fronte a un uomo.
Cosa ti ha fatto?, chiede Klara.
Mi ha aiutata, come ha fatto con te.
No, no, no. Non Ges. Cosa ti ha fatto lui?.
Sita esita per un istante. Apriti, sente sussurrare nella testa. Mostrati. Afferra i capelli con una mano e si toglie la parrucca.
Per un attimo Klara rimane senza parole. Ti ha tagliato i capelli?, mormora. I capelli? E... quella?. Con l'indice adunco indica la bruciatura sul viso di Sita.  stato sempre lui, vero?.
Sita annuisce. Con un ferro arroventato.
Klara solleva la camicia da notte e mostra a Sita la schiena. Friderike le aveva parlato delle cicatrici, ma vederle  un'altra cosa. Riesce quasi a sentire su di s il dolore che Klara deve aver provato e si chiede di nuovo perch Wittenberg le abbia mentito a riguardo.
Ecco, dice Klara. A me ha fatto questo. Ma il nostro Salvatore far guarire tutte le ferite. Poi una strana risatina, che sembra quasi un singulto. Il Salvatore.  per questo che si chiama cos, no? Con la sua piuma. La usava per sfiorarmi le ferite. I suoi occhi si illuminano. A te posso dirlo, giusto? Sei una di noi. Ma non portarmelo via. Ho ancora la piuma, guarda. Con un cenno del mento indica il comodino su cui  posata una Bibbia. Tra le pagine spunta una lunga piuma chiara.
Sita fissa la punta bianca che sporge dal libro e sente un brivido percorrerle la schiena al pensiero di cosa deve aver passato Klara.
Da dove vieni?, le chiede con cautela.  la sua prima domanda spontanea, finora ha solo risposto e spera che Klara non si faccia diffidente.
Lei corruga le sopracciglia. Perch me lo chiedi? Veniamo tutte dallo stesso posto. Scruta Sita con sguardo penetrante. O tu non vieni dall'ospedale? Allora non sei una di noi.
Non intendevo l'ospedale, dice Sita scuotendo la testa. Volevo dire prima.
Cosa c'era prima dell'ospedale l'ho dimenticato, mormora Klara.
Anche il tuo nome?
No, quello  tornato.
E come ti chiami?
Klara. Qui lo sanno tutti. Si china in avanti e le sussurra con fare complice: Hanno persino scoperto il mio cognome. Winter.
Sita annuisce, ma non sa quanto ci sia di vero e quanto di inventato in quello che ha sentito. O Klara non ricorda, oppure si chiama davvero cos. Torna a guardare la parete coperta di numeri. Mi piace il tuo calendario.
Quella stupida infermiera dice che  sbagliato, di sicuro vuole che lo corregga. Ma io non lo faccio. Serra le labbra. L'ho fatto vedere a lui!.
A me sembra perfetto, sussurra Sita. Senza quel numero.
Le labbra di Klara tremano. Non sopporto quel numero.
Io lo odio.
 il Diavolo che l'ha scritto sulla parete. Ed  ancora all'ospedale, quel numero. Una volta l'ho cancellato. Klara si stringe le braccia intorno al corpo e comincia a dondolare avanti e indietro come una bambina piccola. Il suo sguardo si fa vacuo e le lacrime prendono a scorrerle lungo le guance. Da allora mi  rimasto attaccato sopra, non riesco a liberarmene. Mai, mai, mai. Neanche Ges pu cancellarlo. E ho mentito. Ma Ges  davvero il figlio di Maria. Questo non me lo perdoner mai.
Sita deglutisce. Le dispiace per Klara e questo sarebbe il momento di fare una pausa, ma vorrebbe dire anche richiudere la finestra. Lui mi manda dei messaggi, si azzarda a dire. Li ricevi anche tu? L'hai mai incontrato?.
Tutto a un tratto Klara si ferma e rimane impietrita.
Maledizione.
Scusa, mormora Sita. Non me lo devi dire.  che ho... nostalgia.
La guancia di Klara ha un guizzo. Mi ha proibito di parlarne, sussurra.
Anche a te?, chiede Sita.
Klara la guarda e sembra lottare contro se stessa.
In quel momento la porta della stanza si spalanca e il professor Wittenberg compare sulla soglia con il volto paonazzo. Alle sue spalle c' l'infermiera Meret. Cosa ci fa qui?, tuona. Poi nota i capelli rasati di Sita e la parrucca. Chi  lei? La denuncer per turbamento della quiete e destabilizzazione di una paziente. Le far ritirare l'abilitazione.
Sita cerca di rimanere calma, anche se dentro di s sta ribollendo. Un altro paio di minuti e forse avrebbe scoperto qualcosa di decisivo. Adesso la finestra si  richiusa definitivamente.
Non ce l'ho l'abilitazione, risponde freddamente. Solo il diploma, il che mi basta e mi avanza. E quello temo che lei non possa togliermelo.
Si alza e fa per uscire, ma Wittenberg le blocca il passaggio.
Direi di proseguire la nostra discussione fuori di qui, dice lei. Eviterei di doverla denunciare anche io per sequestro di persona. Inoltre non credo che questo tono faccia molto bene alla sua paziente. Lancia un'altra occhiata a Klara che si infila furtivamente un pezzetto di carta in bocca, lo mastica e lo ingoia.

Capitolo 7.

Stahnsdorf, 19 ottobre 1998, Ore 15,20.

Tom e Bene erano seduti uno accanto all'altro su un malconcio divano marrone. Di fronte a loro ticchettava un orologio a pendolo. Con il capo gettato all'indietro, Bene sbatteva furiosamente le palpebre. Aveva gli occhi tutti rossi. La signora anziana che li aveva fatti entrare usc in pantofole dalla cucina, con un sorriso miope e gli occhiali a fondo di bottiglia. In mano aveva un vassoio con dei biscotti al cioccolato e due bicchieri di Coca Cola.
Bene bevve il suo con avidit e poi torn a poggiare il capo all'indietro. Le sue mani tremavano, il viso era tutto irritato, i brufoli escoriati.
Come va?, chiese Tom.
Coolio, rispose Bene.
Riesci ad aprire gli occhi?
Mi bruciano.
Ma cosa  successo?, chiese la signora.
Mi hanno lanciato addosso qualcosa.
Cos, senza motivo? Non  possibile, ribatt lei.
Per caso ha un altro po' di Coca Cola?, chiese Bene.
Vado a guardare gi in cantina, ne ho sempre qualche bottiglia di scorta. Mio nipote ci va pazzo e mia figlia non gli d il permesso di berla.  un po' stramba, povera ragazza.
Posso andare a prenderla io, si offr Tom. Deve solo dirmi dove la trovo.
Sciocchezze. Rimani con il tuo amico, rispose lei, avviandosi verso la porta.
Mi hai salvato il culo amico mio, sussurr Bene. Bang! Quello ha urlato come un pazzo. Ma che gli hai fatto?
La macchina fotografica in faccia, rispose secco Tom.
Che figata, gemette Bene. Quello stronzo. Se l' meritato. Hai visto che fisico che aveva, un torello. Come hai fatto a sfuggirgli....
Tom non era sicuro di trovare tutta quella faccenda una figata, ma in ogni caso era contento di essere riuscito a filarsela dal negozio. Per c'era una cosa che non gli dava pace. Non ci ha trovati per caso, vero?, sussurr.
No. Certo che no.
E ha detto che ha visto Vi. Dobbiamo andare alla polizia.
Hmmm, mormor Bene. Non lo so se sono in grado di trovare quello stronzo. Andr a finire che non ci crederanno di nuovo e ci ritroveremo un'altra volta seduti l al commissariato per ore e....
Non mi interessa, io voglio trovare Vi, sibil Tom.
Giusto. Hai ragione. Ma che succede se non ci credono? Non abbiamo prove che le cose siano andate... anzi, aspetta. Bene si raddrizz, agitato, e cerc di guardare Tom, ma riusc solo a sbattere le palpebre freneticamente. Ce l'abbiamo invece! La macchina fotografica. Forse sopra c' il sangue di quel tizio.
Merda!, sbott Tom.
E perch?  fantastico.
No, rispose lui a bassa voce. La Pentax  rimasta al negozio, mi  caduta. E anche la pellicola e le foto devono essere ancora l.
Merda, gemette Bene strofinandosi gli occhi.
Quello lo eviterei, giovanotto. La signora era tornata con una bottiglia di Coca Cola in mano e gli rivolse un'occhiata di rimprovero. Strofinarli fa solo peggio. Ho telefonato al mio vecchio amico Ferdinand.  un medico, adesso  in pensione ma ha ancora un blocchetto per le ricette. Sta venendo qui a darti un'occhiata.
Ah, grazie, disse Bene sorpreso.
S, grazie mille, aggiunse Tom, anche se con la mente era gi altrove. La faccenda della macchina fotografica e delle foto non gli dava pace. E se Bene aveva ragione? Se nessuno gli avrebbe creduto? La storia del cadavere scomparso e poi della chiave, e come se non bastasse Karin che tutto a un tratto diceva di non avere visto niente e di non sapere nulla di nessuna chiave, li avevano fatti passare per degli idioti.
La polizia si era mossa in forze, con due imbarcazioni e i sub, e alla fine si erano arrabbiati parecchio. E non aveva aiutato affatto che Karin dopo si fosse scusata e avesse ammesso a bassa voce, tra le lacrime, di aver visto la chiave.
Le sue bugie l'avevano fatto infuriare. Se non avesse avuto l'impressione che la polizia non gli avrebbe creduto comunque, le sarebbe saltato alla gola.
Bene aveva ragione! Avevano bisogno della macchina fotografica per provare cosa era successo nel negozio. Forse sul bordo metallico della lente erano rimaste davvero tracce di sangue di quel tizio. Anche la faccenda delle foto era molto strana. Portava a sviluppare delle foto scattate sott'acqua, nel canale, e subito dopo spuntava fuori quel tizio grosso come un armadio.
Tom si schiar la gola. Ah, signora....
Weiss, disse lei sorridendo.
Signora Weiss, mi sono appena accorto di aver dimenticato la mia macchina fotografica. Lanci un'occhiata a Bene. Vado un attimo a prenderla.
Sei pazzo?, protest Bene. No che non ci vai.
Andr tutto bene, disse Tom. Star attento.
E se quello....
Se c' non entro proprio, okay?
No, te lo puoi scordare, rispose Bene. Vengo con te.
La vecchia signora li guardava perplessa. Tu devi aspettare che arrivi Ferdinand.
Esatto. Resta qui, tanto non ci vedi neanche bene, disse Tom deciso. Poi si alz. Tranquillo, ci metto un attimo. Cinque minuti e sono di nuovo qui.
Ehi, stai attento!, disse Bene.
Tom era gi sulla porta.
Usc in strada e si avvi a passo svelto verso il negozio di fotografia. L'insegna azzurra foto grasser campeggiava sopra l'ingresso e vederla gli mise sottosopra lo stomaco. Non mollare adesso, pens. Se fossi nei panni di quel tizio me la sarei filata da un bel pezzo. Avr pensato che siamo andati subito alla polizia.
Sulla porta era ancora appeso il cartello chiuso e Tom prov a sbirciare all'interno. Non vide nessuno. E se la porta era chiusa davvero? Prov con cautela la maniglia. Era aperta! Sgattaiol all'interno. Con sua grande sorpresa not che la vetrina era in frantumi e mancavano due delle Nikon che prima aveva guardato con tanta ammirazione. Quel tizio era anche un ladro.
La porta della stanza sul retro era aperta, la tenda era solo leggermente scostata. La luce rossa era spenta, il laboratorio era immerso nel buio. Sotto ai piedi Tom sent i frammenti della vetrina. Scost la tenda. Il polveroso mollettone ricadde pesantemente alle sue spalle e tutto a un tratto si ritrov immerso nel buio. Cerc a tentoni l'interruttore e la luce rossa illumin la stanza. Qualcuno doveva aver rimesso tutto a posto. Il pavimento era asciutto, la vaschetta di plastica era di nuovo al suo posto, vuota, e la latta era sparita. In mezzo alla stanza c'era la Pentax.
Tom si guard intorno. Qualcosa non gli tornava. Perch ripulire tutto, come se non fosse successo nulla, e poi lasciare l la macchina fotografica? Sarebbe stato pi logico farla sparire, e il prima possibile. La raccolse e prov a pensare a dove potessero essere le foto. Poi vide un grosso schedario pieno di buste in un angolo. I lavori da consegnare ai clienti. Con le dita tremanti cominci a scorrere i nomi, uno dopo l'altro, busta dopo busta. La luce rossa rendeva difficile decifrare la scrittura incerta di Grasser e Tom si chin in avanti per leggere meglio. Proprio in quel momento un pugno lo colp sui reni. Qualcuno lo tir indietro e un altro pugno si abbatt sulla sua guancia. Tom cadde a terra e la Pentax sbatt sulle piastrelle.
Il suo aggressore lo inchiod a terra, la sua sagoma incombeva su di lui. Tom sentiva il gelo del pavimento sulla schiena. Poi gli arrivarono due ceffoni, forti come i colpi di una pala. La sua testa vol da un lato, poi dall'altro. Davanti agli occhi vide delle stelle luminose su uno sfondo rosso intenso.
Ti ho preso, stronzetto, ringhi una voce maschile. In mezzo alle stelle comparve un volto deformato da un ghigno derisorio, con un occhio gonfio dal quale spuntava un frammento insanguinato dell'obiettivo della Pentax.
E adesso ti far male finch non mi dirai dov' tua sorella. Hai capito?.

Capitolo 8.

Garage di Tom, Marted 5 settembre 2017, Ore 14,27.

Tom osserva la foto sbiadita di Potsdamer Allee, Stahnsdorf. A sinistra il fornaio, a destra un appartamento, e in mezzo l'insegna azzurra foto grasser. Una porta a vetri con una grossa maniglia. Appeso a una catenina attaccata a una ventosa il cartello chiuso. In vetrina un paio di brutti ritratti con un telo di seta sullo sfondo. Accanto alla foto, appesa con una puntina, ce n' un'altra, un primo piano di Grasser.
Sotto sono appese altre fotografie, in cui si vede il ponte ferroviario abbandonato sul canale di Teltow. Dettagli della ringhiera da cui si lanciarono allora. Dei graffi che potrebbero essere stati lasciati da qualcuno che ha sollevato un cadavere per buttarlo gi. Oppure no. Chiss. Poi le foto del fondale. E anche del punto in cui  stato ritrovato il cadavere che apparentemente era di Viola. Foto della sua tomba al cimitero di Stahnsdorf. E foto di Viola, in realt immagini prese da vecchie foto di suo padre. Il biglietto con le sue scuse. Disegni di varie piume bianche, di anatre, cicogne, cigni, gabbiani. Tom ha fotografato ogni ricordo e ogni traccia. Il garage  una riproduzione del suo cervello, un luogo oscuro e silenzioso che nessuno conosce e in cui lui pu stare da solo con Vi.  come entrare nella propria testa. Deve solo tendere una mano per toccare il passato.
E ogni volta Viola gliela afferra e la stringe.
In realt si tratta di due garage adiacenti, all'interno di un cortile vecchio e disordinato dove ce ne sono altre due dozzine.
Una porta metallica di un azzurro sbiadito  l'entrata del primo garage, dove c' la sua Harley arrugginita. Gliel'ha regalata Bene e Tom l'ha guidata due volte in totale. La prima per far piacere a Bene, la seconda per portarla qui.
Al secondo garage si accede solo passando dal primo, l'ingresso indipendente  stato murato. Fatta eccezione per la porta, la stanza  circondata da pareti senza aperture e attrezzata con riscaldamento, ventilazione, elettricit e acqua corrente. Una volta Tom veniva qui a sviluppare le foto, adesso l'ingranditore e le vasche sono in un angolo, sostituiti da un computer e da una stampante a colori.
Il garage  una delle poche cose per cui lui ringrazia suo padre, e che lui gli ha regalato volentieri. Forse perch si trova a tre chilometri da casa sua, o forse perch la nuova non sapeva che farsene. Ricavare qualche soldo da quella vecchia baracca sarebbe stato impossibile. Per il suo diciottesimo compleanno Tom ha chiesto di poterlo usare e suo padre ha detto di s.
Due anni pi tardi hanno litigato, quando Tom ha annunciato di voler entrare in polizia. Suo padre lo ha minacciato, ha detto che poteva scordarsi il garage se avesse fatto una cosa del genere.  arrivato persino a pretendere di riavere le chiavi, ma Tom si  rifiutato. Invece ha fatto i bagagli, se n' andato di casa, si  sistemato nel garage e si  iscritto all'esame di idoneit per entrare in polizia.
Il loro litigio  durato due anni, poi hanno ricominciato a parlarsi. Anche se mai del garage.  sempre stato censurato nelle loro conversazioni, un posto che non ha neanche il diritto di esistere. A Tom nel frattempo  venuto il sospetto che suo padre non stia invecchiando bene e abbia completamente dimenticato la sua esistenza.
Per Tom invece, quel posto  un monumento che serve proprio a ricordare.
Adesso  seduto l, nella sua testa, in mezzo a fotografie e immagini, con il computer acceso e il file audio che Sita gli ha spedito via mail, spiegandogli che sta seguendo una pista che l'ha portata in una clinica psichiatrica, da una paziente di nome Klara Winter che ha una strana fobia per il numero diciassette. All'inizio della registrazione si sente solo il fruscio di vestiti.
Ciao, mi chiamo Sita.
Sei nuova?, chiede una voce femminile, evidentemente questa Klara Winter.
S, dice Sita.
L'altra non  durata molto. Tu sembri pi grande. Perch non sei vestita di bianco?
Perch non sono un medico. E neanche un'infermiera.
La conversazione va avanti per un po' e Tom prova un'accresciuta ammirazione per Sita. Il modo in cui riesce a calarsi nel discorso, a guidarlo e allo stesso tempo a mettersi dalla parte di Klara  affascinante.
Perch sei qui?, chiede Klara.
Per Ges, risponde Sita.
Tom sussulta. Ges? Che c'entra adesso?
In quel momento il suo cellulare, che ha posato sul tavolo accanto al computer, comincia a squillare. Sullo schermo compare il nome di Morten. Tom ferma la registrazione del colloquio con Klara Winter, guarda il telefono esitante e poi risponde. Babylon.
Jo Morten.
Tom si aspettava un esordio furioso e l'ordine di Morten di ritornare immediatamente in Keithstrae per farsi interrogare dai colleghi, invece segue una curiosa pausa.
Tom, dice Morten. Sembra quasi che faccia fatica a parlare. Devo chiederti un favore. C' una cosa che dovresti fare per me, ma non deve saperlo nessuno.
Adesso  Tom che ha bisogno di un momento di pausa. E perch vieni a chiederlo proprio a me?
Perch sei l'unico che  fuori dall'indagine.
Tom  senza parole, non capisce il senso di quello che Morten sta dicendo. Ha forse a che fare con tutta la sua segretezza sulle condizioni di Drexler? Pensavo di essere fuori dall'indagine perch non ci si pu pi fidare di me.
Prima non ci si poteva fidare. Adesso che hai vuotato il sacco s. Ma non puoi comunque portare avanti l'indagine. Morten fa una breve pausa, il tempo di un tiro di sigaretta. Almeno non ufficialmente.
Quindi vuoi che faccia qualcosa di nascosto. Non so se posso correre questo rischio.
 una faccenda, come dire, delicata. Ma niente di vietato.
Per non ne posso parlare con nessuno.
Esatto.
E ha a che fare con il nostro caso.
S.
Tom non sa se imprecare o gioire.  una situazione controversa e Morten non sarebbe cos evasivo se non ci fosse qualche grosso ostacolo. Si appoggia allo schienale della sedia e posa lo sguardo sulle fotografie di Vi. In una lei guarda fisso l'obiettivo, con quello sguardo limpido e penetrante che gli ricorda tanto sua madre, cos tanto da fargli male. Okay, dice. Di che si tratta?.
Questa volta sente benissimo Morten che aspira la sigaretta, trattiene per un attimo il fiato e butta fuori il fumo. Oggi ho parlato con un informatore.
Come si chiama?
Non importa. Il punto  che c' qualcuno della ex Stasi, o se preferisci l'mfs, che  interessato al nostro caso.
Come scusa?, chiede Tom perplesso. La Stasi?
Il mio informatore non aveva dubbi.
E quanto  affidabile?, chiede Tom.
A livello personale... non saprei dirti. Ma sembra il caso di prenderlo sul serio.
Okay, riflette Tom. A parte il fatto che alla Stasi viene attribuita qualsiasi cosa, che vuol dire interessato?
Credo, dice Morten, che sia qualcosa che ha a che fare con la chiave, o le chiavi. Questa faccenda deve aver spaventato qualcuno.
Forse ci sono altre persone che hanno ricevuto la chiave, ipotizza Tom. Qualcuno che finora non si  fatto vivo.
Oppure c' qualcuno che ha paura di riceverne una, conclude Morten. Chiss quante ce ne sono ancora in circolazione. Ma per tornare alla Stasi: la scientifica ha stabilito che la chiave risale ai tempi della ddr, era prodotta dall'azienda del popolo Gera. Dalle foto per non si riesce a capire quando e per quale scopo sia stata fatta. Ti viene in mente qualcuno del tuo gruppo di allora che potrebbe essere collegato alla Stasi?.
Tom guarda a sinistra, dove sono appese delle foto di loro da piccoli. Karin, Josh, Nadja, Bene e lui.
Non posso escluderlo. La Stasi aveva uomini dappertutto. Ma non ricordo niente di concreto.
A parte Grasser, gli viene in mente. Il fotografo era sicuramente coinvolto, ma probabilmente era soltanto un pesce piccolo, inoltre  morto da un bel po'. E poi c' quell'altro. Ma di lui non pu assolutamente parlare a Morten.
Cosa dovrei fare per te esattamente?, chiede.
Conosco qualcuno che potrebbe avere un'idea di cosa sta succedendo.
Un'idea? Che intendi?
Non ne sono sicuro, ma  comunque una fonte interessante.
Qualcuno della Stasi?, chiede Tom.
S.
Ce n'erano tanti, per.
S, ma ai vertici la piramide si restringe parecchio.
Tom fa un respiro profondo. Quindi stanno parlando di qualcuno di importante. Di solito Morten non si fa scrupoli a dire chiaro e tondo come stanno le cose, adesso invece sta tergiversando. Perch non ci parli tu di persona?.
Morten rimane in silenzio per un lungo istante e aspira di nuovo dalla sigaretta. Posso fidarmi della tua discrezione?.
Dopo ieri notte non hai molta scelta, pensa Tom. Sai che ti ho riconosciuto all'Odessa. Gli viene in mente che forse Morten si sta riferendo anche a questo.
S, conferma lui, anche se il suo tono non suona affatto sincero e si sente rivoltare lo stomaco. S, puoi fidarti. A meno che non ci sia dentro anche tu.
Morten pare aver bisogno di pensarci su un po'.
Senti, dice Tom, se  una cosa cos complicata, forse  meglio che ci parli direttamente tu.
Non posso, risponde Morten. Non ci rivolgiamo la parola da anni. L'uomo di cui parlo  mio padre.

Capitolo 9.

Stahnsdorf, 19 ottobre 1998, Ore 15,58.

Non lo so, piangeva Tom. Neanche io so dove sia. Sono tre mesi che la cerchiamo.
L'uomo era seduto sopra di lui, con le ginocchia a sinistra e a destra del suo petto. Un gigante con il volto gonfio illuminato dalla luce rossa della camera oscura.
Allora non mi sono spiegato, ringhi. Ho visto tua sorella non pi di una settimana fa, insieme a un uomo su un tram.
Tom spalanc gli occhi. Dove?
Non sei tu che fai le domande, non importa dove. Io voglio sapere dov' adesso, capito?.
Ma io non lo so, disse Tom disperato. Crede stia dicendo una bugia? Sono andato persino in chiesa a confessarmi, ho pensato che mi avrebbe fatto sentire meglio....
In chiesa? E cosa hai confessato?
La faccenda della chiave, disse Tom. Ho detto che l'avevo data a lei e che  per questo che lei  sparita.
A chi hai fatto la confessione?
Al pastore Winkler.
Bernhard Winkler? Idiota, quello  solo l'organista. E poi  un evangelico, gli evangelici non fanno la confessione.
Prima era un pastore, me l'ha detto lui. Gli ho chiesto se poteva farlo e mi ha detto di s, dichiar Tom con le lacrime agli occhi. Ricordava ancora bene la chiesa vuota, lui seduto all'ultimo banco, con la schiena appoggiata alla parete fredda. Winkler gli aveva promesso solennemente che non l'avrebbe detto a nessuno.
Non lo so dov' mia sorella. Poi alz il mento con fierezza. Ma se lo sapessi non glielo direi mai.
Lo sconosciuto gli diede un altro ceffone, poi si alz, tir Tom in piedi e lo spinse contro la parete.
Gi i pantaloni, sibil.
Cosa?
Tira gi i pantaloni e anche le mutande, fino ai piedi.
Tom cominci a sentirsi male. L'umiliazione era gi abbastanza, ma adesso cosa aveva in mente quell'uomo?
Sbrigati!.
Tom maledisse la propria ingenuit. Come gli era venuto in mente di tornare l? Con le dita tremanti si slacci la cintura e cal pantaloni e mutande fino alle scarpe.
Aveva le guance in fiamme per gli schiaffi che aveva ricevuto.
L'uomo lo afferr per la mascella e lo fece voltare verso un arnese che stava sopra lo schedario. Lo vedi? Lo sai cos'?.
Terrorizzato, Tom fiss la grossa forbice ricurva con cui si tagliavano le fotografie e i passe-partout. Le ginocchia gli cedettero, ma la presa dell'uomo era cos salda che gli imped di cadere.
Lo sai o no che cos'?
S, riusc a dire Tom.
L'uomo afferr l'impugnatura della forbice e la fece ruotare, adesso le lame dondolavano sul banco da lavoro come una specie di ghigliottina. Puoi scegliere se l sotto vuoi metterci il tuo affare o il mignolo, disse con un ghigno sardonico. Non fa molta differenza per quel che riguarda le dimensioni.
No, sussurr Tom.
E invece s, lo prese in giro l'uomo.
Per un terribile minuto cal il silenzio. Ma forse erano passati solo un paio di secondi. I pensieri di Tom volavano, il suo sguardo vagava nella stanza, alla ricerca di una possibilit di fuga, di salvezza, per quanto improbabile.
Allora il tuo affare direi, decise l'uomo.
In preda alla disperazione, Tom si lanci in avanti, afferr il pesante attrezzo e lo scagli contro l'uomo, colpendolo al fianco. Lui per non lo lasci andare e con il braccio sinistro gli assest un pugno allo stomaco. Tom si pieg in due come un fuscello, e quando l'uomo lo lasci andare si accasci sul pavimento. Nel giro di un secondo lo sconosciuto fu di nuovo su di lui, avvicin a s le forbici, tolse la protezione di plastica e costrinse Tom a mettere due dita sotto la lama, premendo cos forte da inchiodarle sulla superficie.
Te lo concedo piccoletto, ghign. Sei un ragazzino tosto, non come il tuo amico. Ma credimi, ho ridimensionato gente molto pi tosta di te. Non hai scampo. Se non parli adesso, puoi dire addio alle dita. E lo sai cosa viene dopo, salsicciotto bello, vero?.
Tom annu. Le lacrime gli scorrevano lungo le guance, ma non sapeva se fossero di dolore, di rabbia o di paura.
Ma perch cerca proprio mia sorella?.
L'uomo lo fiss sorpreso. L'occhio gonfio lo faceva assomigliare a un animale selvaggio. Perch devo ricambiare un favore e questo rende la faccenda ancora pi seria di quel che credi tu, ragazzino.
Ma se mi uccide non sapr mai dov' mia sorella, disse Tom disperato.
E chi ha detto che voglio ucciderti? Magari il tuo stupido amico, quel fanfarone, lui potrei anche ucciderlo, ma a te, come ho detto, disse ridendo, taglier solo qualche pezzetto qua e l....
Tutto a un tratto lo sconosciuto si irrigid, spalanc gli occhi e prese ad ansimare e toss, come se qualcuno l'avesse colpito forte sulla schiena.
Un istante dopo una lama scintill sotto la luce rossa e si piant nel suo collo. C'era qualcuno dietro di lui. Una fontana scura sgorg dalla ferita aperta e il liquido caldo schizz sul volto di Tom. L'uomo si port le mani al collo, il sangue gli col tra le dita. Dietro di lui c'era Bene che continuava a piantargli il coltello nella schiena, con il volto deformato dalla rabbia e dalla paura. L'uomo tent di difendersi, gemette, rotol su un fianco e tent di assestare un calcio a Bene, ma lui gli salt addosso e lo colp al petto con il coltello. Una volta, due. La lama scivol sulle costole dell'uomo con un rumore sordo e penetrante, e lui prese a sussultare grottescamente. Solo a quel punto Bene si allontan, come se lo sconosciuto fosse diventato improvvisamente velenoso, e scivol all'indietro sul pavimento fino all'estremit opposta della camera oscura, dove cerc di riprendere a respirare.
Tom era rimasto impietrito. Sentiva il respiro di Bene e quello dell'uomo.
O era il suo?
Tolse le dita da sotto la lama, si alz in piedi e si spost come Bene contro la parete pi vicina, lontano da quell'uomo. La cintura slacciata tintinnava ai suoi piedi, sentiva il freddo del pavimento sulle natiche. Si tir su in fretta e furia mutande e pantaloni. Il sangue dello sconosciuto gli colava sul viso, sulle labbra aveva un sapore ferroso.
L'uomo era sdraiato sulla schiena, il suo petto si alzava e si abbassava tremante. Il coltello piantato tra le costole sporgeva come il ramo di un albero. Sotto di lui si stava allargando una pozza di sangue.
Trascorse un minuto. Poi ancora un altro.
Infine cal il silenzio.
Fan...farone, ansim Bene. Che stronzo.
Poi cominci a singhiozzare e le lacrime gli colarono lungo le guance senza che quasi se ne accorgesse.

Capitolo 10.

Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 14,44.

Sita Johanns si  lasciata alle spalle la clinica privata Hbecke e ha parcheggiato in un vicolo. L'aria nell'abitacolo della sua Saab  rovente, l'ha lasciata sotto il sole davanti alla clinica e adesso i sedili di pelle nera e la carrozzeria rilasciano tutto il calore. Abbassa i finestrini e respira. Immergersi nel mondo di Klara le  costato pi di quanto pensasse, e adesso ha la sgradevole sensazione di aver rinnegato se stessa e ingannato Klara.
Dopo un po' telefona a Lutz Frohloff, a Tempelhof. Le risponde con il fiato corto, come se fosse arrivato di corsa a prendere il telefono. Questo s che  tempismo. O hai gi saputo?
Saputo? No, cosa?, chiede Sita nervosa. Le viene subito in mente il portiere. Forse dopotutto si  ricordato il suo nome, oppure i colleghi hanno tirato le giuste conclusioni e hanno capito che lei  entrata nell'appartamento. Riguarda la pistola di Joshua Bhm?
 quella di Drexler. L'abbiamo identificata subito grazie al numero di serie.
Quindi  Bhm il nostro uomo?
S... e no.
Che vuoi dire?, chiede Sita.
Drexler  morto.
Come scusa?
Drexler.  morto, ripete lentamente Frohloff.
Dio mio, quando?
Stamattina, poco prima dell'una.
Il nostro assassino quindi ha un'altra vittima sulla coscienza.
Non  solo questo, dice Frohloff esitante. Stanno facendo un'autopsia. Secondo la dottoressa Jacobi, che lo aveva in cura, la ferita non era cos grave come sembrava all'inizio. Non era neanche pi in coma.
Ma avevano detto che....
S, l'avevano detto, ma in realt non era cos. Non era una ferita letale.
Sita rimane in silenzio,  confusa.
Hai idea di dove sia Tom in questo momento?
No, dice Sita sincera, pensando che anche a lei piacerebbe molto saperlo. Perch?
Perch..., farfuglia Frohloff. Oggi  stato da Drexler.  stato lui l'ultima persona a entrare nella sua stanza prima che....
Sita ha bisogno di un istante prima di capire cosa significa. Non potete pensarlo sul serio, dice a bassa voce.
Io non lo penso. Ma le cose stanno cos. E fidati, qui c' un bel po' di gente che ce l'ha con Tom.
Ma di cosa  morto Drexler?
Sembra un infarto. Il suo battito ha avuto un picco quando Tom era con lui, poi si  calmato. Le sue condizioni sembravano stabili, poi invece  collassato all'improvviso.  una faccenda cos strana che la dottoressa sospetta che qualcuno possa avergli dato qualcosa. Ne sapremo di pi dopo l'esame tossicologico.
Merda, mormora Sita. Ripercorre con la memoria gli istanti successivi all'arrivo di lei e Tom a casa di Karin Riss, a Beelitz. Tom  entrato in casa da solo, senza testimoni. Nessuno ha visto cosa  successo prima, durante e dopo la sparatoria.
Credi che Tom abbia qualcosa a che fare con tutto questo?
Finora ho sempre pensato che lui fosse uno dei buoni. Ma come ti dicevo ci sono altri che... e poi c' un'altra cosa.
Finora... adesso non pi?
Ora non ti mettere a pesare ogni singola parola, dice Frohloff irritato.  irritato perch Sita l'ha scoperto. Gli altri che continua a nominare sono solo una scusa per non sentirsi un collega di merda. Sita sente la rabbia montare dentro di s. Odia gli opportunisti ed  proprio questo che  Frohloff. Ma ha ancora bisogno di lui, perci cerca di controllarsi. Va bene, riprende pi calma. E Bhm?
Tu che dici? Adesso  un ricercato. D'altra parte aveva in casa l'arma usata nello scontro a casa di Karin Riss.
I colleghi hanno trovato altro nel suo appartamento?
Aveva un mucchio di debiti. Si era messo a giocare in borsa, con soldi presi in prestito. Ne sapremo di pi a breve.
Non mi sorprende, pensa Sita. I debiti per non possono essere un movente.
Questo lo dici tu. Ah, un'ultima cosa. Nel cestino della spazzatura i colleghi hanno trovato un biglietto accartocciato, scritto al computer. Sopra c'era solo una frase: lei sa per cosa. un amico.
Lei sa per cosa?
Firmato: un amico. Nient'altro. Solo questo. Strano no?
Pu voler dire qualsiasi cosa. Davvero curioso, dice Sita pensierosa. C' dell'altro? Che dicono i vicini? Il portiere? I parenti?
Piano signorina, la frena Frohloff. Siamo rapidi, ma non cos rapidi.
Per un attimo Sita si sente sollevata, ma sa bene che la questione di Weiher  solo rimandata. C' un'altra cosa che vorrei sapere. Hai un minuto?
Dimmi.
Ti ricordi la telefonata di cui abbiamo parlato stamattina in riunione?
Quella del manicomio? Certo.
Quella del reparto psichiatrico. Il manicomio  dove mi farete finire tutti voi.
Ha-ha, fa Frohloff. Tu e mia moglie dovreste uscire a cena insieme ogni tanto. Allora, che  successo con la tizia del reparto psichiatrico?, chiede sottolineando le ultime due parole.
Sono andata a trovarla a Kladow e ci ho parlato. E giurerei che c' qualcosa di strano.
Non abbiamo gi abbastanza carne al fuoco?
Ma non abbiamo niente che colleghi i fatti, n un movente.
Okay, sospira Frohloff. Come si chiama la donna?
Klara Winter, ma il cognome probabilmente  inventato. Sul nome non saprei. A quanto pare la polizia l'ha spedita alla clinica Hbecke nel 1998. Era confusa, non ricordava nulla. Il professor Wittenberg, ovvero il direttore della clinica, non ha voluto dirmi nulla.
 nei suoi diritti di psicologo. Non ne parlavi proprio tu stamattina?
Io s. Ma lui non si  appellato al segreto professionale, mi ha proprio mentito.
Okay, dimmi di pi.
Direi che Klara adesso  sui trenta-trentacinque anni. A un primo sguardo sembra pi vecchia, ma credo dipenda da quello che ha passato. Non ricorda i suoi genitori, ma un ospedale in cui  stata prima. E dice che l c'era un diciassette.
Per un attimo all'altro capo della linea cala il silenzio. C'era un diciassette?, ripete Frohloff. E che vuol dire?  stata pi specifica?
Quella povera donna  traumatizzata.  gi un gran risultato essere riuscita a tirarle fuori questo. Se potessi parlare di nuovo con lei, forse....
Va bene, e poi?
La sua schiena, continua Sita,  devastata. Qualcuno l'ha ridotta proprio male, secondo me si  trattato di vera e propria tortura. Wittenberg invece mi aveva detto che non aveva ferite sul corpo.
Le ferite sono vecchie o fresche?
Vecchie. Ormai cicatrizzate.
Quindi non  possibile che sia successo l?
Non credo. Lei parlava di cose accadute molto tempo fa, prima che fosse trasferita a Kladow. Continuava a nominare questo ospedale e non era neanche l'unica che c'era stata. A quanto pare c'erano altre donne, dice Sita. Ha creduto senza battere ciglio che ci fossi stata anche io.
Anche tu ci sei... le hai detto che sei stata l?
Ho fatto finta, volevo che si aprisse.
Assurdo, brontol Frohloff.
C'era anche una certa Maria. Probabilmente l le tenevano separate, non si vedevano molto. Solo cos si spiega come mai Klara Winter ha creduto che potessi esserci stata anche io.
Oppure potevate essere state l prima una e poi l'altra.
Lei ha usato l'espressione una di noi. Non avrebbe detto cos se fosse stata sola in quel posto, no?
Wow, fischia Frohloff. Sembra una faccenda davvero raccapricciante. Una clinica che assomiglia a una prigione con tante celle, o stanze, dove le donne vengono torturate o abusate. Magari era un bordello dove si facevano anche cose strane.
Non saprei, la definizione ospedale mi fa pensare a qualcosa di ufficiale. Una clinica, una prigione, un reparto psichiatrico.
Be', se i fatti risalissero a prima della caduta del muro avrei scommesso che si trattava di qualche istituto della Stasi. Ma qui stiamo parlando di una finestra temporale successiva, mi pare chiaro.
S, riflette Sita, anche se non ne sono del tutto sicura. Klara dice di non ricordare nulla prima dell'ospedale. Ovviamente potrebbe essere il risultato di un trauma, ma di solito le amnesie riguardano proprio il periodo e i fatti del trauma in questione. Si tende a dimenticare le cose brutte che sono successe. E il suo trauma presumibilmente ha avuto luogo all'ospedale, non prima. Un'altra spiegazione logica  che non ricordi il periodo della sua vita prima dell'ospedale perch era ancora troppo piccola, una bambina. La maggior parte delle persone non ricorda quasi nulla prima dei tre anni.
Vuoi dire che potrebbe essere arrivata in questo ospedale da bambina?, chiede Frohloff, incredulo.
Possibile.
Allora l'ipotesi della Stasi torna in ballo. Bisogna solo capire cosa  successo dopo la caduta del muro, se l'istituto  stato chiuso o no.
Sita si massaggia le tempie, la stanchezza comincia a farsi sentire e pensare con lucidit  sempre pi difficile. Non ne ho idea. Ma magari cominciamo dall'inizio, dall'infanzia di Klara. Quello che  successo dopo il 1989 non dovrebbe essere difficile da scoprire. Che ne dici?
Mi pare sensato, dice Frohloff.
Ah e poi, chiede Sita, sai qual  un altro indizio che suggerisce l'esistenza di un istituto della Stasi? La chiave. Risale ai tempi della ddr,  stata prodotta da un'azienda del popolo, la Gera.
Pfff, fa Frohloff, sbuffando nell'altoparlante del telefono. Dunque, gli elementi della ricerca sono: Klara, Stasi, tortura, ospedale, Maria, ed eventualmente il numero diciassette. Oltre a questi, ci sono tutte le sottocategorie collegate. Dagli archivi della bstu verr fuori un sacco di roba.
La bstu, pensa Sita.  l'autorit federale che si occupa dei documenti della Stasi, in un caso come questo  il primo posto in cui cercare. Vale la pena fare un tentativo.
Il problema qui, riflette Frohloff,  evitare che il diciassette ci porti fuori strada. Il sistema selezioner qualsiasi documento che contenga quel numero, basta che abbia la pagina diciassette, o magari citi un pagamento di diciassette marchi. Ma senza il diciassette avremmo una marea non filtrata di risultati.
Magari potremmo circoscrivere la ricerca a Berlino, propone Sita. Anzi, Berlino est.
Potrebbe aiutare. Cercher anche negli archivi della polizia per scoprire chi  stato a trovare questa Klara nel 1998 e a portarla a Kladow.
S, grazie, dice Sita. Ma hai tempo per farlo? Perch non sono sicura che i colleghi....
Tranquilla. Dir ai colleghi di occuparsi delle altre faccende. Ho la benedizione di Bruckmann per quanto riguarda l'impiego di risorse.
Grazie, conclude Sita.
Che fai adesso?.
Sita guarda l'orologio. Bella domanda. Mancano ancora un paio d'ore alla sera, e per fare quello che ha in mente di fare deve aspettare che alla clinica privata Hbecke torni la calma.
Vieni qui se non hai altri programmi, propone Frohloff senza attendere la sua risposta. Potresti dare una mano. Il suo invito suona appena un po' troppo speranzoso, pi di quanto le circostanze imporrebbero.
Tu sei sposato, vero?
Che domanda ?, risponde Frohloff offeso. Non ti ho mica invitata a una cena a lume di candela.
Lo sei o no?
Che cosa?
Sposato.
S, certo.
Allora va bene.

Capitolo 11.

Potsdam, quartiere di Sacrow, Marted 5 settembre 2017, Ore 16,58.

Tom Babylon si accorge della deviazione seminascosta solo dopo averla superata. D un'occhiata allo specchietto retrovisore, poi frena e fa svoltare la Mercedes sulla stradina che si inoltra nella foresta. La mappa satellitare di Google gliela indicava come una semplice linea quasi trasparente, ed  stato difficile riconoscerla tra gli alberi. Lo stesso vale per il sentiero che lo porter ancora di pi nel folto della foresta. Dove c' la casa di Heribert Morten.
Il satellite gli ha mostrato una casa solitaria con il tetto rosso e un prato davanti, nel bel mezzo della foresta di Knigswald, a ovest del lago di Sacrow. L'unico collegamento con il mondo pare essere quella linea grigia, quasi invisibile.
Tom svolta sul sentiero. Dall'asfalto sconnesso spuntano fuori vecchi lastroni di pietra che fanno sussultare tutta la macchina. Dopo una quindicina di metri c' un vialetto di ghiaia. Il sole  basso e filtra qua e l tra il fogliame fitto, illuminando le prime macchie gialle che annunciano l'autunno.
Tom parcheggia davanti a un cancelletto di legno che pende tutto storto dai cardini e di riflesso tira fuori il cellulare dalla tasca della giacca per controllare i messaggi. Poi per ricorda di aver sostituito la sim card prima di mettersi in viaggio. Morten  stato chiarissimo, non una parola con nessuno! E quindi neanche tracce della sua posizione sulla rete cellulare. Riflette se mandare un messaggio a Sita con la nuova prepagata, ma poi decide di farlo pi tardi e scende dalla macchina. L'aria  fresca, il lago non dev'essere lontano. Erba e cespugli proliferano selvaggi e indisturbati.
La casa di Heribert Morten  tanto grande quanto malandata. Probabilmente risale agli anni Venti, e ai tempi della ddr  stata sistemata per ospitare un pezzo grosso del partito, ma da allora  caduta in rovina. Ci sono migliaia di case in tutta la Germania est che hanno subto un destino simile, molte per nel frattempo sono state demolite, o restaurate. Questa invece ha l'intonaco che viene gi e le finestre del primo piano e della mansarda chiuse con delle assi. Una targhetta dice famiglia morten. Tom suona il campanello davanti alla massiccia porta di legno.
Deve attendere un po', poi un piccolo spioncino quadrato si apre. Almeno  puntuale, brontola una voce. Ha una cadenza che ricorda il dialetto della Sassonia, un po' strascicato. Lo spioncino  all'altezza del petto di Tom, perci lui vede solo delle piastrelle, ma a quanto pare dall'altra parte della porta c' Heribert Morten in persona.
Buonasera, dice Tom. Babylon, lka di Berlino. Ho parlato con lei al telefono, giusto?
Si risparmi le formule di cortesia e mi faccia vedere la sua arma.
Come scusi? Perch?
Vuole parlare con me oppure no?.
Tom ripensa a Jo Morten e ai suoi modi sgarbati. La mela non cade mai troppo lontano dall'albero.
Si sente minacciato forse?, chiede Tom. Tira fuori la Makarov dalla fondina e la tiene con due dita all'altezza dello spioncino.
Nella penombra compare un volto rugoso, due occhi diffidenti squadrano Tom e la pistola. Che mani grandi, biascica Heribert Morten. Lei non  della polizia.
Cosa c'entrano le mani?. Tom si china a guardare dallo spioncino e il volto di Morten scompare.
Niente,  per la pistola, la Makarov. I poliziotti usano le Sig Sauer, no?
Come le ho detto al telefono, non sono qui in veste ufficiale. Ma se vuole posso mostrarle il tesserino.
Non serve, potrebbe essere falso. Ma che razza di poliziotto se ne va in giro con una pistola russa che ha il numero di matricola abraso?
Magari uno che ha qualcosa da nascondere, proprio come lei, risponde Tom.
Di solito  una strategia che funziona, non cercare di vincere la diffidenza dell'altro, ma accettarla e allargarla anche a lui. Noi due siamo uguali, perci non ti far niente di male. Heribert Morten per rimane in silenzio.
Signor Morten, non voglio niente da lei. Solo parlarle. E dalla nostra telefonata ho avuto l'impressione che anche lei fosse interessato a fare una chiacchierata.
Morten si schiarisce la gola. Conosce bene Joseph?. La sua voce  roca, incerta, ma c' anche una punta di speranza, o forse di curiosit.
Abbastanza da rispondere a qualche domanda su di lui, mente Tom. E se la fa stare pi tranquillo, posso togliere il caricatore dalla pistola.
La riporti in macchina. Quando torner qui trover la porta aperta.
Tom ritorna alla Mercedes e lascia la Makarov sul sedile, badando a farsi vedere da Morten. Quando si ripresenta alla porta, la trova effettivamente socchiusa. La spinge e si ritrova in un atrio buio, che lascia subito il posto a un'imponente scalinata. Dal soffitto pende un lampadario polveroso, e sembra che nessuno usi pi quella scala da diversi anni.
Bella macchina, dice Heribert Morten, salutando Tom con un cenno del capo. Noi avevamo solo Tatra. Be', pi tardi anche qualche Volvo. Ha un fisico asciutto e nodoso, con le spalle rigide e i capelli grigi e radi, pettinati all'indietro sul cranio punteggiato di macchie. Tom gli d un'ottantina d'anni. Cerca qualche somiglianza con il figlio, ma non ne trova e se ne stupisce.
C'era anche chi era costretto a guidare una Trabant o una Wartburg, risponde Tom. Quando  caduto il muro aveva cinque anni, ma ricorda bene quegli angusti veicoli con il puzzolente motore a due tempi.
Heribert Morten sogghigna. All'epoca avere una macchina grande era una fortuna.
Cos come avere una casa grande, aggiunge Tom.
Gi, gi. Anche le cose hanno un loro linguaggio. Morten squadra Tom con gli occhi stanchi sotto le sopracciglia glabre, poi si volta ed entra in un ampio salotto pieno zeppo di mobili. Niente qui dentro ha meno di trent'anni, a parte un vasetto di yogurt con dentro un cucchiaio posato sul tavolo. In un angolino della stanza c' un letto molto semplice e disfatto. C' anche una veranda con un tavolino pieghevole, la luce del sole illumina la polvere che fluttua nell'aria. Heribert Morten si siede faticosamente su una poltrona di vimini scolorita. Accanto ce n' un'altra e Tom fa per sedersi, ma Morten solleva una mano. Mi dispiace, ma devo chiederle prima di svestirsi.
Di... cosa?
Ha un cellulare?
S.
Lo spenga e lo metta nel sacco della spazzatura che vede laggi, insieme ai suoi vestiti. Poi apra la finestra e lasci cadere la busta nel giardino. Stia tranquillo, non la porter via nessuno.
Ma ....
Cosa? Ridicolo? Assurdo?
Abbastanza paranoico, ammette Tom.
Non per chi ne ha viste tante come me, signor Babylon. Ha un cognome particolare. Inusuale. Da dove viene?
Non sono venuto qui per parlare di me.
Gliel'ho chiesto perch... uhm, non fa niente. Adesso si decida. Vuole parlare con me o preferisce andarsene?.
Tom squadra Heribert Morten, seduto davanti a lui con ai piedi delle pantofole blu, i pantaloni azzurri da pigiama, un cardigan con delle toppe marroni sui gomiti, e apparentemente una volont di ferro. Ce l'ha una coperta?, chiede Tom.
Morten prende dal davanzale una coperta arrotolata, che probabilmente  l per bloccare gli spifferi. Ecco qua. Non ha abbastanza forza per lanciarla fino a Tom, e la coperta cade per terra.
Tom comincia a svestirsi, tira fuori una foto dalla tasca della giacca e la posa a faccia in gi sul tavolo. Questa mi serve per farle una domanda.
Morten annuisce mentre Tom si toglie i pantaloni.
Via tutto, per favore, dice Morten indicando le mutande.
Senza dire una parola, Tom infila i vestiti e il cellulare nel sacco.
Faccia un giro su se stesso.
Tom alza le braccia e ruota lentamente. Morten lo osserva attentamente con gli occhi socchiusi.
Soddisfatto?. Tom si butta addosso la coperta, che odora di muffa e gli graffia la pelle. Poi lascia cadere il sacco con i vestiti nel giardino e si siede al tavolo davanti a Morten.
Cosa le ha raccontato Joseph di me?, chiede lui.
Non molto. Che era un medico della Stasi e che non vi parlate pi da tempo.
Morten annuisce, non si aspettava nulla di diverso. Ottuso come sua sorella, brontola. Lei conosce Lydia?
Sua moglie? S, un po'. L'ho conosciuta l'anno scorso alla festa di Natale della sezione.
Lui la tradisce?.
Tom esita e riflette su quanto pu rivelare. Il silenzio di Jo Morten sulle sue recenti trasgressioni  legato alla promessa di fare altrettanto.
S, risponde infine.
Il volto di Morten rimane impassibile, si limita ad annuire e posa gli occhi grigi su Tom. Lei  onesto.
Se anche lei lo sar con me.
Morten sbuffa, irritato. Si guardi intorno. Che senso avrebbe ormai mentire?
A costo di sembrarle un moralista le dir una cosa: mentire non ha mai senso.
Non  vero, ribatte secco Morten. Semplicemente le menzogne hanno diverse date di scadenza. Quella delle mie ormai  passata. Forse quella delle sue ancora no.
Eppure mi ha fatto svestire.
La mia storia appartiene a me, ma devo essere prudente nei confronti delle altre persone coinvolte.
Tom osserva in silenzio Morten che cerca di distribuire meglio il peso sulla poltrona e aggiungere un cuscino con una smorfia. Evidentemente  tormentato dai dolori. Il rivestimento di vimini scricchiola. A dir la verit, non ero nella Stasi, dice poi. Ma sono un medico.
Okay.
Si risparmi i suoi okay. Lei non ha la pi pallida idea. Cambia di nuovo posizione. Come stanno le mie nipotine?
Bene, credo.
Morten sbuffa e si gratta i gomiti. Voglio delle foto.
Tom ci impiega un attimo a capire. Delle sue nipotine?
E di chi secondo lei? Fotografie in cambio delle sue risposte.
Da quanto lei e suo figlio non vi parlate?
Circa otto anni.
E perch?
Questi non sono affari suoi.
Non credo che suo figlio sia disposto a darmi le foto.
Non mi importa come ci riuscir. Lui pu anche non saperlo. Chieda a Lydia, o le fotografi lei. Ma voglio quelle foto.
Morten guarda fuori dalla finestra. Ha gli occhi lucidi, ma un istante dopo torna a fissarli su Tom. Il suo  uno sguardo duro e stanco, le pupille sono vacue circondate di venuzze rosse. Tom si chiede che cosa abbia fatto veramente Heribert Morten. La casa, la macchina, il suo comportamento, tutto suggerisce che ricoprisse una posizione importante nel sistema della ddr. O quantomeno che sapesse come farla fruttare.
Le procurer le foto, dice Tom.
 sicuro?
Ci vorr un po', ma s, sono sicuro.
Heribert Morten sbatte le palpebre, poi annuisce. Bene. Allora vada avanti con le domande.
Guarda la televisione?
No, non l'ho mai potuta soffrire e le cose non sono cambiate adesso. Ascolto la radio.
Ha sentito dell'omicidio nel duomo?.
Heribert Morten annuisce.
Una pastora evangelica. Brigitte Riss. Aveva una chiave appesa al collo, con sopra inciso il numero diciassette. Non  l'unica occasione in cui ci siamo imbattuti in una chiave come quella,  spuntata fuori in diversi omicidi e casi di persone scomparse.
Morten fa spallucce.
A quanto pare, a quella chiave sono interessati alcuni ex funzionari della Stasi, gente che conta, e io vorrei sapere: perch? Ha qualche idea?.
Heribert Morten aggrotta la fronte e guarda fuori dalla finestra. Chi le ha detto queste cose?
Un collega, dice Tom.
Mio figlio.
Un collega, non so altro, ribadisce Tom. Non  del tutto vero, ma Jo Morten  stato molto abbottonato nella sua telefonata. Questa storia le dice qualcosa?
C'era un sacco di gente che lavorava per la Stasi.
Come ho detto, si tratta di gente che aveva incarichi importanti.
Omicidi, persone scomparse, una chiave con il numero diciassette. Non avete nient'altro in mano?
No, ma evidentemente questo  stato sufficiente a spaventare qualcuno. E io vorrei proprio conoscere il motivo.
Hmm. Lo sguardo di Morten vaga sull'erba alta e sui cespugli rigogliosi del suo giardino inselvatichito. Due anatre volano starnazzando in direzione del lago. Le dir la verit, non so dirle niente solo con queste informazioni. Posso per chiedere a qualcuno, se pu esserle d'aiuto. Ho in mente un paio di persone.
Preferirei di no, dice Tom. Non vorrei che venisse a sapere di questa faccenda anche il diretto interessato.
Se non c' altro allora, direi che guadagnarmi le mie foto  stato abbastanza facile, dice Morten.
Tom impreca in silenzio, poteva anche risparmiarsi tutta quella strada. Perch mai Jo Morten credeva che suo padre potesse sapere qualcosa?
Un'ultima cosa, azzarda Tom, voltando la foto che ha lasciato sul tavolo.
Morten senior si china in avanti, incuriosito, e socchiude gli occhi per vedere meglio.  sua figlia?
Mia sorella minore, Viola, dice Tom.  scomparsa nel 1998.
Morten osserva la foto senza lasciar trapelare alcuna emozione. Mi dispiace. La sta ancora cercando?
Ogni volta che ne ho occasione.
Io non posso aiutarla.
Cambierebbe qualcosa se avessi qui le foto delle sue nipotine?.
Morten guarda a lungo Tom.
No. So che me le porter comunque. Lei  il genere di persona che mantiene sempre le promesse. Dal tono in cui lo dice sembra che lo consideri quasi un difetto, una particolare forma di debolezza.
Mi creda, l'aiuterei volentieri se potessi. Ma l'epoca in cui ero in grado di aiutare a ritrovare bambini scomparsi ormai  passata, grazie a Dio.
Che intende?.
Invece di rispondere, Heribert Morten prende un pacchetto di tabacco dalla finestra e si gira una sigaretta, leccando la carta con la punta della lingua giallastra.
Queste sono pi economiche, mormora mentre se l'accende. Aspira tre boccate in silenzio, poi lascia cadere la cenere su un bicchiere sporco che  sul tavolo.
Adozioni coatte, dice infine. Di sicuro ne ha gi sentito parlare. Chi criticava il regime veniva arrestato e i figli, se ne aveva, venivano dati in adozione. Per dare loro un ambiente familiare migliore, per cos dire. Sono sempre stati sistemati bene. Sputa il fumo in direzione di Tom e lo guarda attraverso la nube azzurrina, in cerca di una reazione. Ma questo succedeva molto prima del 1998. Dopo la caduta del muro non  pi successo.
Lei aveva a che fare con queste adozioni?, chiede Tom.
Un mio collega visitava i bambini per accertare le loro condizioni di salute, a Hohenschonhusen.
Hohenschonhusen, la famigerata prigione della Stasi. E immagino che estorcesse anche la firma dei documenti di adozione ai genitori, vero?.
Morten annuisce e prende un'altra boccata. S, orribile. E anche assurdo. Insomma, lo Stato aveva tutto il potere per fare anche senza, ma voleva a tutti i costi che le carte fossero firmate, in modo che fosse tutto in ordine. Una volta una madre si ruppe il bacino mentre era in prigione, e quando era sul tavolo operatorio, prima di farle l'anestesia, lui le disse che l'avrebbe operata solo se avesse firmato i documenti. Ogni tanto c'era anche qualche donna incinta. In quei casi i neonati venivano portati via subito dopo il parto, mentre la madre ancora dormiva, e poi le dicevano che il bambino era nato morto. Cos erano costrette a firmare.
Lei  stato coinvolto anche personalmente in queste faccende? O era solo... il suo collega?.
Morten socchiude gli occhi. Sta insinuando qualcosa?
Le ho fatto solo una domanda. Tom tira fuori le braccia nude dalla coperta. E non ho un microfono addosso.
Morten si ferma qualche istante a guardare dalla finestra. Poi dice: Io visitavo solo i bambini, non avevo niente a che fare con la storia delle firme. E mi occupavo anche dei pi importanti esponenti del partito. Wolf, Mielke, Schalck-Golodkowski. Ero un medico molto bravo, sa.
E cosa faceva un medico bravo come lei a Hohenschonhusen, a parte visitare bambini?
Ogni tanto capitava qualche paziente importante. Molto importante. Non sempre era facile estorcere loro informazioni, se capisce cosa intendo. Perci ogni tanto finivano per essere affidati alle mie cure.
Mi sta dicendo, chiede Tom incredulo, che doveva assicurarsi che alcuni prigionieri importanti non morissero durante le torture?
Non userei parole cos drastiche, non eravamo mica la repubblica delle banane. Lei conosce il concetto di tortura bianca? Niente danni fisici, era questo il principio base.
O quantomeno niente danni fisici che potessero essere ricondotti alla tortura, dice Tom. Tutto il resto era ammesso. Torture psicologiche, emotive. E per quanto riguarda i principi... anche negli Stati Uniti di principio non ammettono la tortura. Eppure c' stata lo stesso Guantanamo.
Questo discorso non ci porta da nessuna parte, taglia corto Morten freddo.
Tom ha la nausea, la coperta gli d prurito in tutto il corpo e prova l'impulso di gettarla via. Almeno per ha capito perch Morten ci teneva cos tanto a farlo svestire completamente, per scoprire eventuali microfoni o registratori. La cosa peggiore per  il miscuglio di autoindulgenza e relativismo con cui il vecchio racconta le sue storie. Come mai ha menzionato la faccenda delle adozioni quando ha visto la foto di mia sorella?
Lei ha detto che era scomparsa, e da noi... ogni tanto capitava che qualche bambino sparisse.
Che intende dire? Con il sistema delle adozioni coatte  ovvio che i bambini sparissero.
No, no. Comunque sapevamo dov'erano, avevamo le carte, i permessi, era tutto documentato. Eravamo pur sempre uno Stato di diritto, anche se molti adesso lo negano. L'obiettivo era migliorare le condizioni di quei bambini, farli adottare da famiglie a posto. Ma ci sono stati casi di bambini che sono semplicemente scomparsi, senza documenti o altro, e non sono mai stati ritrovati. Quasi sempre erano femmine.
Tom rabbrividisce sotto la coperta. Quante?
Difficile a dirsi.
Pi di dieci?
Possibile.
Molte di pi?
Non lo so, non credo.
Ma lei ha detto che questo succedeva prima della caduta del muro. Mia sorella  scomparsa nel 1998.
Morten annuisce pensieroso, poi guarda Tom con gli occhi ridotti a due fessure.
E se qualcuno non fosse riuscito a smettere?.

Capitolo 12.

Stahnsdorf, 19 ottobre 1998, Ore 16,23.

Tom era seduto per terra, immobile, il cuore al galoppo. La luce rossa rendeva tutto cos irreale. Minaccioso. Come se lo sconosciuto potesse rialzarsi da un momento all'altro, come i morti apparenti nei film horror.
Ma nessuno si mosse e forse per Tom era anche peggio cos.
Adesso siamo pari, disse a bassa voce Bene. Per quanto riguarda il salvarsi il culo e tutto il resto.
Merda, no che non lo siamo, pens Tom.
 morto, vero?. Bene si asciug il naso con la manica.
Pi morto che mai.
Cazzo, dobbiamo andarcene subito.
E lasciarlo qui?, chiese Tom.
Hai un'idea migliore?
 stata legittima difesa. Nessuno potr dirti niente.
Gi, quando le cose si fanno serie tu ti defili.
Che idiozia. Se non avessi avuto la stupida idea di tornare qui, non sarebbe successo niente.
E secondo te alla polizia questo interesser? Quelli guarderanno il coltello e tireranno le loro conclusioni. E chi  che ce l'aveva in mano?
Potremmo dire che l'abbiamo sorpreso qui dentro a rubare?, disse Tom.
Secondo te pu funzionare?
Siamo in due, possiamo testimoniarlo, no?. Tom riflett ancora un momento. Anche se....
Anche se cosa?
Dov' Grasser?
Non ne ho idea, non l'ho visto da nessuna parte. Forse  scappato, quel codardo. E forse era d'accordo con quel tipo. Qualcuno deve avergli detto dove eravamo, quello cercava proprio noi.
Gi, disse Tom. Quindi Grasser potrebbe dire che eravamo noi quelli che sono entrati a rubare, e che il suo simpatico amico ci ha scoperti.
Ed ecco qua che finiamo nella merda, disse Bene.
Tom guard la ferita sul collo del morto, i tagli sul petto. C'era anche il colpo alla schiena. Non sembrava affatto legittima difesa. Allora filiamocela.
Potremmo provare a nascondere il cadavere, propose Bene.
Meglio di no, disse Tom. Se lo lasciamo cos, poi potremmo sempre dire - se ci beccano lo stesso, intendo - che siamo scappati per lo spavento. Se lo portassimo via daremmo l'impressione di avere qualcosa da nascondere.
Si scambiarono un'occhiata.
Hai tutto sangue in faccia, disse Bene.
Tu sulle mani.
Si sciacquarono nel lavandino che di solito veniva usato per pulire le foto dai residui del fissante. Poi lavarono le tracce di sangue dalla ceramica, presero le foto di Tom e la Pentax e uscirono dal negozio in un momento in cui non passava nessuno.
In seguito Bene giur che non potevano essere stati visti, Tom invece era abbastanza sicuro di aver notato qualcuno affacciato a una finestra semiaperta dall'altro lato della strada. A notte fonda poi gli venne in mente che avevano lasciato dappertutto le loro impronte digitali. Come avevano potuto dimenticare una cosa del genere. Sent salire la nausea e and in bagno a vomitare.
Una settimana pi tardi il telefono a casa di Tom squill. Rispose lui.
Era la polizia.
Tom dovette passare la chiamata a suo padre e in preda ai sudori freddi lo guard impallidire, mantenendo tuttavia una certa compostezza. Poi riattacc e guard Tom con un'espressione cupa e profondamente triste: quella mattina la polizia aveva trovato il cadavere di Viola nel canale. Secondo le prime analisi era morta da circa tre mesi.
Tom rimase a fissarlo impietrito. Non riusciva a piangere, perch il suo pensiero era subito andato all'uomo nel laboratorio, all'interrogatorio ripugnante e brutale, ma soprattutto alla frase che gli si era impressa nel cervello: Ho visto tua sorella non pi di una settimana fa, insieme a un uomo su un tram.
La bambina nel canale non poteva essere Viola. Se era morta da tre mesi, come poteva aver preso un tram due settimane prima?
Tom ricord a lungo lo sguardo perplesso di suo padre, che si aspettava di vederlo crollare e piangere la sorellina. Invece lui si sforzava di nascondere la gioia di sapere che era ancora viva, e insieme la disperazione di non poter dire a nessuno come faceva a saperlo.
A volte pensava che sarebbe stato tutto pi semplice se la polizia li avesse scoperti. Se fosse venuto fuori che lui e Bene avevano assassinato un uomo nel laboratorio fotografico di Grasser. In quel caso avrebbe potuto rivelare tutto ci che sapeva, e forse in fin dei conti la prigione era meglio di quella condanna al silenzio.
Ma nessuno si mise mai sulle loro tracce. Anzi, nessuno menzion mai il ritrovamento di un cadavere, n si parl di omicidio. Neanche una notiziola sul giornale. Niente chiacchiere. Niente di niente.
Era anche per questo, e non solo per Vi, che aveva deciso di diventare poliziotto. Le persone non potevano sparire in quel modo, senza che nessuno si prendesse la briga di cercarle.

Capitolo 13.

Potsdam, quartiere di Sacrow, Marted 5 settembre 2017, Ore 18,27.

Tom si toglie di dosso la coperta ed esce nudo dalla porta d'ingresso. Il sole  scomparso dietro agli alberi e dal lago di Sacrow soffia un vento freddo. Rametti e sassolini gli pungono le piante dei piedi mentre va a recuperare il sacco della spazzatura azzurro con dentro le sue cose.
Mentre torna alla macchina nota dei fari che si avvicinano tra gli alberi.  una Opel Corsa gialla, un vecchio modello, con la targa di Potsdam tutta ammaccata. Una donna sulla cinquantina si ferma dietro la Mercedes di Tom.  grassottella e affaccendata a tirare fuori dalla macchina una busta del supermercato strapiena. Tom percorre gli ultimi metri fino alla sua Mercedes coprendosi con il sacco, ma la donna gli passa accanto senza salutarlo, come se non l'avesse visto. Lui posa il sacco di plastica in macchina e si riveste, riparato dalla portiera del passeggero.
Mentre fa marcia indietro, dallo specchietto retrovisore nota che la donna  ferma ad aspettare davanti alla porta. Dopo la prima svolta la casa scompare dalla sua visuale e accanto a lui tutto a un tratto compare Vi. Lui cerca di ignorarla, accelera e manda gi una pillola.
Viola si  accomodata sul sedile e sta giocando con la chiave che porta al collo.  quasi il tramonto, Tom accende le luci, ma non lo aiutano a vedere meglio.
Cosa  successo alle bambine scomparse?, chiede Vi.
Non voglio parlarne.
Secondo te quella storia ha qualcosa a che fare con me.
Tom odia le domande cos dirette di Viola. Sa bene da dove arrivano, certo non pensa che sua sorella sia veramente seduta l, ma quelle domande sono davvero da lei. E comunque a che servirebbe ripetersi che non c' nessuno sul sedile accanto a lui?
Meglio tacere e basta.
Svolta sulla strada che porta a Sacrow. Nel cielo si addensano nubi rosa-dorate e grigio-azzurre.
Tommi?
Lui sussulta.  da tanto tempo che non lo chiamava cos.
Pensi che le bambine scomparse c'entrino qualcosa con me.
Non ci capisco pi niente, ammette lui. Davvero, non ci capisco pi niente.
Forse dovresti accendere il telefono e chiamare quella Sita.
Cosa pensi che avessi in mente di fare, furbacchiona?
Sei cattivo, dici sempre cos quando io ho una buona idea.
Magari lo dico solo per farti stare zitta.
Tom riesce letteralmente a vederla mentre tira su le ginocchia, si rannicchia sul sedile e mette il broncio.
All'altezza di Nikolassee esce dall'autostrada e parcheggia su Wannseebadweg.
Prende il cellulare dal sedile del passeggero, toglie la prepagata e inserisce la sua sim ufficiale. Il telefono comincia a emettere bip e a vibrare in rapida successione. Quindici chiamate, sette messaggi in segreteria e tre sms. Stupito, controlla prima questi ultimi e ha un sussulto. Il primo arriva dal cellulare di Josh, ieri ha salvato il numero in rubrica.
Devo vederti,  successo qualcosa. Vediamoci a Beelitz, nella tenuta, alle 19,00.
Il messaggio successivo  la condivisione di una posizione. Uno spillo con la capocchia rossa punta al centro della tenuta su cui sorge il complesso ospedaliero di Beelitz.
Tom riflette. Mancano dieci minuti alle sette, e per arrivare a Beelitz ce ne vogliono almeno trenta. Riaccende la macchina, fa inversione e prova a chiamare Josh, ma gli risponde la segreteria.
Sull'autostrada si imbatte nel traffico di rientro dagli uffici e si incolonna sulla sinistra. Le nuvole nel cielo sono sparite e l'orizzonte scintilla luminoso.
Ascolta i messaggi in segreteria.
Ciao Tom. Sono Nadja. Sto bene. La sistemazione  un po' curiosa, ma Bene si occupa di me meglio che pu. Poi una breve pausa. Grazie per ieri notte. Senza di te non credo che ce l'avrei fatta. Fatti sentire, okay?.
Il messaggio successivo  di suo padre: Ciao Tom. Ma quindi venite alla festa? Te lo chiedo perch Gertrud....
Tom salta il messaggio e passa al successivo.
Ciao, sono Sita. Tom, richiamami appena senti questo messaggio.
Anche il messaggio seguente  di Sita, solo che questa volta ha un tono pi serio e sussurra al microfono come se non potesse parlare liberamente.
Tom, qui sta succedendo un casino. Per favore richiamami!.
Lui ignora le altre chiamate e compone il suo numero. Al quinto squillo parte la segreteria. Tom impreca. Se  una faccenda cos urgente perch non risponde? Oppure poteva spiegargli tutto con un altro messaggio.
Poco prima di raggiungere Beelitz riprova a chiamare, sempre senza successo.
A ovest gli ultimi sprazzi di cielo brillano sopra la foresta che circonda l'ospedale. La strada qui  meno trafficata. Tom supera la casetta del portiere e circa duecento metri pi avanti svolta a sinistra, seguendo lo spillo sulla mappa. Infine parcheggia accanto a un monumento militare sovietico che riproduce un soldato con una mitraglietta mentre osserva un ampio ovale ormai pieno di erba incolta, fiancheggiato da due edifici in stile guglielmino. Ci sono anche alcuni abeti che si stagliano contro il cielo.
Tom infila la Makarov nella fondina e prende dal bagagliaio la torcia che il giorno prima ha preso in prestito.
Sono quasi le sette e mezza. Josh gli aveva dato appuntamento alle sette. Ma se ha davvero bisogno di lui l'avr aspettato. Per il fatto che non sia raggiungibile al cellulare lo preoccupa un po'. Lo spillo sulla mappa indica un punto tra due edifici, che in confronto agli altri sembrano essere in condizioni migliori. Ci sono due ali e una grossa costruzione centrale vecchio stile, con le mura color giallo e rosso mattone e le finestre ad arco del primo piano chiuse con delle assi. Dal tetto spunta una torretta con un orologio. Il portone d'ingresso  socchiuso e sulla maniglia c' una catenella che penzola. Tom spinge la porta, accende la torcia ed entra.
L'intonaco sta venendo via dalle pareti e dalle decorazioni in stucco, come se quel posto volesse espellere da s il proprio passato. C' odore di muffa e umidit. Tom sente scricchiolare dei detriti sotto i piedi. Una scala con otto gradini, una porta a due ante, poi un corridoio e un'altra porta identica. Dal soffitto gocciola acqua. I bordi coperti di muffa lo fanno assomigliare a una gigantesca bocca spalancata.
Tom sente uno spiffero sulla nuca. Ha come l'impressione che quel posto lo stia attirando avanti per ingoiarlo.
Davanti all'ennesima porta, la quarta, Tom si ferma.  pi alta delle altre e sembra pi massiccia, quasi come il portale di una chiesa. Si sente risucchiare ancora di pi. Guarda il cellulare, prova di nuovo il numero di Josh e tende l'orecchio nel silenzio. Non si sente nessuno squillo, solo il segnale di linea libera e poi la segreteria. Potrebbe chiamare Josh ad alta voce, ma qualcosa glielo impedisce. La stessa cosa che lo frena dall'aprire la quarta porta.
Ma se non lo facesse ugualmente, nonostante tutto, non sarebbe un vero poliziotto.
Gi soltanto l'eco dei sassolini che strusciano per terra mentre apre la porta gli d l'idea di quanto dev'essere grande quella sala.  come se qualcuno avesse compresso il duomo di Berlino abbassando la cupola a venti metri d'altezza, e poi avesse sgombrato tutto lo spazio interno e rivestito le pareti di piastrelle gialle. Quella doveva essere la sala da bagno. A sei o sette metri di altezza la luce del tramonto penetra da una fila di finestre ad arco. Dalla cupola gocciola dell'acqua, che si raccoglie in piccole pozzanghere sulle piastrelle sconnesse. Al centro della sala ottagonale c' una vasca incastonata nel pavimento, che sembra curiosamente minuscola in confronto alla vastit della sala.
Josh?, chiama Tom piano.
Sente l'eco della sua voce. Anche i suoi passi riecheggiano sotto la cupola. La vasca sembra attirarlo quasi per magia, il fascio di luce tondo della torcia sfiora l'acqua. Ci sono dei gradini che scendono gi nella vasca, che in realt  abbastanza grande da contenere una piccola utilitaria. La superficie dell'acqua riflette la luce della torcia, proiettando delle piccole onde sulla parete. Sul fondo c' qualcosa di argenteo, assomiglia a un pesce squamoso troppo cresciuto.
Tom sente il battito aumentare e partire al galoppo. Si avvicina all'orlo della vasca e illumina direttamente il fondo giallo, su cui giace un uomo nudo e avvolto in una rete per conigli, cos stretta che il reticolo argentato gli taglia la carne. La rete gli avvolge anche la testa e tra i riquadri gli occhi spalancati di Josh fissano la cupola. La bocca  aperta, nel disperato tentativo di prendere un'ultima boccata d'aria.
Tom sussulta e fa un mezzo passo indietro. Solo adesso vede la chiave appesa al collo di Joshua. Ha la nausea e sente il bisogno di sedersi e calmarsi. Tutto a un tratto le pillole sembrano non avere pi alcun effetto e viene sopraffatto da una debolezza mai provata prima, che lo colpisce a freddo e sembra togliergli il terreno da sotto i piedi.
Accanto a lui, sulla destra, sente un improvviso tintinnio e ha un nuovo sussulto. Punta la torcia nell'angolo da cui  arrivato il rumore e il fascio di luce illumina un minuscolo oggetto scintillante sul lurido pavimento piastrellato.
Quella  la tua Tom, prendila, dice una voce maschile alle sue spalle.
In quell'istante il cellulare di Tom comincia a squillare.

Capitolo 14.

lka - sede centrale, Berlino, quartiere di Tempelhof, Marted 5 settembre 2017, Ore 18,39.

Sita Johanns lascia squillare ancora un po', poi riattacca. Non sa se essere pi arrabbiata con Tom, che non  raggiungibile, o con Lutz Frohloff, che poco fa non l'ha svegliata, pur avendo sentito suonare il suo cellulare. Due volte, ha detto. Entrambe Tom.
 arrivata alla sede centrale dell'lka, su Tempelhofer Damm ed  rimasta perplessa nel vedere una brandina nel luminoso ufficio di Frohloff. Lui le ha fatto l'occhiolino e ha detto che per fare il suo lavoro ogni tanto bisogna chiudere gli occhi qualche minuto, o non ci si capisce pi niente. Inoltre sua moglie dopo le dieci di sera non fa pi entrare in casa. Detesta tutto il tempo che lui passa in ufficio e cerca di condizionarlo in quel modo.
Sita gli ha chiesto che lavoro fa.
L'allenatrice, ha brontolato lui. Del suo solito sorrisetto non c'era pi traccia.
L'intenzione originaria di Sita era stata quella di sdraiarsi solo pochi minuti a riflettere, fissando il soffitto e ascoltando i clic del mouse di Frohloff che continuava la sua ricerca nelle banche dati. Ogni tanto parlava con qualche collega, che conduceva ricerche in parallelo. Sembrava quasi che non vedesse e non sentisse altro oltre a ci che avveniva sullo schermo del suo computer, era come in trance.
Circa una mezz'oretta dopo Sita si  svegliata di colpo, ma lui non le ha riferito subito di aver sentito il cellulare squillare.
Guarda un po', le ha detto invece, senza neanche voltarsi a guardarla. Sita gli si  seduta accanto mentre lui continuava a fissare la maschera di ricerca attraverso le lenti dei suoi occhiali.
Che c'?
Questo. Frohloff ha indicato lo schermo dove era comparsa una lista di nomi, ma Sita non ha capito subito cosa intendesse mostrarle.
Ah e poi hai la parrucca un po' storta, ha detto lui, sempre senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
Sita  rimasta senza parole. Da quanto lo sai?
Sono della scientifica, mi occupo di ricerche biografiche, ha risposto lui alzando le spalle. Queste cose le noto.
E gli altri?
Non ne ho idea. Ma  fatta molto bene, non  facile accorgersene. Perch? Ti preoccupa l'idea?
Hai questa impressione?
A dir la verit, s.
Ah. Senza dire una parola, Sita si  tolta la parrucca e l'ha posata sulla brandina. Frohloff ha dato una rapida occhiata ai suoi capelli corti. Fico, ha detto senza cambiare espressione. Poi  tornato a concentrarsi sullo schermo.
Morten lo sa.
Sa cosa? ha chiesto Sita allarmata.
Il portiere si ricordava il tuo nome. Gli sei piaciuta.
Sita si  lasciata sfuggire un gemito.
Non ti preoccupare pi del dovuto. Morten ti far una bella lavata di capo, ma al momento ha cose pi importanti a cui pensare, credimi.
Sei stato tu a fregarmi, ha realizzato Sita. Signor lavoro nella scientifica. Sapevi della parrucca.
Diciamo che ho fatto due pi due, ha ghignato Frohloff. Ma torniamo a questo, ha detto indicando lo schermo. Ho esaminato tutti i casi del 1998 che potrebbero anche solo lontanamente essere compatibili con la nostra vicenda. Non risultano ragazzine n donne affette da amnesia ritrovate a Berlino. E certamente nessuna Klara. Non ci sono nemmeno casi di ragazzine o giovani donne affidate alla clinica Hbecke.
E se Wittenberg si fosse ricordato male l'anno?
Ho esteso la ricerca a un arco di cinque anni. Prima e dopo. Non c' niente. Quindi o Wittenberg ha mentito, o qualcuno l'ha cancellato dagli archivi.
Secondo te cos' pi probabile?
Che il tuo professore stia mentendo. Guarda che altro ho trovato.
Con una scorciatoia da tastiera ha aperto un pdf pieno di cifre in colonna. Queste sono le entrate della clinica privata Hbecke....
Come hai fatto ad averle senza un'ordinanza del giudice?, gli ha chiesto Sita sorpresa.
Frohloff ha ghignato di nuovo. Sono vecchi conti. Sei anni fa ci fu un'altra indagine che coinvolse la clinica, una faccenda di privazione della libert personale e corruzione. In cambio di una donazione, Wittenberg avrebbe falsificato una perizia per tenere sotto chiave una paziente.
Non  possibile.
Alla fine del processo per fu assolto.
Per mancanza di prove, immagino.
Uhm, ha sogghignato Frohloff. Mi sembri un po' prevenuta sul suo conto.
Tu non l'hai conosciuto.
No. Solo sullo schermo. Ma guarda un po' qui, ha aggiunto indicando un punto dello schermo con l'indice. Tra i contribuenti regolari della clinica c' anche questo.
Societ Reha, ha letto Sita. E chi sono?
Una graziosa piccola societ registrata, finanziata attraverso donazioni di un'azienda privata ucraina che si chiama Python Security. Una volta lavoravano anche qui a Berlino. Il proprietario si chiama Yuri Sarkov.
Aha. E cosa c'entra questo?
C'entra, perch c' un'altra associazione alla quale la Python effettua pagamenti regolari, che poi, fatta eccezione per una piccola commissione, vanno a finire sul conto della Reha. Sto parlando della hsge.
Non  quella specie di lobby che si occupa di... aspetta, com'era la formula? Tutela degli interessi sociali degli ex collaboratori della autorit della ddr: polizia di frontiera, armata popolare, doganieri e anche....
La Stasi. S, ha annuito Frohloff. L'associazione conta circa dodicimila membri.
Ed  di fatto l'associazione ufficiale degli ex membri della Stasi?
Be', non ci si pu limitare a questo. Di base l'associazione ha degli scopi validi, anche se molti la criticano perch grazie al suo impegno diverse persone che all'epoca erano parecchio invischiate con gli affari della ddr l'hanno fatta franca. Ma  inevitabile che in un'associazione cos grande ci sia posto anche per gente con intenzioni discutibili. Il punto  che la hsge  di fatto un contribuente regolare della clinica Hbecke.
Uhm... e questo cosa cambia rispetto alla faccenda di Klara Winter?
Sul piano concreto niente, ma....
Solleva qualche sospetto, ha detto Sita sottovoce. Soprattutto considerando che Wittenberg sta mentendo sulle circostanze in cui Klara  arrivata alla clinica.
Gi, ha risposto Frohloff tutto contento. Ha messo tutto a tacere proprio per bene. C' un'ultima cosa, ha aggiunto poi, riprendendo la prima schermata. Wittenberg  del 1963 e viveva all'est.
E che vuol dire? Anche io se  per questo.
Intendevo che ha studiato medicina nella ddr, e poi psicologia. Quindi deve aver lavorato in qualche ospedale della Germania est e....
E potrebbe aver incontrato l Klara, ha concluso Sita.
Esatto.
L'unica cosa che manca  un collegamento diretto al nostro caso.
Ho un'altra sorpresa. Frohloff  tornato all'estratto conto, l'ha scorso per un po' e poi ha toccato di nuovo lo schermo con il dito.  un indizio molto vago, ma pur sempre un indizio.
Sita si  chinata in avanti. Una donazione di settemila marchi da parte della chiesa evangelica di Stahnsdorf?
Ce ne sono anche altre. Ma la cosa pi interessante  il numero del conto da cui sono arrivati i soldi.  il conto privato di Brigitte Riss.
Non ci credo!.
E invece  proprio cos. Per non prova niente. I pagamenti non sono nemmeno regolari, e la pastora era famosa per il suo impegno verso svariate opere benefiche.
Compresa una clinica psichiatrica privata?
Per donne che hanno subto traumi o abusi... e anche orfani....
Dal suo conto privato?, lo ha interrotto Sita. Ti prego! Non era neanche cos ricca.
Frohloff le ha lanciato un'occhiata divertita. Accidenti quanto ti accalori! Sei cos anche a letto?.
Sita gli ha assestato uno scappellotto. Sei sposato!.
Ahia! Ti stavo solo prendendo in giro, ha riso lui.
E il diciassette? Il vero nome di Klara?
Non faccio mica magie, ha protestato Frohloff.
Finora ne hai fatte. Hai trovato tutta questa roba mentre io dormivo.
Be', ho cominciato gi mentre arrivavi. A proposito, mentre dormivi ti ha squillato il cellulare. Due volte credo.
Sita l'ha guardato sbalordita. E me lo dici solo adesso?
Non mi sembrava cos importante. Non quanto questo, ha risposto indicando lo schermo. E poi dormivi come una bambina. Eri proprio tenera.

Capitolo 15.

Ospedale di Beelitz, Marted 5 settembre 2017, Ore 19,58.

Tom si volta di scatto, lascia cadere la torcia e fa per prendere la Makarov dalla fondina.
Gi le mani!, dice la voce.
La lampada rotola sul pavimento e nella penombra Tom intravede una figura con in pugno una pistola.
Abbassa le mani.
Il suo cellulare ha ripreso a squillare, il suono arriva attutito dalla sua giacca e riecheggia sotto la cupola.
Tira fuori la pistola. Lentamente e con due dita.
Tom ubbidisce ed estrae la Makarov dalla fondina tenendola tra il pollice e l'indice.
Mettila per terra e spingila verso di me con il piede.
La pistola sferraglia sulle piastrelle sconnesse, l'uomo fa un passo in avanti, la cerca con il piede e poi con un calcio la spedisce verso la finestra.
Il telefono di Tom ammutolisce.
Prendi quella chiave.  tua.
Tom la cerca sul pavimento. La sala si fa sempre pi buia ogni minuto che passa e i colori si confondono gli uni con gli altri. La torcia  lontana da lui e dal pavimento riesce a malapena a illuminare l'enorme sala sormontata dalla cupola. Alla fine Tom individua la chiave nella fessura che si  aperta tra due piastrelle e la raccoglie.  appesa a un cordino sottile, sull'impugnatura c' un cappuccio di plastica. Al buio il diciassette non si vede bene, ma con il pollice sente le incisioni nella plastica.
 una di sette, dice l'uomo a bassa voce. Appenditela al collo.
Tom ubbidisce. Davanti ai suoi occhi scorrono delle immagini: Viola che saltella felice con la chiave in mano e la piuma dietro l'orecchio, il corpo martoriato di Brigitte Riss appeso alla cupola del duomo, con la chiave sul petto.
La figura di fronte a lui riabbassa l'arma. Tom valuta la distanza che li separa, ma  troppo lontano per pensare di disarmarlo.  alto e grosso, difficile stabilire l'et. Ma quel poco che Tom riesce a intravedere del suo viso gli risulta familiare.
Chi  lei?
Ges. L'uomo aspetta una reazione.
Tom si sta sbagliando, o ha sentito una punta di ironia nella sua voce?
Pensi che sia un pazzo?
Avr le sue ragioni se crede di essere Ges, dice Tom.
Tu sei ateo quindi.
Perch?
Se te ne fregasse qualcosa della Chiesa ti saresti arrabbiato.
Brigitte Riss lo ha fatto?
Lei aveva paura. Perch non aveva capito cosa sono realmente io. A nessuno piace avere a che fare con i morti. E io sono risorto. L'uomo fa un paio di passi di lato e si china a raccogliere la torcia. Nell'altra mano continua a stringere la pistola. Non sembra abituato ad averne una in mano, ma  molto prudente. Punta la torcia su Tom, il fascio di luce gli colpisce il viso e gli fa socchiudere gli occhi.
Cosa vuole da me? Perch ha ucciso Josh e Brigitte Riss e la mia collega?
Quale collega?
L'agente di polizia. Vanessa Reichert.
Non ho ucciso poliziotti io. Perch avrei dovuto?
Allora perch Brigitte Riss? E perch Joshua?
Per la stessa ragione per cui uccider te.
Tom sbatte le palpebre contro la luce violenta. Ma perch?
Perch quella volta voi maledetti codardi non avete portato subito la chiave alla polizia.
Non capisco, perch....
In quell'istante risuona uno sparo. Poi un altro e infine un terzo. La torcia cade sul pavimento, la luce illumina due gambe che un attimo dopo spariscono. La plastica si spacca, la torcia si spegne. Tom si getta a terra. Si sentono dei passi rapidi che attraversano la sala, ma l'eco rende impossibile capire da che direzione provengano. Altri spari, questa volta  un'arma diversa, le esplosioni sono pi forti, pi violente. Forse  una pistola di calibro maggiore. Tom scruta angosciato l'oscurit, ma l'unica cosa che vede  l'impronta lasciata dalla luce sulla sua retina, poi all'improvviso la bocca di un'arma che fa fuoco, una minuscola scintilla che balena per due volte di seguito. Dall'altro lato della sala un'altra pistola risponde al fuoco. I proiettili fischiano sopra la testa di Tom, che cerca di orientarsi guardando la finestra ad arco e striscia fin l, cercando a tentoni la Makarov. Alla sua sinistra c' un'apertura rettangolare, una porta che qualcuno ha appena oltrepassato. Altri spari. Poi tutto a un tratto cala il silenzio.
Sono passi quelli che sente alle sue spalle?
Resta gi! Non ti alzare! Continua a strisciare il pi silenziosamente possibile, allungando le dita. Maledizione, deve pur essere da qualche... Eccola! Le sue dita si chiudono intorno all'impugnatura della pistola. Si volta sulla schiena a gambe larghe, con la pistola puntata nella direzione da cui sono arrivati gli spari.
Rumore di passi in lontananza.
Si alza in piedi e corre verso il rettangolo grigio sulla parete scura. Si ferma l davanti, come gli hanno insegnato a fare alla scuola di polizia quando ci si trova di fronte a una porta e in una situazione di pericolo. Non accade nulla. Niente spari. Niente rumori. Solo alberi fitti e rami, e un sentierino di lastroni di cemento che si allontana dal lato posteriore dell'edificio e gira tutto intorno fino alla strada. Una macchina compare dal nulla e avanza sull'erba alta a luci spente. Poi riesce a tornare sull'asfalto. Le luci posteriori si accendono, i fari fendono l'oscurit. Per un istante Tom riflette se sparare, ma a chi? In macchina c' l'assassino? O c' quello che ha cercato di fermarlo?
All'improvviso sente un altro motore alle sue spalle e si volta. I fari lo illuminano. La macchina doveva essere nascosta tra i cespugli, per questo non l'ha vista. Chiunque ci sia al volante, sta puntando direttamente su di lui e solo all'ultimo momento Tom riesce a saltare di lato. La macchina se ne va nella stessa direzione presa dall'altra. Tom cerca di leggere la targa, ma i numeri sono tutti imbrattati e l'auto  troppo veloce. Riesce solo a distinguere la B di Berlino.
Il motore dell'inseguitore riecheggia ancora una volta quando la macchina accelera. Poi cala di nuovo il silenzio. Tom rimette la pistola nella fondina. In lontananza gli sembra di sentire delle sirene della polizia. Prende il cellulare, guarda lo schermo e vede il numero di Sita. Era lei che stava cercando di contattarlo prima. La richiama subito. Il telefono squilla diverse volte prima che lei risponda.
Tom?. Dalla voce sembra agitata, c' qualcosa che non va. Mi ha appena chiamata Grauwein. Hanno rintracciato il tuo cellulare e stanno venendo da te a Beelitz. Devi andartene subito.
Perch? Cosa  successo?
Drexler  morto. Il collega che era stato ferito.
Maledizione! Ci mancava anche questa.
Ha avuto un infarto, Tom. Il medico legale dice che gli hanno iniettato qualcosa. E tu sei stato l'ultima persona che  entrata nella sua stanza.
Merda.
Puoi dirlo forte. Adesso stanno mettendo in dubbio anche quello che  successo a casa di Karin Riss. Sei ufficialmente un sospettato. Pensano che tu abbia ucciso Drexler perch volevi evitare che rivelasse la verit su di te.
Tom sente stringersi la gola. Le sirene si stanno avvicinando. Sita, ascoltami bene! Devi dire ai colleghi che ti ho telefonato e che devono setacciare tutta la tenuta dell'ospedale. Ho incontrato l'assassino. Qui c' appena stata una sparatoria.
Cosa?
Ascoltami e basta!, dice Tom correndo alla macchina. Ero nell'ex sala da bagno. Lui mi aveva in pugno, voleva uccidermi. Ma c'era anche qualcun altro, che all'improvviso ha cominciato a sparare.
Dio mio, sei ferito?
No. Anzi, chiunque sia stato mi ha salvato la vita.
Ma voleva sparare a te, oppure....
Non lo so. Sono scappati entrambi, uno su una macchina scura, una berlina credo, qualcosa di grande e costoso, a giudicare dalle luci posteriori forse una bmw o una Audi. L'altra macchina era una station wagon, non so di che tipo. Magari fanno ancora in tempo a prenderli.
Santo cielo, ma tu stai bene?.
Tom apre la portiera ed entrando sbatte la testa. Io s, ma Josh  morto.
Cosa? Bhm  morto?
S. E l'assassino non ha intenzione di fermarsi. Ha sette persone sulla sua lista. Tom avvia il motore e interrompe di nuovo Sita: Un'altra cosa! Drexler era sveglio quando sono stato da lui. Mi ha detto che la persona che lo ha colpito ha una cicatrice sull'esterno della gamba destra, poco sopra la caviglia. Magari  un dettaglio che vi pu essere utile. Adesso devo riattaccare. Tieni d'occhio il telefono, ti chiamer da un altro numero.
Senza attendere la risposta di Sita, Tom attacca e mette in moto. In lontananza si intravedono dei lampeggianti blu. Evitare la strada principale. Frena, si ferma un momento per orientarsi e infine imbocca una stradina buia che si inoltra nel complesso dell'ospedale. La strada  stretta e lui sta andando veloce. I rami frustano la fiancata della macchina. Tom si sente come allora, quando  scappato dal laboratorio fotografico insieme a Bene. Lo stesso battito accelerato, la stessa sensazione di essere ormai perduto, di trovarsi di fronte a un vicolo cieco. Solo che questa volta  da solo.

Capitolo 16.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 20,36.

Friderike Meisen  seduta sul letto e naviga su internet dal cellulare. Quando comincia a squillare ha un sussulto. Il numero sullo schermo le sembra familiare.  quello della poliziotta? Nel profondo di se stessa sa bene che dovrebbe chiamare la polizia, ma ne vale la pena?  gi in cima alla lista nera di Wittenberg e l'infermiera Meret la guarda come se non fosse capace nemmeno di fare un caff.
D'altra parte, quella poliziotta le ha fatto passare dei momenti meravigliosi. Il modo in cui ha lasciato scappare il cane della signora Wittenberg  stato fantastico e mezza clinica sta ancora ridendo al ricordo di lui che gli corre dietro per tutta la tenuta con il viso paonazzo. L'altra met della clinica invece ha dovuto aiutarlo a recuperarlo.
La suoneria del cellulare le d sui nervi. Alla fine non ce la fa pi, risponde e bisbiglia: Pronto?
Friderike?
S, sussurra lei.  lei, signora Johanns?
S, ma puoi chiamarmi Sita. Puoi parlare?
Adesso sono in camera, ma devo stare attenta. Dal corridoio si sente tutto.
Si sono arrabbiati di nuovo con te?.
Arrabbiati  decisamente un eufemismo, pensa Friderike. S.
Mi dispiace. Quando sar tutto finito parler con il professor Wittenberg, gli far sapere che ci sei stata molto d'aiuto.
Non sono sicura che sia una buona idea, sussurra Friderike scendendo dal letto. Un paio di passi ed  nella cabina rivestita di plastica beige del bagno. Chiude la porta a chiave e le ventole dell'areazione si accendono automaticamente. Poi si siede sul coperchio del gabinetto, per non vedere costantemente il proprio riflesso allo specchio.
Friderike, so che  difficile per te, ma ho bisogno del tuo aiuto.
Lei deglutisce e annuisce meccanicamente, come se Sita potesse vederla.
Devo tornare da Klara.
 impossibile, il professor Wittenberg l'ha fatta trasferire.
Trasferire?. Per un attimo all'altro capo della linea cala il silenzio. In un'altra clinica?
No, no. Le ha cambiato stanza, adesso  in un'ala diversa dell'edificio.
In isolamento?
No.  da qualche parte al piano terra, vicino al suo ufficio, ma non so esattamente dove.
Come si chiama il reparto?
Non so se sia un vero e proprio reparto quello.
Friderike sente Sita sbuffare. C' qualcuno a cui puoi chiedere?
Ma lei non pu venire con qualche permesso, un documento ufficiale che li costringa a farla entrare?, chiede Friderike.
Dammi del tu, le ricorda Sita.
Scusa. Insomma, non sono obbligati a far entrare la polizia?
Per interrogare una paziente di psichiatria come Klara servono dei permessi speciali e poi dovrebbe essere presente uno psichiatra o uno psicologo che la conosce, e sicuramente toccherebbe al professor Wittenberg....
Oh!, dice Friderike.
Secondo te Klara parlerebbe liberamente con me se ci fosse anche lui?
Certo che no, risponde Friderike. Nemmeno io direi una parola.
Ascoltami, dice Sita. Tra circa un'ora posso essere alla clinica. C' ancora qualcuno all'accettazione?
No. La Schaeben se ne va alle sei. Ma il cancello esterno  chiuso.
Dovresti lasciarlo aperto, e anche il portone d'ingresso. Solo una fessura, come se ti fossi dimenticata di chiuderlo. Puoi farlo?
E Klara? Come farai a trovarla?
So dov' l'ufficio del professor Wittenberg. Se riesci a fornirmi qualche altro indizio bene, altrimenti provo a cercarla da sola.
Friderike inspira profondamente. Poi butta fuori l'aria. Okay, sussurra.
Sei un mito!, dice Sita. Grazie. E non preoccuparti, stai facendo la cosa giusta.
Okay, ripete Sita. Ciao.
Poi si appoggia all'indietro e guarda il soffitto della cabina-bagno.
La cella di una prigione non dev'essere tanto diversa da questo, pensa. Il reparto di psichiatria. Ma come mi  venuto in mente?
Poi apre la porta ed esce dall'angusta cabina. Fuori  cos buio che riesce gi a specchiarsi sul vetro della finestra. Come far Sita a trovare Klara da sola? Non penser mica di scorrazzare per tutto il piano terra bussando a ogni porta che incontra. La scoprirebbero subito e comincerebbero a fare domande, a chiedersi chi l'ha lasciata entrare. E da chi andrebbero per prima cosa?
Friderike fa un bel respiro, toglie la suoneria al cellulare e si infila le scarpe da ginnastica colorate, che scricchiolano decisamente meno delle Birkenstock. Poi apre la porta, guarda a destra e a sinistra. Ecco,  nel corridoio.
La sedia della signora Schaeben dietro al banco dell'accettazione  vuota. Dalle scale arrivano dei leggeri rumori provenienti dal piano di sopra. Friderike accende la torcia del cellulare, scherma la vivida luce al led con la mano e imbocca il corridoio buio che porta all'ufficio di Wittenberg. Su entrambi i lati del corridoio ci sono delle porte, lei illumina rapidamente le targhette di plexiglas: dottoressa silke weintrud, infermiera capo sophia jablonski, portiere, magazzino, uffici tecnici... basta. Sull'ultima porta a sinistra non c' scritto niente. Friderike prova con cautela la maniglia e con sua grande sorpresa scopre che la porta si apre. Dietro c' un breve corridoio senza finestre, che finisce con un'altra porta. Anche questa non  chiusa a chiave. Oltre la soglia, delle anguste scale di pietra, fiancheggiate da pareti di mattoncini intonacate di grigio, scendono gi nel seminterrato. Il corrimano  di metallo e nei punti in cui la vernice grigia  venuta via spunta la ruggine.
Santo cielo! Sembra un film dell'orrore. Una clinica psichiatrica con una scala nascosta che porta in una cantina segreta.
Tutte sciocchezze, pensa. Hai visto troppi film.
E poi le porte non erano chiuse a chiave. Se qualcuno sta nascondendo qualcosa qui sotto come minimo le avrebbe sbarrate.
Si fa coraggio e comincia a scendere le scale, un piede davanti all'altro, ma non osa accendere la luce. Subito dopo una curva i gradini finiscono di colpo. Dei tubi al neon si accendono sul soffitto. Fump, fump. Il lieve rumore che fanno e l'improvvisa luce fredda spaventano a morte Friderike. Si aspetta di incontrare da un momento all'altro l'infermiera Meret o il professor Wittenberg, ma non c' nessuno l sotto, solo un corridoio grigio e spoglio, illuminato dai neon, con quattro porte sul lato destro. Quando vede le sbarre di metallo sulle porte massicce sente tremare le gambe. E adesso?
Curiosamente per le sbarre non sono chiuse. Friderike rimette in tasca il cellulare, si avvicina alla prima porta, posa l'orecchio sul metallo freddo e ascolta.
Niente.
Forse  solo una vecchia cantina ormai in disuso? Abbassa la maniglia e apre la porta. Le pareti interne della stanza sono imbottite e dall'altro lato non c' maniglia. Il locale illuminato sar grande quattro metri per quattro ed  arredato con un letto e un cassettone scuro. Sopra al cassettone c' Klara, a piedi nudi, con indosso la sua camicia da notte, intenta a scrivere sulla parete. Traccia i numeri con mano tremante, le dita sono avvinghiate alla penna.
 permesso?, dice Friderike. Io... stai... ehm, sta bene?.
Klara  impietrita, non guarda la porta, rimane voltata verso la parete e non si muove. Brigitte?, sussurra.
Io... sono io, Friderike.
Sei venuta a portarmi via?. Klara si volta. Il suo viso  ancora pi grigio del solito, ma adesso nei suoi lineamenti si intravede qualcosa che assomiglia a una speranza. Posso andarmene?
Io, ehm... No, mi dispiace, balbetta Friderike. Il suo sguardo vaga lungo le pareti senza finestre, il locale assomiglia pi a un bunker che alla stanza di un paziente. La porta senza maniglia la rende una vera e propria prigione. Se lo facessi passerei i guai. Guai seri.
Per favore, sussurra Klara. Devo uscire di qui, tu non capisci.
Friderike ha un groppo in gola, cerca di mandarlo gi ma non ci riesce. Il professor Wittenberg ha detto che  per il tuo bene.
Per favore, piange Klara. Qui non ci sono finestre. Se non ci sono finestre vuol dire che  come prima. Arriver il Diavolo. E Ges non sapr dove trovarmi.
Non preoccuparti, risponde Friderike, cercando di suonare il pi possibile sicura di s. Il Diavolo non ti trover qui, sei ben nascosta, e presto verr qualcuno della polizia che ti protegger da lui.
Klara spalanca gli occhi. No, sussurra. No. La polizia non pu aiutarmi. Non contro di lui. Tu non capisci.
Non vuoi... scusami ti sto dando del tu, per te va bene? Ecco, non vorresti scendere dal cassettone? Stai tremando.
Klara si appoggia di spalle alla parete, con le braccia incrociate sul petto e le gambe dritte. Sembra voler piantare le dita dei piedi nel legno.
Puoi far venire Brigitte?
Ma chi  Brigitte?, chiede Friderike.
Le lacrime cominciano a scendere lungo le guance di Klara. Brigitte mi ha gi tirata fuori di qui una volta. Ti prego!.
Devi dirmi chi  Brigitte, altrimenti non posso andarla a prendere.
Brigitte la pastora.
Oh mio Dio! Friderike sente un brivido scenderle lungo la schiena. Klara intende forse Brigitte Riss, la pastora che  su tutti i giornali? Quella che  stata assassinata nel duomo? Deglutisce e il suo cuore ha un sussulto di compassione. E se, propone, andassi a prendere Ges?
Ho paura di Ges, sussurra Klara.
E perch adesso?
Non voglio che sappia quello che ho fatto con Maria.
Cosa hai fatto con Maria?
Ero gelosa di lei, sibila Klara. Perch era la sua amante e sua madre. Solo per questo.  per questo che ho paura.
Ma non hai detto che Ges ti ha salvata?
Qui sotto Ges non ha molto potere, sussurra Klara. Lui dice di s, ma io non ci credo. Non contro il Diavolo. Brigitte  l'unica che  riuscita a combatterlo almeno un po'.
Friderike inspira profondamente e si fa coraggio.
Allora adesso sar io la tua Brigitte.
Silenzio.
Tu non sei Brigitte.
Qualcuno deve esserlo. Lo far io. Friderike tende una mano a Klara.
Lei scuote la testa.
Lo sai chi  il mio Diavolo?, sussurra Friderike.
Klara fa di nuovo cenno di no.
Friderike ha la bocca secca, non l'ha mai detto a nessuno, ma prima o poi deve farlo. Anche se quello che le  successo a casa forse non  cos brutto come quello che ha dovuto passare Klara.
Mio padre, dice.
Rimangono l, immobili, Klara sul cassettone, Friderike davanti a lei, con la mano tesa.
Cosa ti ha fatto il Diavolo?, chiede Klara con voce tremante.
 meglio se non lo sai, dice Friderike. Sente salire le lacrime agli occhi. Come potrebbe mai spiegare a Klara che finora si  sentita una stupida, una persona inferiore e senza alcun valore, proprio agli occhi di un uomo che da piccola ha adorato.
Lo sai per cosa si deve fare, dice tirando su con il naso, per sfuggire al Diavolo?.
Klara scuote la testa.
Si deve scappare.
Silenzio. Silenzio. Silenzio.
Vieni. Sono io Brigitte. Ti porto via di qui.
Klara la guarda con diffidenza.
Intanto scendi di l, okay?.
Klara le porge lentamente la mano. Ha le dita fredde e le guance cineree. La camicia da notte le svolazza intorno ai fianchi mentre scende dal comodino. Friderike si asciuga le lacrime. Restano cos, una davanti all'altra, tenendosi per mano. Poi Klara si inginocchia e senza dire una parola accosta il capo al ventre di Friderike.
Puoi portarmi da una parte?, sussurra. Devo chiedere perdono, ma non deve saperlo nessuno.

Capitolo 17.

Beelitz, dintorni di Potsdam, Marted 5 settembre 2017, Ore 20,42.

Tom guarda lo specchietto retrovisore. Niente fari, n lampeggianti. Solo la foresta buia. A quanto pare nessuno lo sta seguendo. A destra la stradina che procede diritta come un fuso  fiancheggiata da un alto recinto, sormontato dal filo spinato. Dall'oscurit spuntano in continuazione dei cartelli: area militare. poligono di tiro e zona esercitazioni. pericolo di morte! L'area adibita alle esercitazioni militari si estende a nord-est rispetto all'ospedale, lontano dalla strada principale.
Nel frattempo  calata la notte e ha ingoiato tutto nel buio. Anche lui. Tom sta cercando di dare un senso a quello che  successo. Tocca la chiave che ha ancora appesa al collo perch niente di quello che  accaduto gli sembra reale, poi di colpo si rende conto di quanto  stato fortunato. Josh  morto... e lui doveva essere il prossimo. Il prossimo di una lista di sette nomi. Brigitte Riss, Josh, Karin, Bene, Nadja e lui. Ma chi  il settimo?
E chi era la persona che ha sparato? Anche se il suo intervento gli ha salvato la vita, la situazione  cos confusa che lui non sa bene cosa pensare.
Non riesce a togliersi dalla testa l'immagine dell'uomo nel buio di quella sala, il modo in cui se ne stava l con la pistola puntata su di lui. Tutto a un tratto gli torna in mente la registrazione che gli ha mandato Sita, quella della sua conversazione con una paziente del reparto psichiatrico. La donna le aveva chiesto perch era l e Sita aveva risposto: Per Ges.
Significa che lei sa chi  l'assassino? Sa che si fa chiamare Ges?
E poi c' un'altra cosa che quell'uomo gli ha detto. Ha detto che Brigitte Riss aveva paura di lui, perch lui era risorto. Pi ci pensa, pi quella frase gli sembra importante.
Gli alberi sfrecciano dal finestrino alla sua sinistra, dal lato opposto a quello della recinzione. Dopo quattro chilometri raggiunge la periferia di Beelitz. Le prime case e i lampioni lo riportano alla realt, almeno in parte. Parcheggia in una stradina secondaria, in mezzo a due veicoli, e spegne il motore. Quel silenzio improvviso gli sembra strano, dentro di lui sente un gran frastuono.
Prende la chiave e la guarda. Il cordino si tende dietro la sua nuca e il metallo scintilla sotto la luce di un lampione che penetra attraverso il parabrezza. Come  possibile che un oggetto cos piccolo porti con s tanta sciagura?
 la chiave del vaso di Pandora, dice Vi.
Il vaso di Pandora?
Sei stato tu a pensarlo, proprio adesso, dice lei. Ma cosa c' dentro questo vaso? E chi  Pandora?
Tom si volta a guardare il sedile vuoto del passeggero e sa benissimo che aspetto avr Vi. Gli occhi grandi, sempre lo stesso pigiama e intorno al collo la chiave.
Dove sei Vi?, sussurra. Lo so che sei ancora viva.
Poi all'improvviso un pensiero terrificante si affaccia alla sua mente e lo fa rabbrividire. E se l'assassino sapesse dov' Viola? Se fosse anche lei sulla sua lista?

Capitolo 18-.

Berlino, quartiere di Tempelhof, Marted 5 settembre 2017, Ore 21,02.

Sita esce dal parcheggio di Tempelhofer Damm. Sul sedile del passeggero c' la sua parrucca. Si sente strana senza averla addosso, ma rimettersela sarebbe ancora pi strano. Accanto c' il suo cellulare, che sta squillando di nuovo. Prima era Grauwein, poi due telefonate di Morten, che in realt non ha detto una parola sulla faccenda di Bhm e della pistola, e per finire anche Bruckmann. Dopo l'omicidio di Brigitte Riss gli eventi si sono susseguiti con una frenesia che non aveva mai sperimentato in nessun altro caso. Ha faticato a prendere sul serio la chiamata di Bruckmann. Il capo dell'lka1 l'ha spedita a Beelitz, presumibilmente per dissuadere Tom dall'opporsi all'arresto.
Adesso sullo schermo legge numero privato e spera che sia Tom.
Johanns.
Sono io.
Tom! Dove sei?
Sto tornando in citt.
Sita si sente investire da un'ondata di sollievo, un po' troppo per un semplice collega, e si richiama all'ordine. Che hai in mente di fare?
Ancora non lo so, dice Tom.
Perch  cos riservato? Non ti fidi di me?
Sono solo prudente.
Sono stata io a telefonarti per avvisarti, te lo sei dimenticato?
S, ma da allora  passato un po' di tempo. Non posso sapere se adesso accanto a te c' qualcuno che ti fa pressioni. Hanno predisposto dei blocchi stradali? E l'inseguimento delle due auto?
I blocchi stradali ci sono. Ma per te. Per quanto riguarda il resto devi chiedere a Morten. Gli ho riferito quello che mi hai detto, ma non so cosa intende fare. Al momento sono tutti concentrati a trovare te.
Ed  una stronzata! Non c'entro niente n con la morte di Drexler n con le altre. L'ho visto. Era l, capisci? Quel tizio mi ha quasi ucciso, proprio come ha ucciso Josh e gli altri.
Cosa ha fatto a Josh?
 come con il cadavere che trovammo nel canale allora. L'ha avvolto in una rete per conigli e l'ha annegato in quella sala da bagno.
Il corpo di Joshua  l?, sbotta Sita. Dov'eri tu poco fa? Lo sai cosa significa vero?
Hmm, brontola Tom. Che entro domattina la mia foto segnaletica sar su tutti i giornali, a meno che qualcuno non rimanga attaccato ancora per un po' all'ipotesi delle motivazioni politiche, per dare tempo al capo della polizia di prepararsi all'uragano.
Okay. Adesso ascoltami. Non perdiamo tempo, dice Sita. Ho trovato qualcosa che potrebbe essere interessante. Ero con Frohloff, ci sono delle novit su quella Klara Winter. Hai sentito la registrazione che ti ho mandato via email?.
Per un attimo cala il silenzio, come se Tom avesse bisogno di tempo per riordinare i pensieri. Sita pensa alle sue pillole, probabilmente le sta prendendo una dopo l'altra per sostenere la situazione. Ho sentito solo l'inizio, poi ho dovuto interrompere, dice Tom. A dir la verit non sapevo neanche bene che farci. Non mi hai dato molte informazioni, mi hai detto solo che questa Klara a quanto pare ha una fobia verso il numero diciassette.
Il nome Wittenberg ti dice qualcosa? Professor Wittenberg.
No. Perch?
Sto andando alla sua clinica.  una clinica psichiatrica privata dove Klara Winter  rinchiusa da quasi vent'anni. Le circostanze in cui  stata portata l sono piuttosto misteriose. Non ci sono tracce negli archivi della polizia, niente parenti, niente di niente. Nessuno sa da dove venga, neanche lei.
Come la storia di quel bambino allevato dai lupi?
 pi simile alla storia di Kaspar Hauser. Ma non esattamente. Klara sa parlare, anche se lo fa per lo pi per enigmi e libere associazioni. Forse  un caso di amnesia provocata da un trauma o da qualche evento del genere.
Hmm, dice Tom. Sembrerebbe coincidere con una cosa che mi ha raccontato oggi un ex medico della Stasi.
Che medico della Stasi?
Non  importante, svicola Tom. Effettuava le visite mediche sui bambini di Hohenschnhausen, i figli di oppositori del regime che venivano dati in adozione coatta. Alcuni di quei bambini sono spariti nel nulla mentre erano l. Soprattutto bambine.
Sparite? Non adottate?, chiede Sita.
Niente documenti, niente tracce, niente di niente.
Dio mio, potrebbe essere, dice Sita sconvolta. Klara mi ha raccontato di un ospedale, e a Hohenschnhausen c'era un'ala adibita a quello scopo.
Per tutto questo accadeva prima della caduta del muro. Coincide con l'et di questa Klara?, chiede Tom.
 possibile. Ma nessuno sa quanti anni abbia realmente. L'unica cosa di cui sono sicura  che  arrivata nel reparto di psichiatria nel 1998.
Segue un altro istante di silenzio e Sita si chiede se non sia caduta la linea. Tom?
Hai detto 1998?, dice lui, con voce improvvisamente roca.
S. Perch?
 l'anno in cui Viola  scomparsa.
Sita rimane in silenzio.
Oggi avrebbe ventinove anni, continua Tom. Capelli biondi. Occhi verdazzurri, con sfumature grigie.
Capelli biondi? Sita rivede davanti agli occhi i capelli di Klara legati dietro la nuca. Klara Winter sembra pi verso i trenta abbondanti, e ha i capelli praticamente grigi, ma potrebbe essere una conseguenza di quello che ha passato. Che l'anno sia lo stesso potrebbe anche essere un caso, e soprattutto non coinciderebbe con la faccenda dell'ospedale e dei bambini scomparsi, se  avvenuta prima della caduta del muro. All'epoca Viola aveva.... Sita conta mentalmente. A malapena un anno. Non ci si pu ricordare di esperienze avute a quell'et.
E se l'ospedale fosse quella clinica psichiatrica? E fosse tutto successo dopo?
Sulla base di cosa lo dici?, chiede Sita.
Il medico della Stasi ha detto un'altra cosa prima di salutarmi. E se la persona che faceva sparire le bambine avesse continuato?.
A Sita viene la pelle d'oca. Certo...  possibile. A dir la verit,  persino probabile. Una persona che rapisce bambine per farci Dio solo sa cosa di certo non smette solo perch  caduto un muro.
Dimmi di pi su Klara, chiede Tom.
Sembra essere molto religiosa, ma in uno strano modo. In famiglia eravate credenti?
Non particolarmente. Perch?
Tanto per dirne una, sul comodino ha una Bibbia e a quanto pare la legge spesso. Come segnalibro usa una piuma a cui sembra tenere....
Una piuma hai detto?, la interrompe Tom. Com' fatta?
Lunga e bianca. Una piuma normale.
La piuma di un cigno?, chiede Tom senza fiato.
S, perch?
L'ultima volta che ho visto Viola, ne aveva una cos dietro l'orecchio.
Sita sente rizzarsi i peli sulla nuca. Pensi davvero che Klara possa... essere Viola?.
All'altro capo della linea regna il silenzio.
Tom?.
Dall'altoparlante arriva il suono insistente di un clacson, prima acuto, poi sempre pi lontano. Infine si sente solo il respiro di Tom.
Tom! Di' qualcosa? Stai bene?
Scusami, mormora lui. Dovevo svoltare a destra. Io.... Ammutolisce.
Hai paura, dice Sita.
Che non sia lei. S.
Oppure che lo sia.
S, anche di quello, ammette lui.
Diciannove anni.  un sacco di tempo.
Tom rimane in silenzio ancora un istante. Sta riordinando le idee. Che volevi dire con tanto per cominciare?
Come?
Hai detto: tanto per cominciare legge sempre la Bibbia. E poi?
Poi, dice Sita, ha molta paura del Diavolo, che stando alla sua descrizione dovrebbe essere l'uomo che le ha fatto del male. E parla sempre di Ges, dice che l'ha salvata,  ossessionata da....
Aspetta un momento, la interrompe Tom. Ges? Sei sicura?
Ti dice qualcosa?
L'uomo nella sala da bagno, quello che voleva uccidermi... ha detto di chiamarsi Ges.
Merda, si lascia sfuggire Sita.

Capitolo 19.

Sede dell'lka1, Berlino, quartiere del Tiergarten, Domenica 3 settembre 2017, Ore 10,49.

Jo Morten si  rifugiato nel suo ufficio e da l osserva il posto in cui vorrebbe essere adesso: il cortile buio. Questo sarebbe proprio il momento di accendersi una sigaretta.
Ha la camicia incollata alla schiena e il cuore che batte troppo veloce. Odia quegli affari. Eppure ne ha bisogno. Ma non  sempre cos? Si ama quel che si ama... e si odiano le conseguenze. Come per le sigarette e il cancro alla laringe. O il suo lavoro e la morte di Drexler. L'amore per suo padre e le porcherie che ha fatto. E cos adesso si ritrova a dover uccidere un uomo.
Chiude la porta e apre il cassetto della scrivania. Da una scatola di cartone prende sette proiettili 9x19 per riempire il caricatore. Non quello della sua p6, ma dell'altra pistola che ha lasciato in macchina. L'arma di servizio  dello stesso calibro della Glock 34, ma se deve sparare a lunga distanza preferisce quest'ultima, che peraltro non  riconducibile a lui. Non  la prima volta che fa qualcosa di illecito, e spera di trovare il modo di cavarsela anche in questa occasione. Perch deve esserci un modo. Quel Yuri non gli ha lasciato alternative.
Non si sputa nel piatto...
Tom gli fornir di certo un'opportunit.
Un telefono squilla,  il cellulare. Numero privato.
Morten, risponde bruscamente.
Anche io, dice una voce gracchiante.
Jo Morten ha le vertigini. Era cos calmo prima, maledizione. Cosa vuoi? Noi due non abbiamo niente da dirci.
Il tuo collega, quello che  stato qui, dice suo padre. Ho ancora una cosa per lui.
Morten si lascia sfuggire un gemito. Il suo vecchio ci sa fare. Ci ha sempre saputo fare.
Hai trovato il modo per impedirmi di riattaccare.
Che altro posso fare?
Lui che c'entra?
Sta cercando sua sorella.
Lo so.
Ho dimenticato di dirgli una cosa, spiega Heribert Morten.
Dimenticato eh? O forse l'hai tralasciata di proposito, dice Jo Morten. Perch ti serviva un motivo per parlare con me.
Comunque sia, non gliel'ho detta.
Bene. E allora?
Come stanno le bambine?
Lascia perdere, taglia corto Jo Morten.
Joseph, per favore. Sono il loro nonno.
No, non lo sei. Di' quello che devi dire.
Sei un ingrato.
Ingrato? Semmai sono intransigente. Almeno dal mio punto di vista. Comunque non serve a niente parlarne. Adesso sono nel pieno di un'indagine e Dio solo sa se ho tempo per mettermi a litigare con te. Allora, che cosa hai dimenticato di dire a Tom Babylon?
Gli ho raccontato dei bambini.
I bambini? E perch?
Per via di sua sorella.
Ma lei non  finita nel sistema delle adozioni.  sparita e a un certo punto l'hanno ritrovata morta. Ed era gi il 1998.
Per quel che riguarda la sua morte, lui sembra avere un'altra opinione, dice Heribert Morten. E le sparizioni sono accadute anche allora.
Che vuoi dire?, chiede Jo Morten, adesso tutt'orecchi.
C'era questo agente... un poliziotto. Uno di quelli che prima si occupavano delle adozioni, quelli che portavano i bambini nell'ala ospedaliera di Hohenschnhausen, nel reparto speciale. A volte ci sono andato per fare delle visite. C'erano tre stanze l: la quindici, la sedici e la diciassette. Nella diciassette c'erano solo bambine.
Jo Morten pensa alle sue figlie e gli viene la nausea. Il cuore accelera i battiti ancora di pi. Diciassette.
E tu come ti sei accorto che le bambine scomparivano?
Per via delle richieste, dice Heribert Morten.
Quali richieste?
Arrivavano sempre richieste che riguardavano i bambini adottati e venivano girate a me che li avevo visitati. I nuovi genitori... non erano persone qualunque, ma membri importanti del partito. In quel reparto tenevano solo i migliori.
Jo Morten deglutisce, ha la gola secca.
Insomma, i nuovi genitori ovviamente avevano delle domande, prosegue Heribert Morten. Volevano sapere se i bambini stavano bene, se avevano allergie, se si erano mai rotti qualcosa prima. Magari chiedevano l'origine di qualche cicatrice. E c'erano anche quelli che pensavano che io facessi dei test d'intelligenza sui bambini e volevano sapere i risultati. Ma sulle bambine della diciassette non sono mai arrivate richieste. Neanche una volta. Era come se di loro non si interessasse nessuno.
Dio mio! E tu non hai mai detto niente?
Sei pazzo?.
Jo Morten serra i denti fino a farsi male.  tutta una follia. Come si fa a odiare cos tanto qualcuno, eppure a non riuscire a lasciarlo andare?
E quel poliziotto di cui parlavi?, chiede. Ricordi il suo nome?.
Silenzio.
Suo padre sta riflettendo, si chiede se dopo tutti quegli anni sia ancora pericoloso rivelare qualcosa di quella faccenda. Oppure vuole solo prolungare il tempo della loro conversazione. Il nome. Te lo ricordi?.
Heribert Morten si schiarisce la gola.
Adesso forse sta bevendo qualcosa.
Poi tossisce.
Tossiva sempre cos quando buttava gi una sorsata di quel suo whisky da quattro soldi.
Certo che me lo ricordo, dice infine. Si chiamava Riss. Berthold Riss.

Capitolo 20.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 21,48.

Tom parcheggia l'auto in un punto invisibile dalla clinica. Ha il cuore al galoppo, per tutto il viaggio ha tentato di immaginare che aspetto potrebbe avere adesso, a ventinove anni, con i capelli gi ingrigiti. Che cosa ha dovuto passare Viola?
Scende e si avvia a piedi verso la clinica. Davanti al cancello nero riconosce la sagoma snella di Sita. Non ha la parrucca, ha un'espressione severa in volto e lo sguardo nervoso. Mentre andavano l si sono telefonati di nuovo e aggiornati reciprocamente sulla situazione.
Ehi.
Sono contenta che tu sia arrivato, sussurra lei.
Che succede?
Wittenberg. Indica l'edificio della clinica. Ho appena ricevuto un messaggio sul cellulare. Mentre eravamo al telefono, Friderike ha provato a richiamarmi.
Sita gli mostra lo schermo e fa partire il messaggio vocale. All'inizio si sente solo un fruscio, poi una voce maschile che parla a bassa voce: Che hai dietro la schiena?
 il direttore della clinica, dice Sita.
Poi si sente la voce di una ragazza, probabilmente Friderike. Perch l'ha rinchiusa in cantina? Non vede che....
Fammi vedere subito cos'hai dietro la schiena.
Altri fruscii.
Dammi....
No, nooo.
Qualcuno che ansima, scricchiolii. Klara, scappa!, sibila Friderike. Un tonfo. Dei gemiti. Wittenberg che grida. A quanto pare sono venuti alle mani. Qualcosa colpisce il microfono e il messaggio si interrompe.
Dio mio. Di quand'?.
Sita guarda lo schermo. Le nove e venti, mezz'ora fa. Secondo te Wittenberg potrebbe essere il nostro uomo?
Ges dici? Ma perch mai dovrebbe incontrare Klara in segreto visto che pu parlarci tutti i giorni? Semmai potrebbe avere qualcosa a che fare con i rapimenti delle bambine.
L'et coincide, potrebbe aver lavorato a Hohenschnhausen, dice Sita. E in quanto direttore di un reparto di psichiatria ha avuto la possibilit di continuare a fare quello che faceva anche dopo la caduta del muro.
Allora chi  questo Ges?
Qualcuno che vuole vendicarsi? Un fratello o il padre di una delle bambine? Ma allora in cima alla sua lista dovrebbe esserci stato Wittenberg, non Brigitte Riss.
Oh no, geme Sita. Cio, s. Potrebbe essere invece. C' un collegamento tra Brigitte Riss e Wittenberg. A intervalli regolari lei versava dei soldi sul conto della clinica, camuffati da donazioni.
Ma perch allora sulla lista di questo Ges autoproclamato ci siamo anche io e Josh e Nadja? Non ha senso.
Sita lo guarda perplessa. Non ne ho idea. Ma adesso dobbiamo occuparci di Friderike e di Klara, quel messaggio non presagiva niente di buono. Che facciamo? Chiamiamo i colleghi?
Ci vuole troppo tempo. Tom lancia un'occhiata al di l del cancello, poi suona il campanello. Una luce al led si accende e l'occhio scuro e lucido di una telecamera li osserva muto. Loro aspettano, lo sguardo rivolto verso l'edificio.
Non ci apriranno mai, mormora Sita, senza muovere le labbra.
Tom suona di nuovo e intanto valuta l'altezza del muro. Un po' pi di tre metri. Vieni. Comincia a correre e Sita lo segue. Che vuoi fare?, gli chiede ansimando.
Tom svolta nella stradina in cui ha parcheggiato, avvia la Mercedes e la accosta il pi possibile al muro. Vieni!. Sale sopra la macchina e poi sulla sommit del muro. Sita lo segue. Dopo aver scavalcato saltano gi nell'erba umida. C' odore di cacca di cane.
Okay. E adesso? Entrare dentro sar pi difficile.
Ma non potranno ignorarci come prima se siamo davanti al portone, dice Tom.
Si incamminano verso la clinica.
Tom suona il campanello e quando nessuno apre comincia a battere il pugno sul legno.
Dopo quella che sembra un'eternit, qualcuno viene ad aprire il portone e davanti a loro compare una signora sui quarantacinque anni dall'aria risoluta. Naso all'ins, freddi occhi azzurri, la fronte aggrottata per l'irritazione.
Di nuovo lei?, ringhia rivolta a Sita.
Buonasera infermiera Meret.
Sono Tom Babylon, lka di Berlino, si presenta Tom, mostrandole il tesserino. Conosce gi la mia collega Johanns.
L'infermiera Meret porta le mani ai fianchi.
Dov' il professor Wittenberg?
 andato all'ospedale.
Perch?
 stato morso a un braccio, spiega l'infermiera, sempre pi irritata.
E da chi?
Secondo lei da chi? Ha presente che posto  questo? Pensa che sia la prima volta che succede?
E dove sono Klara Winter e Friderike Meisen?.
L'infermiera Meret sposta lo sguardo dall'uno all'altra senza dire una parola.
Gliela faccio breve, spiega Tom. Ho ragione di pensare che il suo capo abbia rinchiuso la signora Winter in cantina e che ci sia stata una colluttazione tra lui e Friderike Meisen. Voglio sapere subito dove sono. In alternativa posso chiamare i colleghi e mettere a soqquadro la clinica. E se dovesse venire fuori che a queste due persone  successo qualcosa, passerete dei guai seri.
L'infermiera Meret indurisce gli zigomi.
 un difficile dilemma, lo so, dice Tom con aria truce.
Con un sospiro lei gli apre la porta.
Dov' la cantina?
Seguitemi, dice l'infermiera. Lancia un'occhiata velenosa a Sita, si incammina verso il lato opposto dell'atrio e poi svolta a sinistra su un corridoio. Si accende una luce e i suoi passi frettolosi riecheggiano sulle pareti.
Succede spesso che un paziente venga rinchiuso in cantina?, chiede Sita.
Questo deve chiederlo al professor Wittenberg, risponde secca l'infermiera Meret.
Svoltano su un corridoio senza finestre, poi oltrepassano una porta e scendono una scala fiancheggiata da pareti di mattoncini riverniciati. Grigio su grigio. Tom deve chinare il capo. A ogni passo che fa sente aumentare il senso di angoscia e il timore di cosa accadr quando e se rivedr Viola.
Fump, fump. Delle luci al neon si accendono, proiettando la loro luce gelida su un ampio corridoio, con quattro porte sul lato destro.
Cos' questo posto?, chiede Sita.
 una vecchia ala, risale a molto tempo fa, quando i metodi erano diversi, dice l'infermiera Meret.
Molto tempo fa eh?, ripete Tom. Le sbarre di metallo sulle porte massicce suggeriscono altro.
Dove?, chiede.
L'infermiera Meret indica una delle porte, ma non sembra intenzionata ad aprirla. Il suo viso rimane impassibile.
In tre passi Tom  davanti alla porta. Il suo battito  al massimo. Gli sembra tutto cos irreale.  finalmente arrivato il momento? L sotto? In una clinica psichiatrica, dietro una porta blindata?
La maniglia  fredda nella sua mano.
Apre la porta.
Non vede nulla dell'arredamento: n il cassettone, n gli scarabocchi sul muro, nemmeno il rivestimento imbottito della porta. Non vede neanche la Bibbia posata sul comodino, da cui sporge una lunga piuma bianca. Tom vede soltanto la donna sdraiata per terra sulla schiena. Il sangue le cola dalle labbra, ha il viso tutto gonfio.  appena ventenne e ha i capelli biondi, non grigi.
Probabilmente  Friderike Meisen.
Viola non c'.

Capitolo 21.

Clinica psichiatrica privata Hbecke, Berlino, quartiere di Kladow, Marted 5 settembre 2017, Ore 22,01.

Sita passa accanto a Tom, si china su Friderike e le sente il polso. La tirocinante sbatte leggermente le palpebre.
Friderike? Ehi, mi senti?.
Niente. Solo il battito.
Sita tasta delicatamente la nuca di Friderike e sente un rigonfiamento. Le sue palpebre si muovono di nuovo.
Infermiera Meret, dice Sita, deve chiamare subito un'ambulanza e un dottore.
L'infermiera  in piedi sulla soglia e tende il collo per guardare all'interno. Io... ehm, non sono....
Subito!, dice Tom brusco. L'infermiera ammutolisce, prende il cellulare dalla tasca del camice e si sposta nel corridoio per telefonare.
Friderike mi senti?, chiede di nuovo Sita. Tom le suggerisce di provare a schiaffeggiarle leggermente le guance, ma lei non vuole muoverle la testa per via del rigonfiamento sulla nuca. Tom  visibilmente nervoso, era in cerca di risposte e non ne ha trovate. Il suo sguardo si posa sul comodino, dove nota la Bibbia con dentro la piuma.
Friderike, ehi..., riprova intanto Sita.
S, geme piano la ragazza. Socchiude gli occhi e fa una smorfia.
Resta sdraiata e non ti muovere, okay?, dice Sita. Abbiamo chiamato un'ambulanza.
Okay, annuisce Friderike con voce assente.
Tom vorrebbe chiederle qualcosa, ma Sita lo precede.  stato Wittenberg?
S.
E Klara?
 scappata.
Con Wittenberg? L'ha portata via lui?
 scappata. Io ho provato a trattenere Wittenberg ma lui era troppo forte, mormora Friderike. Per l'ho morso.
 riuscito a riprenderla?
Non lo so....
Dove pensi che possa essere andata Klara?
In chiesa.
Alla cappella intendi?, chiede Sita.
St. Servatius, dice l'infermiera Meret. Ha chiuso la telefonata ed  tornata sulla porta.  sempre qui, nella tenuta. Non pu essere uscita.
Friderike cerca di scuotere la testa e fa una smorfia di dolore. Non la cappella.
E dove allora?, chiede Sita.
Al duomo.
Perch?
Per Ges. E perch l c' Brigitte.
Sciocchezze, protesta l'infermiera Meret. Klrchen non ce la farebbe mai ad arrivarci da sola. In tutti gli anni in cui ho lavorato qui, non  mai uscita dalla clinica, neanche una volta, e....
Stia zitta, sibila Sita, tornando a rivolgersi a Friderike. Klara ha idea di come fare a uscire dalla clinica?
Non lo so. Per voleva farlo a tutti i costi. Io le ho detto che potevamo prendere un taxi.
 pazza o cosa?, sbotta l'infermiera Meret. Non pu andarsene cos in giro per la citt. Sa cosa significherebbe per Klrchen? Il trauma potrebbe essere troppo per lei.
E che mi dice del trauma di essere rinchiusa qui sotto?, ribatte Sita. Chiuda il becco, del suo ruolo in questa faccenda ci occuperemo pi tardi.
Me l'ha fatto promettere, dice Friderike. Ha detto che doveva chiedere perdono ma che nessuno doveva saperlo. Forse ha davvero preso un taxi.
Il cancello di notte  chiuso e il muro  alto tre metri. Come avrebbe fatto a uscire? E poi non ha i soldi per pagare il taxi.
Ma il tassista lo scoprirebbe solo una volta arrivato a destinazione, dice Sita. In teoria  in grado di farlo? Prende delle medicine?
Non pu farcela fin laggi. E comunque s, prende delle medicine....
No, non le prende..., sussurra Friderike. L'ho vista io.
Tom, dice Sita. Tu che ne pensi? Io credo che Wittenberg la stia inseguendo.
Nessuna risposta.
Tom?. Sita si guarda intorno ma non vede nessuno.
 appena uscito, dice l'infermiera Meret.
Sita guarda la porta, incredula, poi di nuovo Friderike. Aspetta un momento.
Si precipita nel corridoio. Tom?.
Sale le scale fino al piano di sopra.
tom! Cazzo!.

Capitolo 22.

Berlino, quartiere del Tiergarten, Marted 5 settembre 2017, Ore 22,35.

Jo Morten ha volutamente evitato di lasciare la macchina nel suo parcheggio riservato dell'lka, in Keithstrae. Non lo fa mai, non sopporta l'idea di essere osservato.  una vecchia abitudine. Sua madre si sentiva in obbligo di sapere sempre cosa stava facendo e suo padre si sentiva in obbligo di accontentarla.
Morten chiude la portiera e guarda per l'ennesima volta il segnale gps sul suo cellulare. Dove sta andando Babylon adesso? Il puntolino lampeggiante che indica la posizione della sua macchina si sta spostando verso il centro citt. Meno male che Babylon  cos pazzo da continuare a usare la sua macchina. O non sa ancora di essere ricercato, oppure  arrivato a un punto tale per cui non gliene importa pi niente. L'unica scocciatura  che anche i colleghi lo stanno cercando, e se lo trovano prima di Morten  finita.
A ripensarci avrebbe fatto meglio a ritardare l'emissione del mandato di cattura. Ma come poteva immaginare che a Beelitz le cose sarebbero andate a finire cos?
Prende la Glock dallo scomparto dei guanti, tira fuori il caricatore e lo riempie con i proiettili. Il cellulare lo lascia sul cruscotto, cos pu continuare a seguire il puntino lampeggiante. Infine parte. Le mani gli tremano. Ci vorrebbe proprio una sigaretta, ma non pu fumare in auto, Lydia fiuterebbe l'odore a tre chilometri di distanza. In quelle condizioni dovr assicurarsi di stringere bene la pistola, o almeno di ridurre la distanza di tiro, se vuole essere sicuro di fare centro. Comunque sia, deve farcela.  l'unico modo per fermare quel treno in corsa ed evitare la cancellazione della pensione, la ripresa delle indagini contro suo padre e anche contro di lui.
Il cellulare squilla.
Proprio adesso. Rallenta, lo prende e attiva il vivavoce. Morten, dice brusco.
Sono Frohloff.
Jo Morten ha l'impressione di vedere il suo ghigno davanti agli occhi. Richiama la schermata dell'app sul display, per continuare a seguire il segnale gps mentre parla.
Ti ha chiamato la Johanns per caso?, chiede Frohloff.
La Johanns? No. Perch?
Sicuro?, dice Frohloff incredulo. Merda.
Senti, adesso ho da fare. Che c'?
 importante. Ho trovato qualcosa.
Puoi farmela breve?
 la tua indagine no?. Frohloff adesso ha un tono irritato.
C' qualche pericolo immediato?
No, dice Frohloff seccato. O forse s. Non ne ho idea. Questo non mi riguarda, io mi limito a riferire i fatti. Come li interpretate sono affari vostri.
E del procuratore generale. E del ministro dell'Interno, pensa Morten. Perci non posso liquidarti e basta.
Allora, che c'?
Io e Sita. Frohloff si schiarisce la voce. Volevo dire, io e la Johanns, abbiamo una teoria riguardo una possibile connessione con un ex ospedale della ddr. C'entra anche la paziente del reparto psichiatrico, quella della telefonata arrivata ieri.
E quindi?
C' un collegamento anche con Brigitte Riss. Ha fatto dei versamenti alla clinica in cui risiede quella paziente.
Senti, mi pare di capire che  una faccenda lunga da spiegare, giusto? Tra poco vedo la Johanns, mente Morten. Pu raccontarmi tutto lei?
S, certo, dice Frohloff seccato. A parte una cosa. Sono stato un idiota a non controllare subito, ma questa faccenda della Johanns e della sua paziente mi hanno distratto. Dunque, stando a quello che ci ha raccontato Tom, gli omicidi sembrano in qualche modo collegati alla scomparsa di sua sorella e alla chiave che lui e i suoi amici trovarono vicino al cadavere.
E allora?
Sua sorella  scomparsa il 10 luglio 1998 e c' una coincidenza interessante che mi  saltata all'occhio. Quella stessa notte a Stahnsdorf, ovvero dove vivevano sia i Riss che i Babylon, ci fu un incendio. Una casa fu completamente rasa al suolo, fino alle fondamenta. Lo sai a chi apparteneva?
Dimmelo e basta.
Alla famiglia Riss.
Ah, dice Morten sorpreso.
E sai qual era il numero civico?, chiede Frohloff. Il diciassette.
Morten rimane impietrito, come colpito da un fulmine.
E senti qua, aggiunge Frohloff. In quella casa fu ritrovato un cadavere carbonizzato. Irriconoscibile.
Maledizione. E ve ne siete accorti solo adesso?
Senti, abbiamo avuto parecchio da fare. E ci sono arrivato solo grazie alla data della sparizione della sorella di Tom. Per mi  venuto in mente di controllare chi era il proprietario della casa. Apparteneva a una piccola agenzia immobiliare, quella di Berthold Riss, il marito di Brigitte Riss.
Berthold Riss. Il marito scomparso e presumibilmente infedele. Le informazioni si accumulano l'una sull'altra nella testa di Morten. Le adozioni coatte gestite da Riss ai tempi della ddr. Le bambine scomparse dall'ospedale. La casa bruciata.
Il cadavere era di un uomo?, chiede.
Pare di una donna.
Morten lancia un'occhiata al gps. Babylon sta ancora percorrendo la b2 in direzione Tiergarten. Una donna o una ragazza?
Non lo so.
Non hanno fatto analizzare le ossa?
Immagino di s, dice Frohloff. Ma la documentazione a quanto pare  sparita. Queste informazioni le ho trovate sparpagliate in diversi archivi.
Morten impreca. La Mercedes di Tom Babylon si sta avvicinando alla Porta di Brandeburgo. Ottimo lavoro, Lutz! Senti, mi faccio vivo tra un po'. Tu puoi preparare un rapporto per la riunione di domattina?
Alle otto e mezza, giusto?, chiede Frohloff.
Puntuale, risponde Morten. Poi riattacca e toglie la suoneria al cellulare. Adesso l'unica cosa che importa  Tom Babylon. La sua esca. Se lui sopravvive e viene addirittura arrestato, quel Yuri e la gente dell'hsge gliela faranno pagare.
L'app del gps scompare di nuovo dallo schermo, lasciando il posto alla scritta: chiamata in arrivo. sita johanns.

Capitolo 23.

Duomo di Berlino, Marted 5 settembre 2017, Ore 22,44.

Tom si accorge gi da lontano che qualcosa non va. Sopra il prato che si stende davanti al duomo aleggia una luce arancione simile a quella di un incendio. Solo che non si sente odore di fumo. Sul lato della strada  parcheggiata una lunga fila di auto della polizia.
Che sta succedendo qui?
Poco prima di attraversare lo Schlossbrcke, verso l'Isola dei Musei, ha visto la cupola verde del duomo illuminato stagliarsi maestosa nel cielo scuro.
Il prato di fronte  pieno di gente con fiaccole accese, cartelli e striscioni.
Luci contro l'estremismo, certo! La manifestazione. L'aveva completamente dimenticata.
Subito prima del ponte Tom svolta a destra in una stradina secondaria. Qui  pi tranquillo e soprattutto non c' polizia. Dubita che gli agenti incaricati di mantenere l'ordine alla manifestazione siano coinvolti nelle sue ricerche, ma non pu permettersi di rischiare.
Su un lato della Friedrichwerdersche Kirche trova un posto un po' stretto per parcheggiare e scende dalla macchina.
Il duomo dista un paio di minuti a piedi.
Arrivato sul prato si mescola alla folla, che gli permette di avvicinarsi all'ingresso senza farsi notare. Devono esserci diverse migliaia di persone, quasi tutte hanno dei bicchieri di vetro con dentro delle candele.
Come far a trovare Vi in questo caos? Sempre che sia qui e non si sia fatta sopraffare dal panico. Del resto non  abituata alle folle.
Il suo telefono squilla per la terza volta. Non ha bisogno di guardare lo schermo per capire chi . C' solo una persona che ha quel numero.
Ciao Sita.
Tom, che cazzo. Ma che stai facendo?
Davvero hai bisogno di chiedermelo?
Sei gi arrivato al duomo?
S, sono in mezzo a una manifestazione.
Luci contro l'estremismo, lo so, dice Sita. Tom?
Che c'?
Ho dovuto avvisare Morten.
Tom rimane impietrito. Non dirai sul serio. Mi hai tradito cos?
Adesso calmati. Non mi hai lasciato scelta. Te ne sei andato e mi hai mollata alla clinica. Non abbiamo idea di dove sia Wittenberg e anche Klara  sparita. E se sono ancora alla clinica e lui le fa del male?
Lei non  alla clinica, dice Tom furioso.
E come ha fatto a uscire? Il cancello  chiuso e il muro  troppo alto. Lei non  certo un'atleta. L'unico modo in cui pu essersene andata  insieme a Wittenberg, e l'unica cosa che possiamo fare  emettere un mandato di cattura.
Se davvero  Viola, ti posso garantire che ha trovato il modo di uscire, si ostina Tom.
Sei tu che vuoi che sia Viola, dice Sita.
Tom serra i denti.
Ma se poi non lo ?
 lei.
Tom, sei ossessionato da lei.
Voglio solo ritrovarla. Nient'altro.
Appunto, dice Sita. Si chiama ossessione.
Sciocchezze.  assolutamente normale, ribatte Tom rabbioso.  mia sorella.
Gi. E in qualche modo  come se fosse sempre con te, dappertutto. Non mi stupirebbe se mi dicessi che ogni tanto senti la sua voce.
Tom  sbalordito. Sente la tempia pulsare. Come fa a saperlo? Non pu saperlo.
Forse ho parlato ad alta voce con Vi mentre c'era anche Sita? Sto perdendo il controllo?
Ho ragione?, chiede lei.
Tom guarda la folla riunita davanti al duomo. Le candele nei bicchieri. Un mare di fiammelle e di volti illuminati di arancione.
Ogni tanto, sussurra.  sicuro che Sita non possa averlo sentito con tutto quel frastuono intorno.
E ogni tanto la vedi anche accanto a te?
S. Qualche volta.
E ti fa stare bene?
No, dice lui. Lo odio.  terribile. E vorrei che finisse una volta per tutte.
Non finir.
Perch cazzo devi dirmi cos?
Perch non  vero che lo odi. Adori quei momenti.
Tom deglutisce, il mare di fiammelle e di gente tutto intorno a lui comincia a roteare. Stringe le dita intorno al telefono.
 l'unico modo, dice Sita, per averla ancora con te. Anche se fa male. In realt non vuoi rinunciarci.
Invece s, dice lui. Se solo riuscissi a trovarla.
Sita esita per un istante. Anche cos non so se le cose migliorerebbero per te, Tom.
Lui impreca silenziosamente contro di lei, perch sta scuotendo le maniglie di porte che lui ha chiuso a chiave tanto tempo fa.
Mettiamo il caso che sia veramente lei, dice Sita. Finalmente l'hai trovata. E adesso? Credi che sar ancora la piccola Vi che hai perduto tanto tempo fa? Credi di poter....
Fanculo, non sai di che stai parlando. Riattacca e toglie la suoneria al telefono, se lo infila di nuovo in tasca e riprende a scivolare tra la folla. Da qualche parte alla sua destra qualcuno ha acceso dei fuochi d'artificio. Una cometa dai colori vivaci con una corona rossa. La polizia chiede attraverso gli altoparlanti di moderarsi. Parte un altro fuoco d'artificio. Tom si infila tra gli ultimi manifestanti,  come se un'ennesima ondata lo depositasse sulla spiaggia. Davanti a lui c' il duomo, minaccioso e pieno di promesse, a separarlo da esso c' una transenna rossa e bianca. Il cancello davanti al portale  chiuso e gli agenti sorvegliano l'ingresso con sguardo vigile.
E se Sita avesse ragione? Se Klara non fosse riuscita a scappare dalla clinica?
E in ogni caso, se invece  qui, come fa a trovarla?
Tom cammina verso destra lungo le transenne, tenendo d'occhio tutta la zona in cerca di Vi. La tempia continua a pulsare, ma non sa se  per la ferita o per l'agitazione. Potrebbe prendere un antidolorifico, ma vuole restare pi vigile possibile.
Svolta l'angolo e si dirige verso Liebknechtbrcke. Adesso ha il duomo sulla sinistra. Anche l'ingresso secondario sul lato sud  chiuso da un cancello basso. Poco prima del ponte trova la sua opportunit. I due agenti di guardia, evidentemente annoiati, sono voltati verso il prato. Tom gli passa dietro e scavalca il cancello. Gli bastano un paio di passi per nascondersi dietro gli alberi a ridosso del duomo. Sa che quello che sta facendo  una pazzia, ma non riesce a trattenersi. Si fa strada tra i cespugli, protetto dagli alberi. Raggiunto l'angolo sud-est del duomo si accinge a scavalcare un'altra cancellata, ma questa si apre non appena la tocca. La oltrepassa stupito e la richiude. Adesso  sul lato del duomo che confina direttamente con la Sprea. Scende alcuni gradini. Il fiume mormora, le luci sulla sponda opposta si riflettono sull'acqua.
Qui sotto, sul lato est del duomo, ci sono due ingressi secondari. Tom prova la maniglia del primo che incontra e la porta si apre cigolando. Per un breve istante si chiede se si tratti di una trappola. Il suo cuore accelera i battiti. Poi oltrepassa la soglia, si richiude la porta alle spalle e si ritrova al buio. Tira subito fuori il cellulare e accende la torcia.
Con il telefono nella sinistra e la Makarov nella destra va dritto alla porta successiva.  aperta anche quella, e quella dopo ancora. Tom adesso  nell'atrio della parte sud-est. Sente stringersi la gola.  stato tutto troppo facile, troppe porte aperte. Gli piacerebbe poter chiedere a Becher, il corpulento custode del duomo, se  una cosa normale. Ripensa a Brigitte appesa sotto la cupola, e a Josh, legato sul fondo di quella vasca.
Che cosa ha in serbo l'assassino per lui? E per Viola, se davvero la settima chiave  per lei.
Ti protegger io, pensa. Qualsiasi cosa accada.
Non ho bisogno che qualcuno badi a me, sussurra Vi.
Allora non ti ho protetta, lo far adesso.
Lentamente comincia a salire i gradini che portano alla parte centrale dell'edificio. Anche qui le porte che incontra sono tutte aperte.
Becher, dimmi un po', non ci trovi niente di strano?
Attraversa tutta l'anticamera, la porta che conduce al corpo principale della chiesa  aperta. Tom rimette il cellulare in tasca ed entra nell'enorme sala. Niente candele. Niente lampade. Solo l'illuminazione esterna che si riflette fiocamente dalle finestre e immerge tutto nella penombra. All'inizio Tom ha occhi solo per la cupola, le vetrate formano un pallido cerchio tutto intorno, luccicante di decorazioni dorate. Non c' niente lass, al contrario della scorsa domenica mattina. Niente corde, nessun angelo nero.
Ma a una certa distanza dall'altare c' una donna con i capelli grigi e una camicia da notte bianca. Tom non riesce a vederla in viso, perch sta guardando la vetrata centrale, proprio dietro all'altare, su cui  dipinto Ges crocifisso.
Tom si ferma, non osa muoversi.
Quanto ha aspettato questo momento.
Cerca di immaginare la sua piccola Vi accanto a quella donna. Un po' pi alta. Un po' pi vecchia. Un po' pi... sofferente?
Deglutisce. Ripone la pistola e guarda le due Viola, la piccola e la grande, vicine e silenziose, una vestita di bianco, l'altra con il pigiama.
La sua sorellina si volta.
E quella sarei io?

Capitolo 24.

Duomo di Berlino, Marted 5 settembre 2017, Ore 22,44.

Un passo dopo l'altro, pensa Tom. Sempre pi vicino. Lei  cos magra.
Non l'aveva immaginata cos, o meglio, aveva sperato che non fosse cos. Aveva sperato cos tanto. Che stesse bene, che avesse una vita, che non ricordasse pi la sua infanzia e che fosse per questo che non si era mai fatta viva. Adesso  l. Pensa alla schiena coperta dalla leggera stoffa bianca, a come gliel'ha descritta Sita, piena di cicatrici.
Ancora sei passi per arrivare da lei.
Soffre nel profondo dell'animo.
Cinque passi.
Cosa  rimasto della Viola che conosce? Quella che si siede accanto a lui in macchina?
Tre passi.
Quella cos curiosa, a volte sfacciata, e che non le manda a dire a nessuno?
Due.
Quella che gli ha scaraventato davanti il flacone di tintura di iodio.
Uno.
Quella che vorrebbe riavere.
Adesso  accanto a lei. Ciao Vi, dice a bassa voce. Il suo nome riecheggia sotto la cupola. Sono io, Tom.
Lei si volta a guardarlo con gli occhi spalancati, angosciosi. Puzza di sudore.
Chi  Vi?.
Per un lungo e tormentoso istante Tom scruta il suo viso, ma non trova nulla di Viola. Si chiede se non si stia sbagliando. Se lei non sia cambiata pi di quanto lui abbia creduto all'inizio.
Ma non c' niente.
Nessun segno di riconoscimento, neanche da parte sua.
Klara Winter?, chiede Tom con cautela.
S.
Cosa  venuta a fare qui?
A chiedere perdono.
Per cosa?, continua Tom.
Lei porta l'indice alle labbra. Poi il suo sguardo si posa sul petto di Tom e rimane impietrita. Solo adesso lui si rende conto di avere ancora la chiave appesa al collo. La nasconde subito nella camicia.
A chi deve chiedere perdono?, chiede.
A Ges.
E chi  Ges?
Il figlio di Maria, sibila lei.
E... Ges  qui?.
Le salgono le lacrime agli occhi. Annuisce.
 qui come ci siamo io e lei?, chiede Tom. La sua mano si sposta lentamente verso la fondina.
Lei annuisce di nuovo. Poi afferra nervosamente l'orlo della camicia da notte, infila la mano sotto e si gratta una coscia. Infine tira di nuovo fuori la mano.
Incredulo, Tom guarda il coltello che adesso stringe in pugno. Le dita di Klara sono bianche per lo sforzo, le sue labbra una linea sottile mentre colpisce. Lui cerca di difendersi, ma la lama lo colpisce su un fianco. All'inizio  come se qualcuno gli avesse dato un pizzico, una sensazione irreale, che non corrisponde a quello che vede.
Klara ritira frettolosamente la lama e lascia cadere il coltello. Il tintinnio risuona in tutto il duomo.
Scusa. Scusa. Scusa, balbetta.
Tom si ritrae e si sorregge a un banco. Klara  sbiancata in volto e ha gli occhi spalancati. Il coltello  l sul pavimento, l'acciaio luccica, sopra ci sono appena due strisce rosse di sangue. Tom tira fuori la camicia dai pantaloni e guarda la ferita.  un taglio piccolo e netto. Non sanguina molto, ma questo non vuol dire nulla. Gli torna in mente l'addestramento alla scuola di polizia. Se vi aggrediscono con un coltello, sparate subito, gli hanno insegnato. I coltelli sono pi pericolosi persino dei proiettili. Gli tremano le mani, pu soltanto sperare che la lama non abbia colpito organi interni.
Ciao Tom, dice una voce maschile alle sue spalle. La stessa della sala da bagno. L'uomo che si fa chiamare Ges. Come ci si sente a essere accoltellati dalla propria sorella?.
Tom si volta. Lei non  mia sorella.
Ges se ne sta l, in piedi, con la pistola puntata su di lui.
Ci speravi per, vero?.  sorprendentemente giovane, pi di quanto la sua voce lasci pensare. Avr venticinque anni, al massimo trenta, dei lineamenti regolari e i capelli biondo scuro. Potrebbe anche essere attraente, se non fosse per la smorfia feroce che ha sulle labbra e per gli occhi colmi di furia. Gi nell'oscurit della sala da bagno Tom aveva avuto la vaga impressione di conoscerlo, e improvvisamente ricorda anche dove l'ha gi visto: la foto sulla scrivania di Karin, accanto al computer. Quell'uomo assomiglia al padre di Karin, Berthold Riss. I capelli biondi, il mento, gli occhi. La somiglianza  strabiliante,  come se fosse saltato fuori dalla cornice.
Poi alla mente di Tom si affaccia un altro ricordo dei tempi di Stahnsdorf. Una serata a casa di Brigitte Riss, lui aveva dieci anni, forse undici. Era il compleanno di Karin, una delle poche occasioni in cui frequentava casa loro. Erano tutti l: Bene, Nadja, Josh, lui, e anche un altro paio di bambini. Suo padre era venuto a prenderlo con Viola. Alcuni genitori avevano fatto un brindisi un po' impacciato in cucina, con vino bianco e spumante. E c'era anche il padre di Karin.
Quella era stata l'unica occasione in cui l'aveva visto, ma sapere che aspetto avevano i genitori degli amici era una cosa che incuriosiva tutti, perci l'aveva guardato bene.
 successo pi di vent'anni fa, ma l'uomo che gli sta di fronte sembra il Berthold Riss di allora, forse anche un po' pi giovane.
Dammi la pistola, gli ordina. Con due dita.
Tom lascia l'arma sopra il banco. Chi  lei?
Klrchen mi ha ribattezzato Ges. Sulle sue labbra si disegna un sorriso ironico. Il Salvatore. Mi piace. Ges, il figlio di Maria. Che ironia.
Chi  veramente?
All'epoca le suore mi hanno dato il nome di Sebastian Frber, quando sono arrivato da loro. Avevo cinque anni. A loro non ho mai detto il mio vero nome. Per i primi due anni non ho detto una parola. Prima mi chiamavo Christian. Mia madre e Klara mi avevano chiamato cos. Christian qui, Christian l, Christian stai zitto, lui sta arrivando. Tutto a un tratto la sua voce si fa fredda e aggressiva. Christian, non guardare! Christian, togliti di torno, non ti sopporto... sei come tuo padre. Prende fiato, come se avesse bisogno di ricomporsi. Quando ricomincia a parlare lo fa con voce pi calma. A dir la verit avrei dovuto chiamarmi Christian Riss, prendere il cognome di mio padre. Sei stato tu a trovare il suo corpo nel canale. Lui e la sua chiave.
Tom lo guarda incredulo. Tutto a un tratto il quadro si completa. Rivede davanti a s il cadavere sul fondo del canale di Teltow, la camicia bianca, la rete avvolta tutto intorno al corpo, il volto irriconoscibile. L'uomo nel canale era Berthold Riss? Il marito di Brigitte Riss?
Mio padre. S.
All'epoca dissero che era scappato con un'altra donna.
S, lo hanno fatto credere a tutti. Ma io sapevo la verit. L'hanno ucciso.
E sua madre si chiamava... Maria?
Ges e Maria, dice Frber. Non c' bisogno di essere un poliziotto per arrivarci.
Tom rimane in silenzio e preme la mano sulla ferita. Il dolore sta aumentando e quando ritira la mano  rossa di sangue.
E adesso che hai capito chi sono, continua Frber, hai realizzato anche perch sei qui?
No, risponde Tom.
Vuoi spiegarglielo tu?. Frber lancia un'occhiata a Klara, che ha le labbra ancora serrate. Lei scuote la testa e guarda per terra.
Sei qui per mia madre, dice Frber sottovoce. Nei suoi occhi brucia una rabbia repressa. Lei  morta per colpa tua. Quell'ultima frase risuona in tutta la sala. Tua e degli altri. E per colpa di quella maledetta pastora, quella puttana.
Tom fissa Frber negli occhi e cerca di capire che cosa intende. Il silenzio viene interrotto da una porta che sbatte in lontananza. Frber, alias Ges, si volta di scatto.

Capitolo 25.

Duomo di Berlino, Marted 5 settembre 2017, Ore 23,25.

Sono arrivato, sussurra Jo Morten al telefono.  di fianco al duomo, vicino alla banchina. La Sprea scorre a meno di due metri da lui, scura e frusciante. Dalla riva opposta le luci si riflettono sull'acqua. Il Liebknechtbrcke  pieno di gente che procede in entrambe le direzioni, le strade sono cos affollate che nessuno bada a lui. Adesso entro. Tu resta fuori e aspetta i colleghi. No!  un ordine.
Senza aggiungere altro riattacca il telefono, si assicura di aver tolto la suoneria e lo infila in tasca. Non ha pi molto tempo. Sita Johanns non  il tipo che esegue docilmente gli ordini. Non ci vorr molto prima che diventi inquieta, anche perch aspetter inutilmente i colleghi. Ovviamente a un certo punto ha intenzione di chiamare i rinforzi, ma non adesso. Qualunque situazione trovi nel duomo, gli serve un po' di vantaggio, e soprattutto niente testimoni. Si chiede se la Johanns abbia ragione riguardo a quel Wittenberg. Se all'epoca era Berthold Riss a far sparire i bambini, possibile che Wittenberg fosse suo complice? E chi  il tizio di cui gli ha parlato, quello che si fa chiamare Ges?
Apre piano la porta ed entra nel sotterraneo del duomo.  buio e fa freddo, tutto quello che riesce a vedere  un breve corridoio. Recupera una piccola torcia a led dalla tasca della giacca, grande quanto un dito. Tutti i colleghi ormai usano la funzione torcia del cellulare, ma lui detesta questa moda del multifunzione. Un cellulare  un cellulare. E una torcia  una torcia.
Il fascio di luce  vivido e chiaro. Sente dei sassolini scricchiolare sotto le scarpe. Quelle da ginnastica non gli piacciono, anche se le usa mezzo mondo ormai, ma adesso un paio di quei maledetti affari gli farebbero comodo.
Arrivato alla scalinata sud-est comincia a salire i gradini lentamente, sembra quasi che stia camminando su un campo minato. Il cartello altare maggiore indica a destra, ma la porta  chiusa. Va all'altra, alla fine delle scale, e con suo grande sollievo la trova aperta. La supera, e quella si richiude sbattendo alle sue spalle. Morten sussulta e si ferma, finch l'eco del rumore non svanisce. Intorno alla cornice della porta nota un meccanismo di chiusura idraulico, ecco perch si  chiusa da sola.
Riprende ad avanzare. Con la porta successiva sta pi attento. Arriva sulla soglia della sala principale e si ferma. Intorno a lui c' silenzio.
Non si vede nessuno.
Il duomo  deserto.
Dove accidenti  Tom Babylon?
Ripensa a Yuri. Non sa nemmeno il suo cognome, sa solo che l'ha chiamato pi di una volta per spiegargli esattamente cosa si aspetta da lui. Nel dubbio, gli ha detto, deve quantomeno sembrare un incidente.
Morten entra nella sala e si guarda intorno timoroso. Sopra di lui c' la cupola e la finestrella dello Spirito Santo, che sul vetro ha una colomba bianca, di giorno illuminata dai raggi del sole. Adesso  solo un'apertura scura tra gli altorilievi che raffigurano gli Atti degli Apostoli. Di norma non  uno che si impressiona facilmente, ma la presenza di Dio in quell'edificio permea ogni dettaglio, ogni colonna, ogni statua e ogni pennellata, e per un attimo si fa pi potente del suo desiderio di nicotina, o di Veruca. Vorr pur dire qualcosa. L'unica cosa a cui tiene di pi sono le sue figlie, e trovare pace nel rapporto con suo padre.
Si sentirebbe meglio con la Glock in pugno, ma l, nel bel mezzo della chiesa, non vuole tirare fuori armi. A meno che non sia necessario.
Davanti all'altare abbassa lo sguardo e ha un sussulto.  sangue quello? Si china e tocca con il dito le gocce sul pavimento di pietra. Il sangue  rosso scuro ed  fresco. Non ce n' molto in giro, perci o si tratta di un proiettile senza foro d'uscita, oppure di una ferita da taglio. La bestia feroce ha sorpreso l'esca, oppure il contrario?
Estrae la Glock e si guarda intorno trattenendo il fiato.
Niente. Solo silenzio.
Torna indietro rapidamente e imbocca d'istinto la scalinata imperiale nella parte sud-ovest del duomo.  quella pi grande, e anche la pi vicina. Guarda in alto e resta in ascolto. Poi dirige il fascio di luce della torcia sui gradini e sul corrimano. Sul marmo finemente lavorato c' l'impronta scura lasciata da una mano.
Sita Johanns parcheggia l'auto in mezzo al marciapiede del Liebknechtbrcke, scende e lancia uno sguardo alla cupola del duomo.
Resta fuori.  un ordine.
Ci mancava solo questa. Forse ha sbagliato a chiamare Morten.
Se Klara  davvero qui dev'essere in condizioni terribili. Impaurita, sotto pressione e in fuga da Wittenberg. Non si stupirebbe se avesse un crollo. Soprattutto se  davvero la sorella di Tom e dovesse trovarselo davanti all'improvviso.
E Tom? Quanto  lucido al momento? Che parlasse con Viola era solo una supposizione che ha buttato l. Ma ha fatto centro, e la domanda adesso : quanto  reale la Viola che vive nella sua testa?  una specie di ombra, un'accompagnatrice silenziosa, un'eco di quella che una volta era sua sorella? Oppure i sensi di colpa e i ricordi si sono mescolati al punto da formare una vera e propria personalit, con una sua voce che arriva persino a ribattere, a contraddire Tom e a dargli consigli sbagliati, come un secondo super-io, una sorta di istanza di controllo che lo spinge ad agire in maniera pericolosamente irrazionale?
Sita si avvicina alla ringhiera del ponte. Le acque scure e scintillanti della Sprea scorrono sotto di lei. Morten  entrato nel duomo dalla porta posteriore e lei riflette se sia il caso di seguirlo. Il suo cellulare squilla e lei sussulta.
Sullo schermo compare il numero dell'lka.
Johanns.
Sono Lutz, le risponde Frohloff. Sto cercando di contattare Morten. Sai dove  andato a cacciarsi?
 nel duomo, immagino che abbia spento il telefono. Perch?
Nel duomo? E che ci fa l?
Non ti hanno detto niente?
No. Frohloff sembra quasi offeso. Cosa  successo?
Adesso non ho tempo,  una faccenda lunga. Pi tardi....
No, pi tardi niente, dice Frohloff. Ho delle novit.
Che novit?
Ho trovato Klara.
Hai trovato Klara?, ripete Sita. Non ci credo, dov'era?
No, non in quel senso, la frena Frohloff. Ho capito chi .
Dimmelo allora, santo cielo, sbotta Sita.
Ma che sta succedendo da voi?
A essere sinceri Lutz, per il momento niente. Mi dici che hai scoperto su Klara?
Va bene, brontola lui. Senti qua: tu mi hai fatto il nome di Maria, giusto?
S.
Ho avviato una ricerca con i due nomi insieme. Klara e Maria. Ci  voluto un po', ma alla fine... bingo.
Bingo cosa?
Klara e Maria Brohler. Figlie di Ludwig e Irene Brohler.
Dio mio, sorelle. A Sita viene la pelle d'oca. E cosa  successo ai loro genitori?
Una storia piuttosto tragica, sospira Frohloff. Ludwig Brohler era uno dei principali esperti di chimica degli alimenti della ddr. Per supplire ai deficit della produzione, lo Stato condusse tutta una serie di esperimenti, in parte assurdi, per arrivare a sintetizzare artificialmente gli alimenti. Brohler fece risparmiare un sacco di milioni, per esempio invent un ripieno alternativo per le praline al cioccolato, fatto di purea di piselli invece che di marzapane. Alla fine degli anni Settanta poi ci fu un periodo in cui il caff scarseggiava, e il governo aggiungeva ai chicchi macinati malto, cicoria o scarti provenienti da altri cereali. Andarono vicini a scatenare una rivolta popolare e....
Lutz, sospira Sita, mi dici cosa  successo ai genitori?
Ah, s, risponde lui. Sono scappati dal paese.
Cosa? E hanno lasciato le figlie...?
No, no. Volevano passare tutti all'ovest, ma soltanto il padre ci riusc. Irene Brohler fu catturata insieme alle figlie e portata a Hohenschnhausen. La Stasi prese in mano la situazione, tentarono di ricattare Ludwig Brohler usando la moglie e le figlie, ma lui aveva troppa paura, o forse era troppo contento di essere riuscito a scappare. Dopo circa sei mesi la Stasi diede Klara e Maria in adozione coatta. Irene Brohler mor tre anni dopo in prigione, per le complicazioni di una polmonite.
E le bambine?
Sparirono. Niente documenti. Niente di niente. Non furono mai adottate, qualcuno evidentemente aveva altri progetti per loro. Immagino che siano state rapite e....
Abusate, conclude Sita a bassa voce.
Gi, dice Frohloff.  il suo modo di mostrare empatia. Secco e conciso.
Per un attimo cala il silenzio. Alle spalle di Sita un'ambulanza con i lampeggianti blu accesi sta attraversando il ponte. Un gruppetto di persone con degli striscioni arrotolati si dirige verso Alexanderplatz.
Hai scoperto qualcos'altro?, chiede Sita a bassa voce.
No, dice Frohloff.
Okay. Adesso ho da fare. Mi faccio viva io.
Rimette in tasca il telefono e scruta il duomo. Le torna in mente Brigitte Riss, appesa alla cupola come un angelo nero, e la chiave. Adesso anche Josh  morto, con quello stesso affare appeso al collo, Karin  scomparsa e Nadja ha ricevuto una chiave per posta. Dove spunter fuori il prossimo cadavere? Chi sar la prossima vittima?
Sente ululare una sirena della polizia, ma la macchina le passa accanto. Dove sono i colleghi? E perch mai Morten non ha detto a Frohloff che stava andando al duomo?

Capitolo 26.

Duomo di Berlino, Marted 5 settembre 2017, Ore 23,32.

Ogni gradino  l'inferno per Tom. La ferita gli brucia e ha le vertigini per la stanchezza, ma non  il dolore la cosa peggiore. Frber, alias Ges,  uno psicopatico in cerca di vendetta e qualsiasi cosa abbia in mente sar di certo peggiore della coltellata che gli ha dato Klara.
Fermati, dice Frber. Laggi, indica agitando la pistola. Tom fa un passo di lato e Frber apre una porticina. Un soffio di vento gli viene incontro. La camicia da notte bianca di Klara svolazza intorno alle sue gambe magre.
Fuori, gli ordina Frber.
Sono sul tetto del duomo. La cupola incombe maestosa alle loro spalle. La superficie sotto i loro piedi  sconnessa e irregolare. I pannelli di zinco, o forse di rame corroso dal tempo, o di chiss quale materiale che Tom non conosce, rendono difficile mantenere l'equilibrio. Lui inspira profondamente. Ha la mano tutta sporca di sangue e spera che qualcuno trovi le tracce sulle scale.
Cosa vuole farmi?
Adesso morirai. Come gli altri sei. Come mia madre.
Non ho ucciso sua madre, ribatte Tom.
L'avete uccisa tutti voi.
Lo sapr se ho ucciso qualcuno oppure no, dice Tom. L'aria  gelida lass. Si ferma e barcolla, ma Frber lo trascina avanti, fino all'orlo del tetto, dove c' una gigantesca statua di Ges, fiancheggiata da due colonne e da pezzi di muratura, e sormontata da un'enorme croce. Dietro si intravede il panorama e le ultime luci della manifestazione che si sta disperdendo.
Mi creda. Si sbaglia. Io non ho ucciso sua madre.
Invece s, io lo so, dice Frber. E sai come l'ho scoperto?
Chiunque gliel'abbia detto sta mentendo.
Frber socchiude gli occhi. Non molto tempo fa ho fatto un tirocinio in una clinica psichiatrica, nel quartiere di Kladow. Che incredibile casualit, vero? Avevo solo cinque anni quando mi hanno separato da mia madre e da Klara, ma l'ho riconosciuta subito. Il suo viso era impresso a fuoco nella mia memoria, e il mio nella sua.
Cosa c'entra questo con la morte di sua madre?
Klara? le ordina Frber. Raccontagli di Maria.
Klara scuote la testa.
Raccontaglielo, urla lui.
Lei sussulta e incassa la testa tra le spalle, come per proteggersi. Io e Maria... eravamo in quella casa.
Che casa era, Klara?
La casa senza finestre.
E da quanto tempo eravate prigioniere l?
Da sempre. Da quando ero piccola.
Continua. Cosa  successo dopo?.
Klara scuote di nuovo il capo e serra le labbra. Tom ripensa a Heribert Morten, a quello che ha lasciato intendere sulle bambine scomparse. Viene colto da un moto violento di rabbia, che va di pari passo con la paura. Vi, dove sei andata a finire?
Ah, Klrchen, dice Frber. Tutto a un tratto la sua voce si fa dolce. Non gli devi raccontare quello che ti hanno fatto. Non voglio tormentarti. Gli racconterei tutto io, ma all'epoca non c'ero. Lui mi ha portato via quando avevo cinque anni. Spiegagli come hai fatto a scappare dalla casa. Ti ricordi quando  stato?
Ho tenuto il calendario. Era il 10 luglio 1998, sussurra Klara.
Il giorno in cui  scomparsa Vi, pensa Tom.
Ho sentito la chiave nella toppa, dice Klara. Il mento le trema, lei distende le spalle e raddrizza la schiena. Da un po' di tempo non c'era pi nessuno l e io avevo una fame terribile, ma Ges non arrivava. Era come se ci avesse dimenticate. Avevo paura che un giorno il Diavolo sarebbe tornato. Poi ho sentito la chiave nella porta. Non ho guardato, perch non dovevo mai guardare quando qualcuno entrava nella stanza. Per non era Ges, e nemmeno il Diavolo. Ges mi aveva avvisata che il Diavolo poteva sempre tornare, anche dopo tutti quegli anni. Solo lui poteva proteggermi. Fa' quello che ti dico, sii ubbidiente e io ti protegger, diceva. E l'ha fatto.
Ma quella notte chi ha aperto la porta?
La pastora, sussurra Klara. Ha detto che si chiamava Brigitte. Mi ha portata via. Per un attimo Klara rimane in silenzio, come se stesse rivivendo quel momento. E mi ha detto che Ges era morto.
Ha detto cos? Che Ges era morto?
No. Klara scuote la testa. L'ha chiamato in un altro modo: Berthold.
E tu come sapevi che questo Berthold era Ges?
Lei ha detto che sua figlia e i suoi amici avevano trovato un morto nel canale. E mi ha mostrato la chiave che avevano trovato vicino a lui. Ecco come ho fatto a sapere che era Ges. Lei ha detto che l'aveva riconosciuta subito, perch una volta l'aveva trovata nella tasca dei pantaloni di suo marito. Voleva lavarli e allora aveva svuotato le tasche. E suo marito, ha detto, era... agitato, ha detto cos, perch stava cercando quella chiave da un po'.
Ce l'ha avuta in mano, sibila Frber guardando Tom. Capisci? Avrebbe dovuto sospettarlo. Avrebbe potuto mettere fine a quello che faceva.
Klara tace e abbassa gli occhi.
Poi la chiave torna da lei una seconda volta, prosegue Frber. Lei trova la casa. E trova Klara. E cosa ha fatto la pastora, dimmi Klara?
Ha dato fuoco alla casa, sussurra lei.
Le ha dato fuoco. E tu le hai detto che dentro c'era ancora Maria? Eh?
S, ma lei non mi  stata a sentire.
Proprio cos. Non--stata-a-sentire!. Frber sputa letteralmente ogni singola parola.
Tom fissa Klara sbalordito. Brigitte Riss ha dato fuoco alla casa anche se sapeva che dentro c'era ancora qualcuno?.
Klara annuisce muta e distoglie lo sguardo. Quel ricordo la tormenta, ma Tom  pronto a giurare che c' anche qualcos'altro.
E cosa  successo a Maria?, chiede Frber. Le sue labbra sono bianche per quanto le sta stringendo.
 bruciata.
E di chi  la colpa?
Di Brigitte, sussurra Klara.
E di chi altro?.
Klara esita un istante e poi punta il dito contro Tom.
Esatto, dice Frber a bassa voce. Perch siete stati voi a trovare quella maledetta chiave e non l'avete portata subito alla polizia. Avevate la sua vita in mano, tutti voi. Di colpo alza la voce. La sua vita maledetta, distrutta, tormentata. Non le era rimasto altro, solo quella, la sua vita e basta!  stata torturata, hanno abusato di lei. E io sono stato costretto a guardare, finch non mi hanno portato via. Dovevate andare alla polizia. Sarebbe stato cos facile. Chiunque l'avrebbe fatto. Chiunque sarebbe andato alla polizia. Ma voi? Voi avete aspettato. Perch volevate la vostra cazzo di avventura. Ehi, una chiave. Wow. Un morto. Che mistero. Poi quella stronzetta di tua sorella prende la chiave e non trova niente di meglio da fare che darla proprio a Brigitte Riss.
Tom sente le ginocchia cedere e si aggrappa alla statua di Ges.
Ecco cosa ne hai fatto della chiave, pensa.
Vi  con lui sul tetto, in pigiama. Il vento le scompiglia i capelli e lei tiene gli occhi bassi. Ma perch l'hai fatto?
Avevo i miei motivi.
E quali, maledizione?
Ti ricordi quando mi hai fatto vedere la chiave la prima volta?
S, mi era caduta dalla tasca dei pantaloni.
E ti ricordi anche come l'ho guardata?
Tom ha un sussulto. Stai dicendo che...?
Avresti dovuto accorgertene prima.
Conoscevi quella chiave!
S.
E la conoscevi perch l'avevi vista in mano a Berthold Riss.
Cosa fanno gli uomini quando vogliono incuriosire una bambina?
Dio mio, no, pensa Tom. Te l'aveva fatta vedere lui! Ti aveva promesso qualcosa di bello? Una sorpresa? Per questo eri cos curiosa? Per questo la volevi a tutti i costi?
E cosa ha fatto la pastora con quella chiave?, sibila Frber. Il grande vescovo dei miei stivali? La grande predicatrice della morale che si spende per gli orfani, le vittime di abusi e i rifugiati?  andata ad aprire la porta della casa che apparteneva a suo marito, ci ha trovato una ragazza e ha capito cosa faceva lui l. E allora ha avuto paura. Sarebbe dovuta andare alla polizia, e invece ha dato fuoco a tutto. E ha portato Klara dal suo amico Wittenberg per farla rinchiudere. Cos nessuno avrebbe mai saputo nulla.
E mia sorella? Cosa le  successo?, chiede Tom.
Che ne so?, grida Frber. Il vento aumenta d'intensit e comincia a piovere.
Io l'ho vista, sussurra Klara.
Cosa?, chiede Tom. Dove?
Quando c' stato l'incendio c'era una ragazzina.
Era nella casa?, insiste Tom inorridito.
Klara scuote la testa. Aveva una bicicletta rossa, con gli specchietti sul manubrio. I capelli biondi e dei pantaloni a righe.
S. Era lei. Era Vi!. Tom la rivede davanti agli occhi, con il pigiama, la bicicletta rosso fuoco, con gli specchietti come quelli dei grandi, mentre pedala come una matta, come se stesse facendo a gara con qualcuno.
Dov'era?
Ha visto tutto. Era nei cespugli, ma poi  andata via.
Via? Dove, in che direzione? Dov'era la casa?, chiede Tom disperato.
Non lo so. Come facevo a saperlo? Ma anche lei avrebbe dovuto chiamare la polizia, o no? E non l'ha fatto. Non l'ha fatto nessuno. Nessuno, nessuno, nes....
Chiudi il becco, sbotta Frber.
Ma  vero, piagnucola Klara.
Era una bambina, maledizione, dice Tom. Aveva solo dieci anni. Non poteva farci niente.
Tutti voi potevate farci qualcosa, dice Frber ricolmo di odio.
Tieni mia sorella fuori da tutto questo. Se pensi di dover punire qualcuno, allora punisci me.
Una raffica di vento spazza via le parole appena pronunciate. Frber preme la canna della pistola contro lo zigomo di Tom. Lo so che faresti qualsiasi cosa per lei. Che la stai ancora cercando. Josh mi ha detto tutto. Ma credimi, io non sono cos... non uccido bambine. Ci sono solo sette chiavi. Sono tutte uguali a quella che tua sorella ha dato alla pastora. E sai una cosa? Dopo che Klara mi ha raccontato tutta la storia, sono andato a parlare con lei. Ed  uscito fuori che la Riss aveva tenuto la chiave. L'aveva conservata. Ci credi? Per lei era come una spina nel fianco, non riusciva a smettere di pensare a quello che aveva fatto. Tremava quando me l'ha data. Mi ha detto che dovevo perdonare suo marito, che lui era stato un uomo debole. Allora le ho detto che lei, lei era stata debole.
Frber indica il collo di Tom. Ce l'hai ancora? La chiave. Mostramela.
Tom la tira fuori. Ho fatto delle copie dell'originale. Sei in tutto. Perfettamente uguali. Ho inciso il numero e le ho sporcate per renderle tutte e sette identiche. Cos avreste ricordato. Brigitte Riss sarebbe stata la prima, cos avreste tutti saputo cosa vi aspettava. Poi voi cinque: Joshua, Nadja, Bene, Karin e te. L'ultima chiave, la settima,  per il Diavolo. La persona che ha fatto del male a mia madre e ha ucciso mio padre. Frber si batte un dito sulla tempia. Io lo so chi  colpevole e chi no.
E Drexler e Vanessa Reichert allora?
Chi sono?
I poliziotti che hai ucciso a casa di Karin.
Non li conosco, dice Frber gelido. Io uccido solo quelli che voglio uccidere. Non ho niente a che fare con i poliziotti.
Tom lo fissa, senza sapere cosa pensare. Sta mentendo? Ma perch dovrebbe?
E l'organista del duomo?, chiede Tom.
Lui si  messo di mezzo. Colpa sua.
Che ne hai fatto di Karin? Dov'?
Non ne ho idea. Dimmelo tu.
Io? Che significa?, chiede Tom sbalordito.
Josh mi ha aiutato solo a prendere te. Non aveva idea di dove fosse Karin. Ma ha detto che se qualcuno poteva scoprirlo eri tu. E anche che sicuramente sapevi dov'era Bene, e dove  scappata Nadja dopo aver ricevuto la chiave. Frber tira fuori il coltello con cui Klara ha ferito Tom e glielo punta all'altezza degli occhi.
I pensieri di Tom sfrecciano nella sua testa. Sta perdendo le forze, ma  ancora lucido. Non  stato Frber a rapire Karin, ma allora chi...?
Dimmelo, sibila lui. Dove-sono-gli-altri?
Ti sbagli, dice Tom, sperando di guadagnare un po' di tempo. Si staccherebbe la lingua a morsi piuttosto che rivelare dov' Nadja. Ma d'altra parte, per quanto tempo lei potr restare al sicuro? E se gli dicesse dove trovare Bene? Lui potrebbe essere in grado di liberarsi di quel pazzo, e allora anche Nadja sarebbe al sicuro. Ma pu mettere Bene in pericolo a quel modo?
Davvero, dice, ti stai sbagliando.
Ma di che parli?
Brigitte Riss non ha ucciso Maria. Non l'avrebbe mai fatto.
E invece s, grida Frber.
Allora chiedilo a Klara, risponde Tom, con le labbra tremanti. La ferita  calda, tutto il resto del suo corpo invece  gelido. Il suo sguardo si sposta dalla lama fino a Klara.  solo un'ipotesi, un'intuizione, ma forse  la sua unica possibilit. Prende fiato e la sua voce suona piatta e roca. Ti ha mentito.
Per un attimo cala il silenzio. Frber comincia ad ansimare.
Vero Klara?, dice Tom. Qualcosa nel suo sguardo l'ha tradita, gli ha fatto capire che non ha detto tutta la verit, che c' dell'altro. Forse qualcosa che potrebbe cambiare tutto. Perch volevi venire al duomo a chiedere perdono? Chi doveva perdonarti? Brigitte Riss? O Maria?
Klara?, sibila Frber.
Klara scuote la testa, ha le lacrime agli occhi.
Lo sai cosa penso, Klara?, azzarda Tom. Che tu non hai mai detto a Brigitte Riss che c'era qualcun altro in casa. Vero?
Stai mentendo, dice Frber.
Lei ti ha chiesto se eri sola in casa? Devi dircelo, Klara. Se vuoi chiedere perdono devi dirci la verit.
Klara  come impietrita. Sul suo volto scorrono lacrime e gocce di pioggia.
Te l'ha chiesto?
S, sussurra Klara.
E tu cosa hai risposto?
Ho detto cos solo perch lo amo, si difende lei piagnucolando. Lui  tutto quello che ho.
Che cosa le hai detto?, insiste Tom.
Che ero da sola, sussurra Klara. Le ho detto che ero sola in casa.
Silenzio.
 Frber a romperlo.  una bugia! Bugia! Bugia!, grida.
No Frber!  allora che ha detto una bugia. Una piccola, terribile, disperata bugia.
Una bugia con conseguenze che non poteva prevedere.
Un'unica piccola bugia che ha causato cos tanti morti.
Adesso piove a dirotto. Ma da dove prende il cielo tutta quell'acqua? Tom trema in tutto il corpo. Ha cos freddo che non sente quasi pi niente. Osserva le gocce di pioggia sulla lama che ha davanti agli occhi. Il volto di Frber  una maschera deformata dall'odio. Non vuole credere a quello che ha sentito, perch vorrebbe dire che ha fatto tutto invano. Che niente ha pi senso. Ma prima che accada lui continuer a uccidere, Tom glielo legge negli occhi. Esattamente come lui non  mai stato disposto a rinunciare a Vi, Frber non  disposto a rinunciare a odiare e a uccidere, perch il suo dolore  l'unica cosa che gli resta.

Capitolo 27.

Duomo di Berlino, Marted 5 settembre 2017, Ore 23,32.

Con un gesto brusco, Jo Morten si asciuga la pioggia dal viso. Non deve fare rumore.  sul tetto bagnato, con le spalle alla cupola, all'ombra di un angelo. Che occasione! Se non fosse che le tre figure davanti a lui, sull'orlo del tetto, sono troppo vicine l'una all'altra: Tom, quel tizio-Ges, e la paziente. Sono un blocco unico davanti alla statua, delineato in controluce dall'illuminazione esterna del duomo. La pioggia  un velo argentato tra di loro.
Si  sbarazzato della Glock prima di uscire sul tetto, l'ha lasciata in una nicchia accanto alla porta. Troppo rischioso sparare con un'arma non registrata. Da qui non pu pensare di dileguarsi senza farsi vedere, come ha fatto nella sala da bagno di Beelitz. Qui deve comparire in veste ufficiale, perci impugna la sua arma di servizio, la Sig Sauer. Gli farebbe comodo un sostegno dove appoggiare le mani per poter mirare meglio, ma non c'. Sa che dovrebbe urlare, annunciare la sua presenza, sparare un colpo di avvertimento. La procedura standard insomma. Perch poi glielo chiederanno.
Da quanto tempo era sul tetto?
Pochi secondi, appena oltrepassata la porta li ho visti.
Perch ha sparato senza avvisare?
Dovevo agire! Era una situazione di pericolo immediato.
E da cosa l'ha capito?
Forse dal serial killer con una pistola sotto il mento di un collega e un coltello davanti ai suoi occhi? Non vi pare che basti?
E ha pensato all'eventualit di colpire la persona sbagliata?
Non avevo tempo per pensare.
Tom lotta per non perdere i sensi.  come se la pioggia avesse prosciugato le sue ultime energie. All'improvviso Viola  con lui sul tetto, i capelli biondi e setosi sono asciutti, come se qualcuno le tenesse un ombrello invisibile sopra la testa. Il tempo sembra fermarsi. Vi indica Klara con un cenno del capo.
Davvero hai pensato che fossi io?
Lo desideravo cos tanto.
E guarda adesso cosa hai ottenuto.
Sta piangendo? pensa Tom.
Fa' qualcosa, non voglio che tu muoia.
E se mi fossi immaginato tutto? Se sei veramente morta? Se devo passare anche io dall'altra parte per rivederti?
Dall'altra parte? Per l'amor del cielo, no. Sei ferito Tom, ti fa male, hai freddo e non ragioni.
Potrei portarlo con me, Vi. Siamo sull'orlo dell'abisso, tra le colonne e la statua di Ges non c' niente che possa frenare la caduta. Potremmo saltare...
Non lo fare. Resta qui. Resta con me.
Potrei salvare Nadja, e Bene.
E io? Che ne sar di me?
Ma sei vera? Ci sei davvero?
Di chi stai parlando?, sibila Frber con la voce carica di odio. Il tempo scorre. La pioggia  gelida, la ferita al ventre brucia. Di chi?, grida Frber. Chi  che  vera?.
La mano sinistra di Tom scatta verso l'alto e afferra la lama. Non la sente tagliare, sente solo la forza con cui Frber prova a colpire e il coltello che preme contro il suo pugno. Si lancia a destra e fa scattare la mano che stringe il coltello, scostandolo dal proprio viso. Per un istante Frber perde l'equilibrio sul suolo umido e scivoloso, la canna della pistola adesso non  pi sotto il mento di Tom e lui pensa che a breve sentir uno sparo e un proiettile lacerargli la carne. Ma non succede. C' solo la sua lotta con Frber, che adesso si  rimesso in piedi ed  pi forte di lui.
Tom percepisce la colonna alle sue spalle, sa che il varco tra quella e la statua di Ges  il portale per l'abisso, per la salvezza, la redenzione. Sente Vi urlare No!! O forse  Klara? Stringe il braccio destro intorno al collo di Frber e si lascia cadere.
Morten non pu sparare. Guarda incredulo Tom che si lancia dal tetto, cercando di portarsi dietro il suo aggressore. Ma lui gli oppone resistenza e si aggrappa disperatamente alla statua di Ges. Dev'essere davvero molto forte, oppure  Tom che  molto debole e non riesce a trascinarlo con s, perci i due non cadono. Il tizio-Ges afferra Tom per la giacca e lo riporta sul tetto ansimando, per un attimo le due sagome si fondono, poi Tom diventa una specie di enorme bambola di pezza, che Ges spinge contro la parete accanto alla colonna.
La nuca di Tom sbatte contro la pietra dopo la spinta di Frber.
Credi che te la render cos facile?, grida lui. Solleva di nuovo il coltello, la punta vibra davanti agli occhi di Tom. Devo cominciare con il destro? O con il sinistro?.
Tom non sente pi nulla, solo la paura.  pioggia o sudore freddo quello che scorre su di lui? Cerca di distogliere gli occhi dal coltello, di guardare al di l, all'infinito, di prepararsi. Ha ancora la forza per riprovarci? Nell'oscurit vede uno scintillio. Un oggetto metallico.  una pistola? Sul tetto c' qualcuno, poco lontano da loro. E sta puntando la pistola contro di lui.
Morten distende le spalle. Per un attimo gli  parso che Tom l'abbia visto.
La morte sar una liberazione per lui, si dice. Se proprio si deve morire, meglio farlo in fretta. Sar solo un altro morto. Uno tra chiss quanti miliardi. Gli viene la nausea. Probabilmente anche suo padre non faceva altro che ripetersi frasi come questa. Per mentire a se stesso ogni volta che aveva di fronte un'altra vittima, o un altro morto, nonostante la cosiddetta tortura bianca.
Se non riesco a perdonare mio padre, come potrei mai perdonare me stesso?
Si morde le labbra fino a farle sanguinare. Il dolore lo fa tornare in s. Maledizione. C' dell'altro, pap, qualcosa che non posso perdonarti! I morti ormai riposano in pace. Questa faccenda riguarda i vivi. E cazzo, forse suo padre ha ragione.  solo un altro morto. Uno che sa troppi segreti, decisamente troppi. E quindi deve morire. Perch c' qualcuno che vuole rimanere nell'ombra e questo qualcuno gli ha mandato quel viscido e ripugnante Yuri. Quel tipo  come una supposta infilata su per il culo, uno che sparisce senza lasciare traccia, come se non fosse mai stato l. Uno che non ha scrupoli e sa che quelli come me sono dei perfetti tirapiedi.
Morten arma il cane e scruta l'abisso. Tom  l vicino. Ges  accanto a lui. La paziente poco pi in l.
Maledizione,  troppo lontano.
Gli tremano le mani e il cuore batte all'impazzata. Prova a inspirare a fondo, perch sa che l'ossigeno aiuta. Magari ancora un passo.
Poi un altro.
E un altro ancora.
Adesso non  pi nascosto dalla statua dell'angelo.
Sita Johanns ansima. Obbedire agli ordini non  mai stato il suo forte e il sangue sulla scalinata non le fa presagire niente di buono.  come se qualcuno avesse voluto lasciare una traccia. Ogni dieci o dodici metri.
Ha cominciato a correre. Cento gradini, forse centocinquanta. Non li ha contati. Li ha solo saliti di volata.
Le gocce di pioggia sul pavimento davanti alla porticina le rivelano tutto ci che ha bisogno di sapere: sono l fuori. Vorrebbe spalancare la porta, ma chiss cosa c' in agguato l dietro! Prudenza. Abbassa la maniglia. Apre piano piano. La pioggia e il vento le colpiscono il viso. Davanti a lei c' Morten con la pistola in pugno. Sull'orlo del tetto vede Tom, Klara, e qualcun altro. Wittenberg? Ges?
Alle sue spalle sente dei passi sulle scale.
Sono i colleghi, li ha chiamati lei.
Perch Morten non dice niente?
Dovrebbe urlare: Polizia! Gi le armi!.
Morten sente la porta aprirsi alle sue spalle. La pioggia scroscia sul tetto e lo fa vibrare sotto i suoi piedi. Sono passi quelli? Non si volta a guardare. Ormai non pu pi guardare indietro. Ha intuito cosa sta arrivando. E chi. E sa che ha chiamato la cavalleria.
Quindi deve agire adesso.
Prende la mira.
Klara si volta verso di lui e lo vede. Spalanca gli occhi. Vede a chi sta mirando. Ha capito a chi sta per sparare: al suo Ges! Non sa perch, ma in quella frazione di secondo capisce cosa sta per accadere.
In preda al terrore, si lancia addosso a Ges.
Tom ha lo sguardo fisso su Morten, sulla canna della sua pistola. No, non sta puntando a lui, ma a Frber! Deve buttarsi di lato, lasciargli libera la visuale. Ma Frber lo tiene fermo contro la parete, appeso alla punta del coltello che ha davanti. Gli sembra quasi un dj-vu, una parte del suo cervello  qualche millisecondo avanti rispetto alle altre e la vita tutto a un tratto gli sembra un cerchio senza fine.  gi stato qui. Le gocce d'acqua sulla lama. La mano di Frber stretta intorno all'impugnatura. L'odio sul suo volto. La pistola di Morten. Klara vestita di bianco.
Uno sparo. Poi un altro.
Klara si accascia a terra.
Frber si volta e spara nel buio. Una volta. Due volte. Qualcuno urla. Tre volte.
Adesso, sussurra Vi. Le sue piccole dita sollevano la chiave che ha intorno al collo.
Tom stringe la sua e tira. Il cordino gli taglia la pelle dietro la nuca, ma non si spezza. Strattona la chiave a sinistra, a destra, poi di nuovo in avanti. Sente la pelle bruciare, ma quella maledetta chiave non cede. Poi all'improvviso lo fa. La stringe nel pugno. Ha esaurito le energie, non ce la fa a buttare Frber per terra, non riuscirebbe a sopraffarlo. Con le forze che gli restano pu fare al massimo un unico movimento. Spinto solo dalla forza di volont, si lancia in avanti contro di lui, che adesso gli sta voltando le spalle. Gli stringe un braccio intorno e gli pianta la chiave nel collo, lacerando la carne. Un fiotto di sangue caldo sgorga dalla carotide di Frber. Barcolla all'indietro, Tom torna ad appoggiarsi al muro. Frber lascia cadere il coltello, si volta, guarda Tom con gli occhi spalancati e preme una mano sulla ferita, che non smette di sanguinare. Poi sussulta, solleva l'arma, barcolla, spara. E infine crolla a terra.
Tom non sa se il proiettile l'ha colpito, non sente pi niente. Nemmeno la pioggia. Per rimane in piedi, appoggiato al muro accanto alla colonna. Nel prato si vede ancora qualche fiaccola accesa. Vi  accanto a lui, con indosso il pigiama asciutto e la piuma dietro l'orecchio. Gli prende delicatamente dalle mani la chiave insanguinata. Tom si sente invadere da un'ondata di gioia.
Sei viva.
Lo sapevi gi.
Adesso lo so per davvero.
Il volto di Vi si trasforma in quello di Sita, agitato e preoccupato.
Tom! Santo cielo, cosa  successo?
Vi, dice lui.  viva. Klara l'ha vista.
Poi cala il buio.

Capitolo 28.

Ospedale Charit, Berlino, quartiere di Mitte, Gioved 7 settembre 2017, Ore 10,07.

Tom odia gli ospedali, e pi sono grandi peggio . Il Charit poi  il pi grande di tutti. L'unica differenza tra un ospedale e una prigione sono le sbarre.
Ehi, devi restare sdraiato, dice Sita appena mette piede nella sua stanza. Tom torna ad appoggiarsi al cuscino.
Stanza singola, che sciccheria. Ha delle ombre nere sotto gli occhi, una giacca di pelle nera e degli stivali con i lacci. Niente parrucca.
Peccato che non ne abbia una anche Frber, brontola Tom. Sarebbe stato meglio in prigione che morto.
Gli hai reciso la carotide con quella chiave, non c' stato niente da fare, riponde Sita. E hai salvato pi di una vita cos.
Che casino
Gi. Gli sfiora leggermente l'avambraccio con la mano. Come stai?
Bene, risponde lui.
Bugiardo.
Tom fa una smorfia che dovrebbe tramutarsi in un sorriso, ma non accade.
Il sorriso di Sita invece  sincero, un po' severo e triste, ma comunque bello. Ha cos tante sfumature, soprattutto quando non porta la parrucca. Tom  felice di vederla, ha bisogno di sfogarsi con qualcuno e non sapeva con chi parlare di quello che  successo sul tetto del duomo. La notte di due giorni fa ci  mancato poco. Se Morten e Sita fossero arrivati pi tardi non sarebbe sopravvissuto.
Riposati e basta.
Mi sono gi riposato ieri, mormora Tom. Durante uno dei brevi momenti di veglia ha reso una prima deposizione a Berti, raccontando cosa era successo la sera prima, ma questa mattina non ricordava pi parte della conversazione. Effetti collaterali degli anestetici.
Certo che ti sei riposato, dice Sita. Eri ancora in terapia intensiva. Non sei felice che ti abbiano rimesso in sesto cos in fretta? Le ferite da taglio in quella zona spesso sono pi letali....
...di quelle d'arma da fuoco, conclude Tom. Lo so.
Come mai sei cos su di giri? Hai gi ricominciato con le tue pillole?, scherza Sita.
No, per potresti procurarmi un caff?
Non dirai mica sul serio?. Dai suoi occhi marroni  scomparso ogni accenno di sorriso.
Ho bisogno di riflettere, brontola Tom.
E non ce la fai senza caffeina?
Se il mio fisico sopporta i maledetti sonniferi che mi danno, sopporter anche un po' di caffeina, no?.
Sita inarca le sopracciglia e sospira.  il genere di sospiro che si fa quando si cede alla richiesta di un bambino insistente. E va bene. Aspetta qui.
Non sar un problema, dice Tom.
Cinque minuti pi tardi, Sita ritorna con un bicchiere marrone pieno per met di caff filtrato allungato.
A cosa devo questa brodaglia? Al servizio della casa o alla tua vena materna?
Al fatto che so essere ragionevole direi, risponde Sita. Tom prova a sostenersi sulla mano sinistra per tirarsi un po' su, ma sussulta per il dolore. Le ferite che il coltello gli ha lasciato sul palmo della mano sono ancora troppo fresche.
Sita si avvicina al letto e solleva leggermente lo schienale.
Il caff ha un sapore orrendo, ma almeno  caldo e gli d l'illusione di svegliarsi un po'. Come sta Klara?, chiede Tom.
Ieri l'hanno operata di nuovo.  in coma, la prognosi  abbastanza pessimista.
E Morten?
Non te l'ho gi detto ieri?
L'ho dimenticato. L'anestesia....
Si  beccato un proiettile nella spalla e uno nel polmone. Se non gli avessero fatto un drenaggio toracico sul posto, probabilmente il cuore non avrebbe retto. Dovr restare un altro paio di giorni in terapia intensiva, ma ce la far.
Sai perch ha sparato?, chiede Tom.
Senza avvisare prima dici? Me l'hanno chiesto anche quelli della commissione interna. Alza le spalle. Pericolo immediato, situazione imprevedibile....
Ha rischiato di colpire me.
Ma non l'ha fatto. Ha sparato a quel Ges... o meglio a Frber, ora che sappiamo come si chiamava, e Klara si  messa di mezzo, dice Sita. Doveva davvero amarlo alla follia.
Intendi Berthold Riss o suo figlio?
Entrambi. Ma per quanto riguarda Berthold Riss, direi che  un chiaro caso di sindrome di Stoccolma, spiega Sita. Con l'aggravante che il rapimento non  durato solo poche settimane o mesi. Lei e sua sorella sono praticamente cresciute in cattivit e subire i suoi abusi era diventato di fatto la normalit per loro.
Tom tenta di tirarsi su ancora un po', ma una fitta al ventre lo costringe indietro sui cuscini. Per non parlare della divisione dei ruoli tra i due rapitori. Da una parte Ges, il Salvatore, dall'altra il Diavolo, l'incarnazione del male.
Il Diavolo  anche quello che le ha ridotto la schiena in quel modo, aggiunge Sita.
E Riss a quel punto ha potuto assumere il ruolo di salvatore e farle credere che l'avrebbe protetta, se lei avesse fatto quello che voleva.
A dirla tutta  una dinamica abbastanza consueta nei rapimenti che coinvolgono pi di un esecutore. Le vittime capiscono subito chi prova almeno un briciolo di empatia per loro e chi invece  quello pi crudele. Ma questo non vuol dire che quello apparentemente comprensivo non sfrutti la situazione. In questo caso lo schema  andato avanti per diversi anni. Berthold Riss era il tipo capace di accattivarsi le proprie vittime con piccoli trucchi e regalini. Per esempio la piuma che ha dato a Klara.
La piuma. Tom sente un tuffo al cuore. Quando mi hai raccontato della piuma mi sono convinto che potesse essere Viola.
Mi dispiace, dice Sita a bassa voce.
Non fa niente, mormora Tom. Per continuo a chiedermi dove l'ha presa Viola quella piuma. Potrebbe anche essere un caso, magari l'aveva trovata da qualche altra parte, oppure....
Oppure gliel'aveva regalata Riss.
Tom annuisce. Rimangono entrambi in silenzio per un istante, e come per un tacito accordo non accennano al possibile scopo di quel gesto da parte di Riss.
La casa d'altra parte, riprende Sita schiarendosi la gola, quella al civico diciassette...  bruciata proprio il giorno in cui tua sorella  scomparsa. E apparteneva a Berthold Riss. Anche il dettaglio della donna carbonizzata torna, all'epoca per nessuno sapeva chi fosse. Solo adesso sappiamo che era Maria, la madre di Sebastian Frber.
Appena esco di qui voglio andare a vedere quel posto.
 a Stahnsdorf, tra il cimitero e Albrechts Teerofen. Una zona molto solitaria, dice Sita. La faccenda del numero civico comunque  strana. Su quella strada c' - o meglio c'era - soltanto una casa. Ancora non ho capito come mai avesse il numero diciassette.
Di solito i numeri civici vengono attribuiti dal comune in base a una logica, dice Tom. Forse Riss e il suo complice ci hanno messo lo zampino in qualche modo. Una scelta un po' macabra, considerando che il numero diciassette significa sono morto.
E poi piuttosto strana, visto che anche a Hohenschnhausen avevano scelto la stanza numero diciassette.
Quindi si trattava di due uomini, riassume Tom, che operavano insieme. Uno era Berthold Riss, un poliziotto. Il secondo non lo sappiamo. Sappiamo solo che le ragazze rapite lo chiamavano il Diavolo. Questi due facevano sparire le figlie di persone arrestate per opposizione al regime o per tentativo di fuga. Bambine che erano destinate alle adozioni coatte e non avevano nessuno che si interessasse della loro sorte. Le rinchiudevano per far loro Dio solo sa cosa. E poi?
Poi devono aver litigato, un litigio cos violento che il Diavolo ha ucciso il suo complice e ha buttato il corpo nel canale di Teltow, dice Sita. O almeno cos ha detto Frber. Secondo te possiamo credergli?
Penso di s. Del resto abbiamo trovato il cadavere, insieme alla chiave.
Ma per quale ragione  stato ucciso Berthold Riss?
Forse hanno litigato per via del figlio di Maria e di Riss, riflette Tom.
Dici che Riss voleva lasciarlo vivere e il Diavolo invece no?
S. Ma potrebbe anche essere andata diversamente. L'altra sera, sul tetto del duomo, Klara ha detto che il Diavolo se ne era andato da parecchio tempo. Forse aveva smesso. Quei due compivano le loro atrocit all'ombra del regime della ddr. Magari dopo la caduta del muro quella pratica  diventata troppo rischiosa.
Ma nonostante questo Riss ha continuato, prosegue Sita. Mentre il Diavolo se n' tirato fuori e i due si sono scontrati. Poi, per fare piazza pulita del passato, il Diavolo ha ucciso il suo compagno e ha fatto sparire il cadavere.
Che poi  stato trovato da un gruppetto di adolescenti. La domanda : come ha fatto il Diavolo a saperlo? Perch in qualche modo deve averlo saputo, altrimenti il cadavere non sarebbe scomparso.
Tom ripensa all'uomo nel laboratorio di fotografia, quello che lui e Bene hanno ucciso. Un altro cadavere di cui non si  pi saputo nulla. Il Diavolo probabilmente non agiva da solo e quel tizio feroce di allora era un suo aiutante, qualche ex sgherro della Stasi che lui aveva mandato a cancellare le ultime tracce rimaste.
Ah, un'altra cosa, dice Sita. Nel frattempo Frohloff ha scoperto chi erano le due bambine rapite: Klara e Maria Brohler. Il padre, Ludwig Brohler,  ancora vivo, abita a Monaco. Quelli di Tempelhof stanno facendo i test del DNA. All'epoca prov a passare all'ovest con la famiglia, lui ce la fece, ma sua moglie e le bambine furono prese. Klara aveva sette anni, Maria undici. Le portarono tutte e tre a Hohenschnhausen. La madre mor in prigione e delle bambine si persero le tracce.
Hanno distrutto una famiglia.
S, conferma Sita a bassa voce. Maria deve aver partorito suo figlio mentre era prigioniera. Nel maggio del 1997 fu lasciato davanti alla porta del monastero delle Clarisse, a Pankow, che ospitava una comunit femminile evangelica. All'epoca aveva gi quattro o cinque anni, quindi doveva averne circa ventiquattro adesso. Rimase l per tre anni, poi fin in un orfanotrofio. Sia la direttrice della comunit che quelli dell'orfanotrofio lo hanno descritto come un bambino molto intelligente, ma con gravi problemi emotivi.
Mi sembrava schizofrenico, dice Tom. Come se avesse due personalit.
Se davvero ha vissuto i primi quattro o cinque anni di vita con sua madre, non mi stupisce che abbia sviluppato un disturbo della personalit.  il figlio di un abuso. Maria deve averlo amato e odiato allo stesso tempo e lui non aveva modo di sapere quando era l'una e quando era l'altra cosa. In pi, probabilmente ha dovuto assistere a quello che veniva fatto a sua madre. Non credo ci sia terreno migliore per alimentare disturbi della personalit e fantasie di vendetta.
Pazzesco, mormora Tom.
Gi, un incubo. Un mostro che ne genera un altro. Sita guarda fuori dalla finestra e Tom capisce che sta lottando come lui con gli stessi sentimenti contraddittori: compassione per le vittime, ma anche per l'assassino, o almeno per la parte di lui che era vittima quanto loro.
La cosa peggiore, dice Tom,  che non sarebbe successo nulla se Klara non avesse mentito.
Ripensando alla descrizione che mi ha fatto Friderike Meisen e a quel che ho potuto vedere di lei in prima persona, credo che fosse terribilmente gelosa della sorella. Probabilmente Riss preferiva Maria a lei. E poi il bambino..., riflette Sita. E lei non aveva modo di sfuggire a quella situazione. Berthold Riss era l'unica presenza maschile nella sua vita, era ossessionata da lui. Quando Brigitte Riss ha aperto quella porta, sulle prime non deve neanche essere stata cos felice di essere libera. Semmai confusa. E ha mentito d'istinto. Voleva semplicemente fare come se Maria non esistesse. E non poteva immaginare che Brigitte Riss volesse dar fuoco alla casa.
Ma come  arrivata Klara nella clinica psichiatrica di Wittenberg?, chiede Tom.
Wittenberg, sbuffa Sita. Quel pallone gonfiato. Questo  un capitolo a parte.  stato arrestato ieri, per il momento  accusato di privazione della libert e di lesioni personali. La faccenda di Friderike avr delle conseguenze, probabilmente gli revocheranno l'abilitazione. Durante il primo interrogatorio  rimasto molto abbottonato, ma pare che non avesse niente a che fare con le bambine scomparse di Hohenschnhausen. Ha spiegato che era amico di Brigitte Riss. Dopo l'incendio lei  andata da lui con Klara e gli ha chiesto di accoglierla nella sua clinica. Ha detto che l'avrebbe pagato regolarmente e l'ha pregato in ginocchio di non dire mai niente a nessuno. A quanto pare  per onorare questa promessa che la teneva nascosta. Wittenberg per non riceveva soldi solo da Brigitte Riss: sul suo conto arrivavano anche donazioni regolari da parte della hsge, un'associazione di ex funzionari della ddr e della Stasi, legata a un'azienda ucraina, la Python Security. Il proprietario  un certo Sarkov.
Significa che anche ex membri della Stasi hanno fatto in modo che Klara rimanesse nascosta in quella clinica psichiatrica, per insabbiare tutta la vicenda?
No. La cosa strana  questa. Le offerte ufficialmente erano per altri pazienti. Wittenberg non sapeva nulla della storia di Klara.
Mi riesce difficile crederlo, mormora Tom. Poi ripensa al suo colloquio con il padre di Morten. Quelli come lui erano cos impegnati a mantenere nascosti i propri segreti, che non si conoscevano nemmeno gli uni con gli altri.
Un'altra cosa, dice Sita. Wittenberg ha confermato che Frber ha fatto un tirocinio da loro. Subito prima di Friderike Meisen. Wittenberg in realt voleva assumerlo come praticante, anche se alla sua et era un po' troppo tardi, ma a quanto pare Frber non ubbidiva alle infermiere e si occupava in maniera eccessiva di Klara Winter. Per questo lo allontanarono.
Frber ha detto che lui e Klara si sono riconosciuti subito. Non mi stupisce. Era la fotocopia sputata di suo padre Berthold.
Ed  da lei che Frber  venuto a sapere cosa era successo all'epoca. Immagino che rivederlo abbia sbloccato una parte della memoria di Klara dall'amnesia, dice Sita.
Per gli ha mentito riguardo la morte di Maria.
Voleva averlo tutto per s. E nascondere le sue colpe. E quindi gli ha detto che Maria era morta in un incendio appiccato da Brigitte Riss.
Tecnicamente, dice Tom, non gli ha mentito, ha solo omesso il fatto che lei non aveva detto a Brigitte Riss di Maria. E Frber, accecato dall'odio, ha visto quello che voleva vedere: una pastora che era responsabile della morte di sua madre.
Una persona contro cui sfogare la sua rabbia, conclude Sita. Ma come  arrivato a voi?
Viola, ammette Tom con voce grave.  lei che ha portato la chiave a Brigitte Riss.
Ma perch?.
Tom tace per un istante. Io credo, dice infine, che Viola conoscesse gi quella chiave. Gi allora la sua reazione cos eccitata quando ha visto che ce l'avevo mi era parsa sospetta, ma non sapevo bene a cosa attribuirla. Adesso credo che Berthold Riss possa averle mostrato la chiave in precedenza e magari averle promesso qualcosa. Un segreto, o una sorpresa. Credo anche che sia stato lui a regalarle la piuma. Perci  andata a suonare a casa della famiglia Riss per riportare loro la chiave, sperando che in cambio avrebbe avuto qualcosa di bello.
Come sei arrivato a queste conclusioni?, chiede Sita.
Tom alza le spalle. Sono solo ipotesi, dice evasivo. Come fa a spiegargli che ne ha parlato con Vi in cima al duomo? Il fatto che Vi sia cos viva nella sua mente sembra una cosa da matti gi quando la ripete a se stesso.
Sita gli lancia un'occhiata penetrante, come se intuisse i suoi pensieri. In ogni caso il fatto che Riss avesse avvicinato tua sorella coincide con il profilo di un maniaco che non riesce a smettere.
E quando Viola ha portato la chiave a Brigitte Riss, lei deve averla riconosciuta. Ha detto a Klara che l'aveva gi vista in mano a suo marito ed  allora che ha capito che il cadavere nel canale era il suo. E quindi  andata alla casa. Grazie al numero diciassette le sar bastato dare un'occhiata alle carte di suo marito per trovarla. Il resto ce lo ha raccontato Klara.
S, dice Sita pensierosa. Ha senso. E prima di uccidere Brigitte Riss, Frber le ha estorto i pezzi mancanti del puzzle. Il ritrovamento del cadavere, la chiave e il vostro ruolo. E lui allora ha esteso il suo odio e le sue fantasie di vendetta a te e al tuo gruppo di amici d'infanzia.
Rimangono in silenzio per un istante. Nel corridoio, qualcuno sta spingendo un letto. Una delle rotelle cigola un po'.
E il Diavolo? Avete trovato qualche indizio su chi potrebbe essere?, chiede Tom.
Sita scuote la testa. Quell'uomo  una specie di fantasma.
E Karin? Qualche traccia?
Niente.  come se fosse stata inghiottita dalla terra. I colleghi hanno messo a soqquadro l'appartamento di Frber, cantina compresa. E n dai suoi movimenti bancari n da altri documenti sono emersi indizi che suggeriscano l'esistenza di qualche nascondiglio segreto. Ma se si  dato cos tanto da fare per inscenare gli omicidi di Brigitte Riss e di Josh, perch non l'ha fatto anche per Karin?
Forse, suppone Tom, perch in questo caso lui non c'entra niente. Mi ha detto che non  stato lui a uccidere gli agenti. E nemmeno lui sapeva dove fosse Karin. Anzi, voleva che glielo dicessi io. A proposito: il medico legale ha controllato se aveva una cicatrice sulla gamba destra?
Non ne ho idea, dice Sita. Ma posso chiederlo al volo a Grauwein.
S, per favore, la prega Tom.
Sita compone il numero. Ci vuole un po' prima che risponda e qualche altro istante per permettergli di sfogliare la relazione.
Sita annuisce, lo ringrazia e riattacca. No. Niente cicatrice.
Quindi non ha mentito. Non  stato lui a rapire Karin, e non  lui il responsabile della morte di Drexler e di Vanessa.
Quindi secondo te c' un secondo colpevole?, chiede Sita.
Mi pare l'unica spiegazione ragionevole.
Berti non la vede cos.
E da quando  cos importante quello che pensa Berti?.
Sita fa una strana smorfia, come se avesse appena mandato gi un boccone amaro. Be'... Morten non c', tu sei fuori dall'indagine... perci Bruckmann ha messo Berti a capo della squadra speciale.
Come scusa?. Tom si strofina il viso. Ma perch proprio Berti?
Per necessit, risponde Sita. In fondo abbiamo gi preso il colpevole. Almeno in apparenza.
Cos tutti hanno quello che vogliono. Una spiegazione per tutto e un bel lieto fine....
...che hanno appena annunciato pubblicamente alla conferenza stampa, conclude Sita.
Io per non ci credo. Perch mai Frber avrebbe dovuto mentire? Voleva attirare l'attenzione su di s, voleva la sua vendetta. Quest'altro tipo invece agisce nell'ombra. Vuole insabbiare tutto. Pensa alla chiave scomparsa dalla scena del delitto, al rapimento di Karin, o alle scatole che mancavano da casa di Brigitte Riss e che abbiamo ritrovato vuote. Anche la morte di Drexler in ospedale  una circostanza piuttosto misteriosa. E tutto questo ha a che fare con il nostro caso. Certo, in teoria potrebbe essere tutta opera di Frber, ma io credo che sia stato qualcun altro. E pi ci penso, pi sono sicuro che c' solo una possibilit.
Il Diavolo, dice Sita a bassa voce.
Esatto. Pensaci, mettiti nei suoi panni. Sei riuscito a non farti scoprire da nessuno fino a oggi, poi all'improvviso la polizia trova un cadavere con al collo la chiave del tuo vecchio nascondiglio....
Certo, comincerei a preoccuparmi, prosegue Sita. Ma perch rapire Karin?
Forse perch sa qualcosa? Magari all'epoca  venuta a sapere cosa  successo dopo che Viola ha portato la chiave a sua madre.
Vorrebbe dire che Karin ha visto Vi, ma non ti ha detto niente.
Tom annuisce. Gli tornano in mente le bugie di Karin di fronte alla polizia. Quanto era disperata e il modo in cui si  scusata dopo. Non sarebbe poi cos strano.
Dimmi una cosa. Da chi hai portato Nadja per metterla al sicuro?, chiede Sita.
Tom sorride, e anche questa volta  un sorriso a met. Da Bene.
E chi ? Lo stesso Bene di allora, quello del tuo gruppo?
Non credo che tu voglia saperlo.
Ancora non  ricomparsa
Lo far. Fidati.
Sita lo guarda con aria scettica.
Gli telefono. E dir a Nadja di farsi viva con te, cos potrai stare tranquilla, okay?
Speriamo bene.
Per qualche istante cala un silenzio imbarazzato. Nonostante la fiducia reciproca, ci sono ancora tante cose che li dividono.
Che mi dici dei tuoi capelli?, chiede Tom.
Sita alza gli occhi al cielo. Io e i miei capelli, risponde, stiamo attraversando una piccola crisi di identit.
Ma quali, quelli lunghi o quelli corti?.
Lei sospira. Diciamo che quelli lunghi stanno avendo la peggio.
Aha, dice Tom.
E tu?, chiede Sita. Come hai preso il fatto di non aver ritrovato Vi?
Cos cos, mente Tom.
Lei si  gi fatta viva?.
Tom deglutisce. Dopo l'operazione. Un paio di volte.
Che aspetto ha?.
Tom indica l'armadio. Nella giacca c' il mio portafogli.
Sita si alza e lo tira fuori dalla tasca.
Lo scomparto dietro le carte di credito.
Sita tira fuori delicatamente la fotografia di Viola e la osserva a lungo.
Di solito indossa un pigiama, dice Tom. Un po' grande per lei, con le strisce, come i pigiami da uomo. E dietro l'orecchio ha sempre quella piuma.
Sita annuisce e Tom  felice che non dica nulla.
Non l'avevi mai raccontato a nessuno, dice Vi.
Era ora di farlo.
Qualcuno bussa alla porta e Anne entra nella stanza. Ehi, dice. Lancia una rapida occhiata a Sita, troppo breve per poterla interpretare.
Ehi, risponde Tom. Anne lo bacia, un gesto breve ma non fugace, e con sua grande sorpresa Tom si sente meglio, come se non avesse pi nessun dubbio.
Sita lascia il portafogli sul comodino accanto al letto. Adesso devo andare. Salutamela quando la vedi.
Lo far, dice Tom.
Sita se ne va.
Chi devi salutare?, chiede Anne.
Oh, non era niente di importante, mormora Tom.
Io e te dobbiamo parlare.
Lui annuisce.
Ma non adesso. Gli stringe la mano. Sono contenta che tu stia bene. Anne ha le lacrime agli occhi.
Tutto a un tratto Tom si ricorda della busta. Il cuore e la freccia. Devo chiamare Grauwein e chiedergli della polverina, pensa.
Cos' quella?, chiede Anne, indicando la linea rossa che gira tutto intorno al collo di Tom e si interrompe solo all'altezza della laringe. Sembra una bruciatura.
Tom aggrotta la fronte e si tocca il collo. Ah.  il cordino della chiave. Me lo sono strappato dal collo. Quell'affare mi ha salvato la vita.
Ah, capisco, dice Anne. Ovviamente non  vero. Come potrebbe?
Il telefono di Tom suona. Un attimo, dice lui. Poi risponde.
Tom, sono io, Nadja, sente dall'altoparlante. Stai bene?
S, sospira lui. Tutto bene. E tu?
Non ti preoccupare per me. Il mio unico problema  tenere a bada Bene. Viene a trovarmi un po' troppo spesso per i miei gusti.
Vengo a proteggerti, principessa, non soltanto a trovarti, dice la voce di Bene in sottofondo.
Grazie mille Tom. Davvero non so come avrei fatto senza di te, dice Nadja.
Anne si alza e va alla finestra. Tom le fa cenno con la mano e con le labbra formula un muto aspetta.
Nadja, adesso devo riattaccare. Sono con Anne. Mi fai un piacere per?
Tutto quello che vuoi.
Di' a Bene che  un coglione.
Lo far. La sente sorridere. Ciao! Ti vengo a trovare.
Tom riattacca e Anne inarca un sopracciglio. Devi riattaccare? Perch sei con Anne?
Voglio riattaccare.
Lei sorride e gli prende la mano. Puoi fare tu un piacere a me?
Tutto quello che vuoi.
La prossima volta cerca di badare un po' meglio a te stesso, okay?.
Ha gli occhi ancora umidi, di un blu ancora pi acceso di quelli di Vi.
Promesso.
Si baciano di nuovo. Un bacio pi lungo questa volta, che lo fa sentire ancora meglio. Ma bisogna per forza rischiare la vita per capire finalmente cosa si vuole? Dimmi una cosa, le chiede, da chi sei andata quando ti ho chiesto di lasciare la citt?
Ah, Sabine ha avuto piet di me.
Sabine?.
Anne alza gli occhi al cielo. Ti ho gi parlato di lei, ma a quanto pare te lo sei dimenticato.  la redattrice con cui ho montato il programma sull'ipnosi. Ci intendiamo bene e i suoi genitori hanno una casetta nel Brandeburgo.
Capisco.
Anne aggrotta la fronte. Tutto bene, signor commissario?
Tutto bene, risponde Tom, ma non  cos facile ingannare le sensibilissime antenne di Anne.
Che c'?.
Tom esita, poi decide di non indugiare oltre. La sera che ti ho chiamata due volte... forse avevi bevuto un po' e io ho avuto l'impressione che non fossi da sola, ma non volessi dirmi con chi....
C'era Sabine a casa, dice Anne. Dovevamo parlare di una faccenda. Le sue guance arrossiscono lievemente.
Qualcosa di importante, mi sembra.
Io... devo dirti una cosa, ammette lei.
Tom sente una fitta al cuore. Quindi  vero. C' davvero qualcosa. Un altro. O forse un'altra. Quella Sabine? La polverina bianca...
Anne apre il portafogli, tira fuori un foglio di carta termica e lo porge a Tom. Ti prometto che d'ora in avanti rinuncer all'alcol.
Lui guarda la minuscola ecografia, grigia e nebulosa, e il nome della paziente scritto in piccolo. No, dice sbalordito.
S invece. Anne sta piangendo.
Nostro?
E di chi senn, imbecille?.
Tom sorride e cerca di non pensare pi alla busta. Abbraccia Anne e quando alza lo sguardo oltre la sua spalla vede Vi seduta sul tavolino accanto all'armadio con le gambe penzoloni.
Diventer zia? Ma non ti dimenticherai di me, vero Tommy?

Epilogo.

Ospedale di Beelitz, Marted 5 settembre 2017, Ore 19,58.

Le dita sottili di Yuri Sarkov sono fasciate dai guanti di pelle, che scricchiolano mentre lui stringe il volante. A sinistra c' un varco tra gli alberi, che gli permette di infilare l'auto tra i cespugli.
Il fogliame graffia la vernice grigio scuro. L'Audi rubata sobbalza sul terreno umido e sconnesso della foresta. A una quindicina di metri dalla strada, le ruote rimangono incastrate nel suolo cedevole.
Motore spento.
Luci spente.
Silenzio.
Gli piace questo silenzio. Il favore delle tenebre. Sbrigare le sue faccende in segreto, protetto dalle ombre.  sempre stata la sua dimensione, ed  sempre stato preciso come un orologio svizzero. Con la punta delle dita tira su gli occhiali, che gli sono scivolati sul naso. Dal bagagliaio arriva un odore piuttosto sgradevole. Non c' da meravigliarsi, sono passati tre giorni. Dopo cos tanto tempo, non c' plastica che tenga.
In un'oretta di cammino dovrebbe riuscire a raggiungere la stazione di Beelitz. Il regionale per Wannsee parte alle quattro e diciannove. Ci vorranno un paio di giorni prima che qualcuno ritrovi la macchina di Sebastian Frber, alias Christian Riss. A quel punto nessuno ricorder pi l'anziano signore pallido e anonimo che  salito sul regionale delle quattro e mezza da Beelitz. Un uomo che su quel treno non si  mai visto.
Scende dall'auto, lascia la portiera aperta e fa qualche metro alla luce della sua torcia. Poi si toglie la tuta e il berretto, li arrotola insieme, li infila in un sacco della spazzatura e chiude il tutto in una cartella di cuoio. Per finire calca in testa il cappello, uno Stetson Trilby con un motivo a spina di pesce, grigio su grigio. Molto meglio di quello stupido berretto, quello l'ha messo solo per non rischiare di lasciare qualche capello in macchina.
Nessuno scoprir mai che ha rubato quell'Audi, anzi, nessuno scoprir mai nemmeno che quella macchina  stata rubata. Non troveranno fibre tessili sui sedili, n impronte digitali. E si cambier gli stivali di gomma sporchi di fango non appena riavr una strada asfaltata sotto i piedi, in prossimit della stazione.
Niente tracce.
Niente errori.
Un orologio svizzero con un rigore prussiano.
Frber non  pi un problema, anche se le cose non sono andate secondo i piani. Aveva puntato tutto su Morten. E prima di lui su Joshua Bhm. Per questo gli aveva recapitato quel pacchetto sorpresa, la pistola di quel poliziotto e il biglietto con scritto lei sa per cosa. un amico.
La verit  che Bhm avrebbe dovuto badare meglio a se stesso e fare la cosa giusta al momento giusto. Si chiama legittima difesa. Istinto di autoconservazione. Ma se non ci  riuscito nemmeno con una pistola a disposizione non si meritava di meglio. Sarkov per non avrebbe mai detto che alla fine, invece di Morten, sarebbe stato proprio Babylon a liquidare Frber. Per di pi in quel modo.
Ma lui non scommette mai con le persone che hanno una morale.
Comunque, morto  morto.
Quasi controvoglia, si ritrova a fare tanto di cappello al suo committente. Chiunque sia quel tipo,  uno che ci sa fare quando si tratta di svanire nel nulla. Bez Imeni. Senza nome. Nemmeno quei curiosi tipi dell'associazione degli ex membri della Stasi sanno chi sia.
Visto che di solito si premura di sapere con chi ha a che fare, ha provato a informarsi un po', con discrezione, ma quelli della hsge sono stati evasivi, tutti quanti. Come se in realt non volessero saperlo. In fondo non c' da stupirsi. La maggior parte di quegli ex funzionari sono dei pappamolla senza spina dorsale, sempre affannati a dichiararsi innocenti quando con la mente vivono ancora come se ci fosse il muro. Nessuno di loro ha le palle. Sono bravi solo a fornire informazioni, con loro alle spalle diventa pi facile fare pressioni, ma quando il gioco si fa duro... sono dei codardi. E questo il signor Bez Imeni lo sapeva bene, altrimenti non avrebbe contattato lui.
Yuri Sarkov si ferma e lancia un'ultima occhiata alla macchina.
Fine del lavoro.
Missione compiuta.
Potrebbe anche dar fuoco alla macchina, ma la soluzione alternativa gli piace di pi. Quando troveranno il corpo nel bagagliaio le cose andranno da s. La macchina di un serial killer. Una vittima di cui  gi nota la scomparsa. E la chiave con il diciassette, che il signor Bez Imeni gli ha fatto avere. Quella chiave  sufficiente a chiarire chi ha ucciso Karin Riss, e perch.
Nessuno far altre domande.
A parte forse Tom Babylon. Ma non trover risposte. La faccenda  chiusa.
...
.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti:
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Nei momenti migliori, scrivere un libro  come essere in paradiso. Puoi fare tutto quello che vuoi. Cominci e finisci come pi ti aggrada. Ma serve sempre una mano per farlo, e io ne ho avute tante.
Meike, Rasmus e Janosch, mi avete sopportato tutte le volte che mi sono perso nel mio labirinto creativo. Senza di voi non ce la farei mai.
E nemmeno senza di voi, miei cari lettori di prova. Siete il mio laboratorio e la pietra su cui affino le mie opere. Claudia, tu sai perch ti dedico questo ringraziamento. Clara, quante versioni provvisorie hai letto, senza mai perdere l'entusiasmo? Norik, riesci sempre a motivarmi e le tue domande sono sempre preziose. Wilfrid, vecchia volpe del giallo! Volker, Susann, Verena, Peter, Judith e tutti gli altri: siete un feedback fondamentale e i migliori avvocati dei miei lettori.
Julia, senza un'agente forte come te  impossibile avere un debutto altrettanto energico. Se il libro  finalmente diventato maggiorenne,  anche perch tu l'hai aiutato dalla nascita alla pubert. Katrin, che dire? La parola lettrice non  sufficiente, per questo libro sei stata amorevole come una zia e combattiva come un leone.
Grazie mille a tutti voi! E anche alla casa editrice Ullstein e a tutti i miei lettori. Senza di voi sarei l'unico a leggere i miei libri, e non avrebbe molto senso, lo so.
...
.
...
FINE.